''Come gli uccelli'', ovazione assoluta per tre ore di spettacolo della compagnia "il mulino di Amleto"

Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.
Ogni volta che si abbassa il sipario e gli attori arrivano sul palco a fine spettacolo e la folla applaude, senza poterle controllare mi scendono le lacrime. Una persona per me preziosa sta intraprendendo la carriera di attrice di teatro e allora mi immagino la gioia di coloro che vengono applauditi e festeggiati per il valore del loro lavoro e penso alla sua di gioia. Questa volta ho pianto anche per un'altra ragione. Tous des oiaeaux, Come gli uccelli, rappresentazione teatrale di Wajdi Mouawad, drammaturgo, attore, scrittore libanese, diretto da Marco Lorenzi, tradotto da Monica Capuani, rappresentato al teatro Sociale di Trento dal 15 al 19 marzo dalla compagnia "il mulino di Amleto", formata da un gruppo di artisti diplomati alla scuola del teatro stabile di Torino.
Prossime tappe Cagliari, Sassari, Ravenna e tante altre. Se si apre la loro pagina su internet una frase iniziale colpisce immediatamente. ''Crediamo fortemente che la ricerca artistica debba essere coraggiosa, rischiosa, indipendente e libera". E credo che la disperata storia d'amore fra Eitan, un giovane ebreo tedesco, e Wahida, una ragazza araba, nata a New York e calata poi nel contesto del conflitto in Medio Oriente, ne sia assoluto emblema. Federico Palumeri, Barbara Mazzi, Irene Ivaldi, Rebecca Rossetti, Francesca Osso, Aleksandar Cvjetković, Elio D'Alessandro, Said Esserairi, Raffaele Musella portano in scena un qualcosa di veramente sublime.
Lo dimostra, senza alcun dubbio, l'ovazione assoluta che il pubblico ha loro dedicato. L'amore fra i due ragazzi è tramite e occasione per un flash back esperto ed accurato degli avvenimenti storici e delle vicissitudini presenti e passate che ben conosciamo. Tutto questo è orchestrato con sapiente alternanza. Tre ore di spettacolo. Non un minuto sprecato. Il punto focale è il dramma nel dramma, che scuote imperioso l'intera famiglia in un crescendo rossiniano di avvenimenti incrociati e per certi versi devastanti. Quello che comunque colpisce, al di là dell'intricata vicenda, che come da mia abitudine non intendo assolutamente svelare, è la grande capacità attoriale e umana che contraddistingue coloro che la raccontano.
E sapete perché? La loro totale, assoluta completa naturalezza. A mio parere questa è la dote principale di un attore di teatro, quella che lo rende autentico, vicino a chi lo guarda, reale e nel medesimo momento calato nel mondo fantastico e sublime del palcoscenico, come se fosse uno di noi. È difficile da spiegare. È intraducibile a parole l'emozione provata nel vedere i loro visi, i loro abbracci, le loro emozioni, le loro frasi in altre lingue a seconda della drammaticità del momento. Tutto questo li ha resi veri. Assolutamente veri e potenti nella loro drammatica vicenda. Si, era totalmente impossibile non piangere, ridere, soffrire con loro. Un'empatia assoluta ha scosso le pareti del teatro.
Complice l'attualità degli argomenti trattati, il grande coraggio dell'autore ad elaborarli, e l'estrema scioltezza interpretativa, dovuta, a parer mio, anche ad una profonda coesione emotiva fra i vari attori. Alla fine della spettacolo erano nell'ingresso del teatro, e ho conosciuto qualcuno di loro, in particolare Barbara e Said. Che dire? È stato emozionante. Ho portato via con me una parte della loro vitalità, della loro la joie de vivre, della loro eterna ricerca di emozioni e la terrò sempre custodita nel mio cuore.












