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Caterina, la gatta del carcere di via Pilati: "Quanti amici e quanti cuori ho conquistato"

Ho trascorso tanti anni al carcere di via Pilati, una vita avventurosa e libertina. Poi un brutto incidente, ma le amorevoli cure di Simone, volontario della Lav - Lega antivivisezione, e Lisa mi hanno rimesso in sesto
DAL BLOG
Di Barbara Mastronardi - 27 dicembre 2016

 Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.

Mi piace conoscere persone che condividono il mio amore per gli animali.

Una volta ho letto una frase bellissima: "Chi non ha mai amato un animale, non ha mai conosciuto la seconda parte del suo cuore".

 

La storia che vi racconterò mi è stata narrata da una persona che spende il suo tempo per la salvaguardia dei diritti dei nostri amici. È Simone, un volontario della Lav - Lega antivivisezione in Via Suffragio 15 a Trento, che da sempre si occupa con dedizione assoluta del benessere di ognuno di loro, dai gatti...alle scimmieCaterina ora è la sua micia, sua e di Lisa.

Uffa. Uffa davvero. Oggi quel benedetto campanello non smette di suonare. Va bene che siamo quasi a Natale, va bene che mi sono appena pappata una ciotola di croccantini a dir poco libidinosi. E sto sentendo Michael Bublè con il suo "Santa Klaus is coming to town" (è un po' inflazionato a dire la verità...lo suonano ogni due minuti), ma oggi è stato davvero faticoso, sono venuti a trovarmi tutti, da Patrizia in poi. Non c'è che dire. Mi amano.

 

Sto facendo la scema. Li amo anch'io. E tanto. Io sono Caterina. L'unica e sola. La micia delle vecchie carceri di Via Pilati. Non per darmi delle arie. Davvero. Io sono nata nel secolo scorso. Nel 1999. Non è da tutti.

 

Io...abitavo in prigione. Sembra davvero ridicolo detto così. È vero però. La mia vita è lunga, avventurosa e strana. Non mi sono davvero mai annoiata. A dire la verità non ne ho avuto il tempo.

 

Non per dire, ma all'epoca ero davvero caruccia e - ehm - forse un po' libertina.

 

Non guardatemi ora che ho perso molto del mio fascino (anche se i miei occhi gialli e profondi, il mio mantello a tratti bianco e a tratti tigrato sono ancora uno spettacolo).

Ero davvero una mietitrice di cuori. Giravo indisturbata per le innumerevoli stanze del carcere, coccolata da tutti e quando ne avevo voglia uscivo a fare conquiste. Non mi fermava nessuno, bastava che scoccassi i miei sguardi di fuoco e il malcapitato di turno cedeva al mio volere. Facile come bere un bicchiere d'acqua.

 

I miei figli mi disapprovavano forse un po', ma non gli ho fatto mai mancare niente. Un giorno però le ho prese di santa ragione. Ho stuzzicato la persona sbagliata. Quella gatta snob e con la puzza sotto il naso, mal sopportava che pascolassi nel suo terreno di caccia. E me la fece pagare. Mi tese una trappola. Mi lasciò sulla porta di casa una leccornia da mangiare e io, stupida quanto peso, non pensai al tranello. Il suo padrone, se possibile ancora più odioso di lei, sopraggiunse all'improvviso e mi diede un tale calcio che rimasi tramortita per il dolore. Mi ruppe una gamba. Un male terribile.

Forse è da allora che miagolo strana, fa parte del mio personaggio.

 

Disquisizioni a parte sul mio modo di essere o meno, se non fosse passata Patrizia per cominciare il turno, non oso pensare a come sarebbe finita. Poi nella mia mente è tutto sfuocato. Mi ricordo solo che mi portarono di corsa dal dottore, il quale mi tolse un sacco di sangue per gli esami, massacrandomi con quell'ago che sembrava un palo della luce. Un incubo ad occhi aperti.

 

Per fortuna ero sana come un pesce e decisero di operarmi. Da qui in poi ho un buco nero.

Mi ritrovai a casa di Simone. Immobilizzata e con un sacco di chiodi nella gamba, ma in una situazione di bengodi assoluto.

E chi si muoveva più? Cuscini morbidi, carezze a profusione, pappe squisite, amore senza fine (a parte il gattaccio rosso che mi toccava e mi tocca sopportare) un paradiso in terra.

 

Certo, una parte del mio cuore rimpiangeva la mia libertà assoluta, i miei amici di Via Pilati, ma bisogna essere realisti nella vita. Più realisti del re. Via Pilati non c'è più, io sono vecchiotta e, concedetemelo, pure forse un po' stanca.

 

Dopo un periodo eterno di riposo forzato finalmente mi tolsero i chiodi. E tornai nuova come prima. Quasi, a dire la verità. Zoppico un po', ma questo strano modo di camminare, a dir poco aristocratico, mi rende unica. Questo, unito al mio miagolo roco e sensuale mi da quel certo non so che. CharmantMiao.

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