Pathos puro, un film che colpisce. Esordio sorprendente alla regia di Luca Zingaretti con la "Casa degli sguardi"
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Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.
Pathos. Puro. Lo sguardo penetrante, piantato sullo schermo, sembra quasi che ne porti fuori il suo proprietario, tanto è potente.
Il giovanissimo Gianmarco Franchini è Marco, il protagonista della "Casa degli sguardi", il primo esordio alla regia di Luca Zingaretti, che ne è anche protagonista insieme al ragazzo. Il film è tratto dal romanzo d'esordio di Daniele Mencarelli che racconta il suo passato in maniera autobiografica, ed ha avuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento.
Complice la sera d'estate e il cinema all' aperto (bellissima iniziativa estiva del teatro capovolto in Piazza Garzetti) che ha un fascino unico e sottile, la vicenda si è dipanata in tutta la sua drammatica unicità. I personaggi sono estremamente reali , caratterizzati con molto cura registica, fin nelle particolarità del loro abbigliamento e acconciatura, come se ogni piccolo particolare e sfaccettatura contribuisca a disegnarne la psicologia.
Ne esce una realtà cruda, potente come un pugno nello stomaco. Il tempo è dilatato, e rispecchia profondamente l'atteggiamento del giovane protagonista, che vive ogni cosa in maniera diversa da tutti gli altri. Vive, se così si può dire, tutto come se fosse narrato con una poesia diversa ed emblematica nella sua particolarità.
Marco è vero, profondamente vero e umano nella sua disperazione, e il rapporto con il padre, appunto Luca Zingaretti, è descritto con una disperata tenerezza, che permea e avvolge ogni loro scambio, anche il più violento. Il giovane uomo è sensibile oltre ogni umana comprensione, sente tutto con pazzesca empatia, e la sua anima tormentata non ha mai requie. Finge un cinismo che non prova, per difendersi, per difendere la sua anima dagli attacchi inevitabili che la vita, in realtà che la vita di noi tutti, sferra senza pietà, soprattutto senza preavviso.
Le lacrime scendono spesso e quasi suo malgrado dai suoi occhi cangianti, simili a quelli dei gatti, e non si può fare a meno di tifare per lui...qualsiasi cosa possa fare, buona o cattiva che sia. È capace di catturare chi lo guarda nella sua realtà struggente e poetica, diversa da tutto il mondo, e tu, se potessi scegliere, vorresti andare ad aiutarlo, quasi senza rendertene conto. È un mondo triste quello descritto, perché le vicende narrate sono intrise di una sottile angoscia che le permea, senza perdere comunque una connotazione di realtà, perché ognuno dei personaggi è incredibilmente vero e questo, nonostante tutto, è rassicurante.
A prescindere da questo, in un certo qual modo, la tenerezza e la dolcezza vincono.
Su tutto. E su tutti. E ti lascia qualcosa nell'anima. Qualcosa che non sai spiegare. E' come se una piccola parte di te diventasse migliore. Senza che tu te ne accorga. E questo è bellissimo. "Io ti dico una cosa, gli errori se possono fa', la vita fino a un certo punto ti aspetta, ma da un certo punto in poi indietro non se torna più", Daniele Mencarelli.












