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Dal celebre inganno della "cadrega" di Aldo, Giovanni e Giacomo a vescovi, santi e re. Da dove arriva la parola "caréga"

"Caregheta", "caregota" e "careghin", cinquanta sfumature di "caréga". Non una semplice sedia. La sua storia, infatti, incrocia anche quella di Pompei e ci accompagna, letteralmente, da circa sette secoli
DAL BLOG
Di Arianna Viesi - 09 novembre 2019

Anche chi non è un grande estimatore delle pellicole di Aldo, Giovanni e Giacomo, almeno una volta, avrà sentito parlare del celeberrimo "inganno della cadréga". Lo stratagemma appare nello sketch "Il Conte Dracula" e si svolge, suppergiù, così: Gino e Michele, insospettiti dalla cadenza del Conte Dracula, vogliono verificarne la provenienza. La vittima dell'inganno viene quindi portata davanti ad una tavola imbandita e le viene offerta una cadréga. Gino e Michele sperano, così, di smascherarne le origini meridionali. Per i parlanti settentrionali, infatti, il termine è cristallino. Non si può dire altrettanto per gli abitanti del resto della penisola. L'inganno funziona. Dracula, non sapendo cosa significhi, addenta una mela. Esame di dialetto non superato. Rimandato a settembre.

 

Effettivamente, caréga - questa la forma diffusa nella nostra regione - non è una voce immediatamente riconoscibileChe c'azzecca con l'italianissimo "sedia"? Nulla, appunto. Eppure, la sua origine, è più "italica" di quanto si possa immaginare.

 

Caréga, infatti, condivide la stessa base etimologica di "cattedra". Entrambi i termini derivano dal latino cathedra. E, già nei graffiti pompeiani, appare appunto la variante catècra su cui poggia la nostra forma. In latino cathedra non identificava, in realtà, un tavolo (la temutissima cattedra dell'insegnante) bensì un seggio, o meglio: una sedia con i braccioli, simile alla nostra poltrona. Per estensione, poi, è divenuta anche sinonimo di "sede vescovile", dove appunto, nella chiesa "cattedrale", si trovava (e si trova tutt'oggi) la "cattedra" (ovvero una sorta di "trono") del vescovo. Non è strano, linguisticamente parlando, che da una stessa base derivino due parole con un preciso, e distinto, significato. Si chiamano allotropi. E cattedra/caréga ne sono un chiaro esempio. Il primo termine è giunto sino a noi per via dotta: attraverso libri e studiosi che hanno ripreso la voce latina così com'è e ce l'hanno consegnata integra. Nel secondo caso, invece, la parola ha seguito l'uso orale e si è, in un certo senso, usurata e adattata ai mutamenti fonetici cui inevitabilmente ogni lingua parlata va incontro. Ma torniamo a noi. Cadréga/caréga, si diceva.

 

"Sedia, seggiola, scranno". Si tratta di una forma tipicamente settentrionale. Abbraccia tutto il Nord, dal Piemonte sino al Veneto passando da Lombardia e Liguria. Caréga, la forma che a noi interessa, si concentra per lo più nell'area nord orientale: Trentino e Veneto, per capirsi. Come attestato nel Tlio (Tesoro della lingua italiana: QUI SITO), il vocabolario storico della lingua italiana, il termine cadréga appare, per la prima volta, in un testo del 1274 di tale Pietro da Bescapè, poeta milanese. Siamo quindi in area lombarda. Nello stesso periodo, però, troviamo caréga/charéga in due testi veronesiSovra ogni criatura, Madona avì corona, avì caréga e En la charega ch'el sedea. In entrambe queste antiche attestazioni caréga ha ancora il significato di scranno, sedia regale, trono. Non a caso si riferisce nel primo caso alla Madonna, nel secondo ad un sovrano. Solo con il tempo perderà il suo significato specifico e arriverà ad indicare una generica "sedia". Poco più tardi il termine si trova, nelle forme carriega cadruga, anche in testi toscani.

 

Da caréga, poi, come sempre, diminutivi, vezzeggiativi e derivati di ogni genere. Quindi caregheta, caregota, careghin e chi più ne ha più ne metta. Varianti locali e colorate che, ciascuno di noi, può menzionare e ricordare. Careghin/cadreghin, in particolare, pare essersi specializzato e aver assunto un significato circoscritto: spesso, infatti, viene usato per riferirsi - in termini dispregiativi o canzonatori - alla "poltrona" del politico.

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