Il Pd contro il basket dentro Castel Beseno sembra prigioniero di un’idea statica della cultura. E perché si agita tanto se a rispondere è un tecnico (e meno male che l'ha fatto)?

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Passi sulla A22 e - di notte - il castello pare un’astronave. Beseno, quel giallo luminescente e improvviso, dovrebbe stuzzicare le migliori fantasie. Sì, la fantasia: gran cosa se però non deraglia in uno di quegli eccessi che nelle elucubrazioni della politica spesso precipitano nel “non senso”.
E' il caso dell’interrogazione - con strascico di polemica ancor più ridicola - che una consigliera provinciale del Pd ha presentato qualche giorno fa sulla manifestazione promozional/sportiva ospitata tra le mura di Castel Beseno. Trattasi di “To the tower”, copyright di Aquila Basket, che il 19 e 20 luglio ha portato migliaia di appassionati e curiosi tra le mura. Un popolo multi-età che ha avuto l’occasione di unire la passione per la pallacanestro alla curiosità fascinosa della scoperta di un luogo storico e suggestivo.
La consigliera del Pd – Francesca Parolari – l’ha toccata piano, introducendo il suo quesito alla Provincia (assessora Gerosa) – con "un'iniziativa in sé senza dubbio lodevole”. Ma dopo poche righe quel lodevole è sembrato buttato lì per dovere (l’Aquila Basket ha un seguito piuttosto rilevante in Trentino) anziché una convinzione.
L’applauso alla società sportiva (“molto impegnata in attività di carattere sociale”) è durato una manciata di parole per lasciare subito spazio alla teoria, pur edulcorata dalla forma dubitativa – che Beseno non fosse luogo adatto all’evento sportivo per via “dell’uso delle aree interne di tale antica struttura, poco funzionali per natura all’esercizio di attività come quella svoltasi di recente”. Eccetera, laddove nell’eccetera c’era pure la critica, assolutamente legittima, all’uso dell’elicottero servito a trasportare a Beseno quel che serviva per allestire i campi di gioco, gli annessi e i connessi della manifestazione.
E qui fuoco alle polveri della iper citata (a volte anche a sproposito ma non è questo il caso) sostenibilità ambientale. Mica è finita. Pur con sfoggio di equilibrismo verbale la consigliera provinciale svela, e questo è il vero nocciolo del problema, una “linea” che se fosse davvero quella del Pd farebbe mettere le mani nei capelli anche ai calvi Parolari parla infatti di “spazi che dovrebbero essere dedicati, in via quasi esclusiva, alla coltivazione a alla diffusione della memoria storica, della cultura materiale del Trentino e dell’interconnessione di queste con gli aspetti turistici”. Eccolo il punto che inquieta. E non poco. Il Pd (la sola consigliera provinciale, tutto il partito?) sembra prigioniero di un’idea tragicamente statica della cultura, dei luoghi dove si pratica, della loro funzione dinamica, a volte perfino irrituale (e perché no, coraggiosa) al fine di renderli sempre meno “santuari” e sempre più intriganti (ed attrattivi) per tutti. A partire delle generazioni più giovani.
Se ogni museo – in Italia e all’estero – non si fosse aperto nel corso di decenni a proposte le più diverse (tecnologia a palate, musica, teatro, performance contemporanee e nella fattispecie anche lo sport) – non si sarebbe assistito ad una crescita esponenziale di visitatori ma soprattutto non si sarebbe affermata una cultura finalmente meno elitaria degli spazi, del godimento del bello, della storia, della scienza e quant’altro innaffia la troppa aridità di cui troppo spesso si campa.
È la favoletta del “fine che giustifica i mezzi?”. Ma no, è semplicemente l’essersi resi conto – virtuosamente – che senza “numeri”, senza presenze, la cultura annaspa e arretra. Se lo sport porta migliaia di persone a scoprire – magari per la prima volta, magari si poteva ipotizzare con altri mezzi, ma tant'è – la bellezza di Castel Beseno dove sta il problema? Boh.
Ma purtroppo non è finita. Nel seminare il dubbio sugli elicotteri utilizzati e su un presunto strabismo provinciale che da una parte avrebbe facilitato l’evento del basket ma dall’altra avrebbe tolto i fondi a rievocazioni storiche quali “All’armi, all’armi” (un must di Beseno), ancora una volta c’è materia per rimanere interdetti. No, non tanto dal contenuto quanto dall’approssimazione. L’Aquila Basket non sta a Nuova Delhi (dove per altro arrivano i telefoni). Una chiamata avrebbe certificato – ad esempio – che le spese dell’elicottero (e anche quasi tutte le altre) erano a carico della società sportiva. Certo, l’interrogazione non parla espressamente di costi e vira sulla sostenibilità ambientale.
