Cultura: Usa, Europa e Italia valgono zero contributi provinciali

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
“Senza contraddizione non c’è vita”. Lo diceva Mao Tse Tung. Chissà se lo pensano in tanti. Ma se la contraddizione porta a scelte strampalate? Se determina decisioni che rischiano di affossare attività esercitate con passione, capacità e risultati? Se la contraddizione (il paradossale) umilia? Beh, la vita – si parla di vita artistica – diventa più grama.
Una contraddizione che alla luce di fatti recenti appare ancora più inspiegabile è quella che alcuni mesi fa ha negato a due realtà artistico produttive trentine il contributo triennale del Fondo unico dello spettacolo provinciale. Cassa chiusa per Teatro E e per Trento Spettacoli.
Il fondo unico iniziò ad operare in Trentino nel 2019. Fu istituito dalla Provincia su caparbia richiesta di tante realtà attive sul terreno della produzione culturale che trovarono nell’Agis triveneto una spinta decisiva. Si riuscì a convincere gli allora amministratori dell’Autonomia (recettivo l’allora dirigente della cultura, Martinelli) che solo garantendo una certezza di finanziamento almeno triennale ai protagonisti di teatro, danza e musica si poteva far crescere quantità e soprattutto qualità delle proposte. Con una definizione per la verità poco creativa il Fups richiama il Fus (Fondo unico per lo spettacolo nazionale). Ma al di là del titolo resta la bontà di un meccanismo di finanziamento che è fin qui riuscito a cambiare in meglio – molto meglio – una situazione che quando i contributi erano null’altro che una snervante “questua” sulla singola iniziativa, manifestazione o rassegna limitava il raggio d’azione di molti (troppi) soggetti. Li condannava all’incertezza e al piccolo cabotaggio di una sopravvivenza forzatamente avara di coraggio, slanci, sfide. E di progetti di più ampio respiro.
Con il fondo provinciale per la cultura è successo invece che potendo contare su una triennalità di finanziamento (e non si parla certo di cifre iperboliche) i beneficiari hanno potuto programmare il loro lavoro (che è lavoro culturale per le comunità) senza patemi e incognite penalizzanti. A volte paralizzanti.
Ma fosse solo questo sarebbe tanto ma ancora poco. I finanziamenti del Fups hanno reso molto più solide le imprese professionali dello spettacolo del Trentino. Una solidità (soprattutto di idee) che ha avuto una possibilità (prima negata dalla penuria di pecunia) di misurarsi con la complessa ma irrinunciabile dimensione nazionale e internazionale.
Cosicché produzioni artistiche e proposte creative costruite in Trentino sono sempre più frequentemente presenti nei festival più importanti di teatro, danza e musica. Vetrine di innovazione artistica dove la ricerca e la sperimentazione aiutano a capire il presente e immaginare un futuro forse meno disperante. Cosicché non sono più episodiche le collaborazioni operative (anche economiche) tra realtà trentine e realtà nazionali “di peso” per storia, credibilità, capacità attrattive. Cosicché si può finalmente azzardare il termine “impresa” buttando l’occhio su bilanci, personale, borderò di stagione, numero di produzioni e co-produzioni, pubblici. Cosicché non è più una famigliola ristretta quella di chi fa spettacolo non per solo diletto ma “per lavoro”. E spesso ci riesce.
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Se tutto questo è vero – ed è vero – dove sta la contraddizione? Beh, sta nelle cronache che nelle settimane scorse che hanno visto una compagnia trentina, TeatroE (che gestisce il teatro di Villazzano), occupare giustamente le prime pagina. Giustamente e, si vedrà, beffardamente.
Una produzione di Teatro E (“Puttana”) è stata selezionata per essere rappresentata a New York (sono appena rientrati, sono ancora, legittimamente, gasati) e poi, in estate, ad Edimburgo: decine di repliche nel più importante festival mondiale del teatro di ricerca. Un festival che certo non apre le porte a chi non vale.
