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''Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo''

Il brano proposto questa domenica ne ricorderà un altro al lettore attento: quello della discussione avvenuta lungo la via su chi fosse “il più grande” dei discepoli (Mc 9,33-37). La richiesta dei due discepoli, così come formulata, è palesemente irricevibile, ma Gesù – conscio della propria situazione – risponde semplicemente che, in realtà, Giacomo e Giovanni non sanno ciò che stanno chiedendo
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Di Alessandro Anderle - 16 October 2021

Laureato in Filosofia e in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Mc 10,35-45 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

 

Il brano proposto questa domenica ne ricorderà un altro al lettore attento: quello della discussione avvenuta lungo la via su chi fosse “il più grande” dei discepoli (Mc 9,33-37). E' interessante notare come queste discussioni siano poste dal narratore evangelico in una sorta di doppio fuori luogo. In prima istanza, sono certamente fuori luogo rispetto al modo di operare di Gesù, il quale si preoccupava di mostrare il Regno agli uomini, e non di essere il primo fra di essi. Secondariamente sono fuori luogo, particolarmente fuori luogo, dal punto di vista della narrazione: entrambi i brani menzionati seguono, nel vangelo, un annuncio da parte di Gesù della propria passione. Perché il narratore evidenzia così fortemente, anche dal punto di vista letterario, l'incomprensione dei discepoli? Bisogna sempre ricordare che il “culmine” verso cui tende tutto il vangelo marciano è la Croce, intesa come manifestazione assoluta del donarsi del Figlio all'umanità. Senza la Croce il Messia avrebbe mostrato un altro Dio, certamente non il Padre.

 

Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, sono – assieme a Pietro – i discepoli che ebbero il privilegio di assistere alla Trasfigurazione di Gesù. Erano discepoli “privilegiati”, perché particolarmente vicini al Maestro. Ed è interessante notare che, nonostante questa posizione, siano proprio loro a chiedere a Gesù «vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Nessuna reazione stizzita per i toni, ma una pacata contro-domanda: «che cosa volete che io faccia?».

 

La richiesta dei due discepoli, così come formulata, è palesemente irricevibile, ma Gesù – conscio della propria situazione – risponde semplicemente che, in realtà, Giacomo e Giovanni non sanno ciò che stanno chiedendo. Il calvario ormai è imminente, per questo il Maestro li provoca: «potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Il calice ed il battesimo, qui, rappresentano la morte in Croce. Per questo: «voi non sapete quello che chiedete». La loro risposta, pronta, tradisce ancora assoluta incomprensione.

 

La parte successiva è un ammaestramento, Gesù detta una regola che dovrà essere poi valida in ogni forma comunitaria che voglia definirsi autenticamente cristiana: «chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». Il Figlio non è venuto per farsi servire, ma per servire l'umanità.

 

Quindi, a chi spetteranno i posti alla destra e alla sinistra di Gesù? Come si tradurrà questa smania dei discepoli? Nel Regno che viene, non è dato sapere; nel momento culminante della vita della Parola/Amore, sulla Croce, nella solitudine dell'abbandono, i posti “privilegiati” spetteranno ai due ladroni.

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