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Il sindaco e il video per i bambini: tra impaccio e sguardo fisso dietro ci dev'essere un ''regista de paura''

L'idea è bella: Andreatta voleva mandare un messaggio di vicinanza e affetto a tutti quei bimbi che non potranno partecipare all'evento ''Trento città della pace''. Il risultato però è mix di contraddizioni tra bontà ed efficacia, tra buon proposito e risultato
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 05 maggio 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

La ricerca è ostica. Per caso, insomma, non ci si arriva. Forse è meglio così. Il sito è quello del Comune di Trento. Il nuovo video-messaggio del sindaco Andreatta lo si trova solo con non poco impegno. In home page, (la vetrina, l’indice, delle notizie comunali), non c’è traccia. Almeno non c’era alle 17 di oggi. Se si naviga cercando di intuire la ratio internet dell’amministrazione prima o poi si fa bingo. Devi cliccare “comunicazione”. Poi devi cliccare “Il Comune Informa”. Poi, ancora, devi cliccare video. Se non cedi al motto “ma non ho davvero altro da fare?”, beh sei al traguardo.

 

 

Eccolo il sindaco ad inquadratura fissa. Stavolta parla di pace. E parla ai bambini. “Trento città della pace, gli auguri del sindaco”: così si intitolano i due minuti e diciassette secondi di contraddizione. Quale contraddizione? La contraddizione – che nel video è perfino stridore – tra bontà ed efficacia, tra buon proposito e risultato. Andreatta voleva salutare bimbe e bimbi ai quali il virus quest’anno ha vietato la festa di sorrisi ed ottimi sentimenti. Ogni anno piazza Duomo ospitava la “festa della pace” delle scuole elementari: un affollato, vociante, arcobaleno di sorrisi che si fanno insegnanti alti meno di un metro. Bambini in cattedra. Urlanti, divertiti e divertenti. Ma serissimi nel dire ai “grandi” che senza pace, tolleranza, fratellanza il mondo va a ramengo.

 

Bene dunque ha fatto Andreatta a celebrare la festa che non ci potrà essere. Bene ha fatto a farsi venire – o a far sua che poco importa – l’idea di un omaggio ai più piccoli ma anche più caparbi e convinti degli appelli costruiti assieme ai loro insegnanti. Ma come si è posto il sindaco davanti alla telecamera fin troppo casereccia che lo riprendeva? Ha fatto il passa-cartelli, muto per gran parte del video e infine salutante. I cartelli? Una serie: va da “Si può fare la pace da lontani” fino ad un mappamondo senza guerra. Andreatta li mostra e li gira con impaccio. Perdendo il ritmo. Sguardo fisso verso chissà chi, forse il regista che Corrado Guzzanti nelle vesti di Rokko Smitherson avrebbe battezzato “regista de paura”.

 

Non accenna ad un sorriso che è uno il sindaco. Manco fosse alle prese con il più triste e crudele dei monologhi shakesperiani. Certo non gli si poteva chiedere di imitare Topo Gigio o Scaramacai, ma se decidi di fare il muto e se la platea che cerchi è quella dei bambini, non sarebbe disdicevole allentare l’aplomb istituzionale per far posto a qualche seppur minima espressività. Per lasciar posto a qualche seppur minima mimica che sappia ispirare simpatia. Ed è un peccato perché nei limiti di Andretta non c’è l’antipatia. Nel video aiuta poco anche la colonna sonora. Che sì deve essere una delle belle canzoncine cantate nelle feste della pace dei bambini in piazza Duomo ma che viene condannata alla disattenzione dal contesto puntuto.

 

Vabbè, mica si può pretendere che i video-messaggi di Andreatta abbiano regie felliniane. E nemmeno si può pretendere che il sindaco abbia doti attoriali. Basterebbe però che gli uni e l’altro avessero presente che il “perché” di un messaggio non può prescindere dal “per come”. I bambini sono già piccoli eroi del distanziamento sociale. Almeno in video bisognerebbe avvicinarli. E allora qualche immagine delle belle feste passate, (che torneranno), una musica allegra tra le tante che sono state suonate in piazza e un grazie con un “arrivederci a presto” del primo cittadino sarebbe stato un “capolavoro” di utile semplicità comunicativa.

 

Cosa costa rivolgersi ad un bambino con uno sguardo meno fisso e un sorriso, con un linguaggio del corpo un po’ giocoso e meno istituzionale? E’ così difficile, o disdicevole, la sintonia?

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