Una seconda realtà che in Trentino ha lasciato un segno indelebile di coraggio artistico animando con tutto e di più lo Spazio Off di via Venezia (oggi, purtroppo, chiuso) è Trento Spettacoli. Un sodalizio che può vantare un percorso lungo e positivo nelle produzioni e nelle co-produzioni con istituzioni teatrali di primo piano come Stabile del Veneto, Ert dell’Emilia Romagna, Metastasio di Prato, Teatri di Lugano, Bari. L’Elsinor e tanti altri.
Evitando gli elenchi – che pure sarebbero utili a capire – veniamo anche per Trento Spettacoli alla cronaca recente, Qualche giorno fa su La Lettura del Corriere della Sera hanno dato spazio rilevante all’ultima produzione assieme all’Ert dell’Emilia Romagna: “Crave”, lo spettacolo per una sola donna e tante voci interiori che sarà il 17 al Cuminetti a Trento ma girerà tutta Italia. Anche sull’onda di ottime recensioni.
Tornando a Teatro E val la pena di ricordare che la gestione del teatro di Villazzano (e anche di quello di Nogara) realizza centinaia di proposte all’anno, attira migliaia di spettatori e fino ad ora ha portato le proprie produzioni in tre quarti d’Italia.
Ebbene sia Teatro E che Trento Spettacoli si sono visto negare il finanziamento provinciale per il triennio 25/27 dopo averlo ricevuto nei primi due trienni del fondo. Risultato? L’attività soffre e soffrirà ancor di più proprio nel momento in cui il lavoro dentro e fuori il Trentino permetteva di raccogliere frutti importanti (Teatro E ha già dovuto tagliare personale), investendo idee (ma anche denaro ovviamente) su ambiziosi progetti.
La penalizzazione di Teatro E e di Trento Spettacoli è stata motivata dalla commissione che decide i finanziamenti con argomentazioni (per nulla argomentate, visto che si assegnano punteggi) che rimanderebbero alla scarsa qualità e alla debole territorialità delle proposte.
Evidentemente New York, Edimburgo, le più importanti istituzioni teatrali nazionali, i recensori più seguiti su pubblicazioni prestigiose contano meno del 2 di picche a poker per chi valuta le richieste forse con eccessi di superficialità e non poco strabismo. È vero che altre realtà locali potranno contare -per fortuna - sulla triennalità di finanziamento. Mirko Corradini e Daniele Filosi, responsabili di Teatro E e di Trento Spettacoli si dicono felici per “gli altri” (con i quali collaborano) ma legittimamente rischiano la crisi di bile quando si domandano con quale criterio viene attribuita la patente di “qualità”. Tuttavia entrambi insistono su una questione – la necessità di sostenere e garantire la crescita di un sistema di piccole realtà ormai fortemente professionali - che va davvero oltre la loro delusione (con tutti i problemi, seri, che ne derivano).
L’occasione americana ed europea di Teatro E – tanto per dire – è venuta dopo la decisione di non assegnare il finanziamento triennale della Provincia. E così l’ultima, prestigiosa, co produzione di Trento Spettacoli. Tuttavia non era difficile intuire che le due realtà non cincischiano nel progettare, tessere rapporti fuori confine, essere presenti dove conta esserci, portare a casa risultati.
A danno fatto è illusorio immaginare una Provincia che torni sui suoi passi prima del prossimo finanziamento (per gli anni dal 2028 al 30). Ma “l’attenzione” che gli amministratori declamano solennemente ad ogni occasione pubblica pare, in questo caso, una barzelletta.
All’assessorato provinciale alla cultura avranno la nobiltà di un ripensamento, di una revisione, di un “rimedio” trasparente per una decisione incomprensibile? Quando vuole, la Provincia può. Non sarebbe un ripensamento eretico.
In ogni caso, per il futuro sul fondo unico dello spettacolo qualche modifica dei criteri (è già stata ufficialmente suggerita dall’Agis) sembra doverosa. Almeno quella.
Non vorremmo trovarci con qualche altra compagnia trentina considerata qualitativa (eccome) in Italia, Europa e anche Oltreoceano ma valutata alla stregua di una filodrammatica in casa propria.