Ma tant’è. Il peggio è il dopo interrogazione, lo strascico che in gergo sportivo (calcistico stavolta) pare un autogol. Prima e dopo l’interrogazione della Parolari – inizialmente dopo un articolo di giornale – è intervenuto Franco Marzatico, direttore monumenti e direzioni provinciali, Marzatico è un professionista che sarà anche archeologo ma che nella sua carriera (Buonconsiglio, docenze ecc) ha sempre dimostrato con fatti e successi come il passato relegato solo dentro una teca non sia una gran trovata per lo sviluppo e la crescita di un museo. Marzatico – e ci mancherebbe – s’era sentito sotto tiro per la confusione legata ad un’ipotetica “distrazione di fondi” a favore di “To the tower” che non c’è stata. S’è infuriato. Visto il conto delle eliche e del rotore a totale carico di Aquila Basket ma visto anche “All’Armi, all’armi” (due giorni in tutto) dopo 20 aveva bisogno di revisione e che ogni fine settimana Beseno resta un classico con le esibizioni degli armigeri, è difficile non comprendere l’umore del dirigente.
Chi non ha compreso – ancora una volta – è il Pd che all’uscita di Marzatico ha reagito con una posizione tanto scomposta quanto sinceramente risibile. “Non succede mai che ad un’interrogazione risponda, a stretto giro e sulla stampa, un tecnico. Che lo faccia in modo stizzito e strabordante”. Ci manca un “come si è permesso (Marzatico)'' ma è come se ci fosse. Invece, a dirla tutta, per fortuna che un dirigente dal curriculum indiscutibile quanto i risultati delle sue gestioni museali, se n’è infischiato. Ha detto la sua. Una “sua” che per altro sarebbe stata la stessa che l’assessora avrebbe espresso in risposta all’interrogazione perché anche i sassi (ma evidentemente non certi s/spartiti) sanno che sono i tecnici ad imbeccare (parola per parola) gli amministratori che devono rispondere alle interrogazioni.
Kafkianamente siamo appena sotto le comiche quando il Pd attacca Marzatico perché si “permette di esprimere pesanti critiche alla visione politica dell’interrogante”. Si potrebbe allungare il brodo – e la chiarezza – ricordando che le concessioni in uso dei castelli non sono una responsabilità del politico ma precipuo terreno tecnico (ovviamente su scelte politiche) ma si naufragherebbe nel mare dei distinguo.
Quindi meglio restare alla sostanza del ragionamento di Marzatico quando ricorda che un museo è materia “viva” e “mobile”, che non può basarsi su un “algido isolamento” e che anche attraverso il basket i visitatori (moltissimi per la prima volta) hanno potuto conoscere Beseno con visite guidate e gratuite, seguendo pure le animazioni degli armigeri. Che poi il patto con Aquila Basket preveda anche che nelle partite dell’intero calendario di A la squadra pubblicizzi Castel Beseno non pare proprio una bazzecola.
Ma tutto questo – ed altro – non pare scalfire quel Pd che s’è offeso per la “sgrammaticatura istituzionale operata da Marzatico'' e chiedono all’assessora Gerosa di rimediare. Affare loro. Affare nostro, e forse non solo nostro, sarebbe conoscere se e come il Pd ha idee nel merito di quel che dice Marzatico (e che per fortuna non è stato zitto) e con lui centinaia di direttori di musei che sempre più si aprono all’irrituale senza smarrire la propria missione e identità.
A Beseno è successo, alla grande, qualche anno fa con le splendide grafiche musicali di Brian Eno, con Portobeseno e Sinergie Lagarine. Ma anche con “Besenello in festa” e con la Magnalonga. Si, la Magnalonga: ma se la memoria non ci frega non si sono lette interrogazioni del Pd sull’uso di aree interne al castello “poco funzionali a quel tipo di manifestazione”.
Chissà, forse i potenziali interroganti quella volta sonnecchiavano. Dopo l’abbuffata. Ci sta, ma da allora ad oggi avrebbero potuto cambiare dieta puntando a mangiare..un po’ più di buon senso.












