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La mascherina e l'uguaglianza estetica che non riuscirà mai a nascondere le differenze dell’anima

L’uguaglianza estetica è una mascherina. Rende tutti, di colpo, simili: belli e brutti, ricchi e poveri, intelligenti e cretini, capaci e incapaci, onesti e disonesti. Nasconde i difetti la mascherina. Nasconde anche i pregi. Tuttavia, non annulla le differenze. Al massimo, le confonde
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Di Carmine Ragozzino - 06 maggio 2020

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

“Uguaglianza sociale”. Ognuno, indipendentemente dalla sua posizione e dalla sua provenienza, ha la possibilità di essere considerato alla pari di tutti gli altri individui. Sacrosanto ideale. Per l’uguaglianza si è lottato. Si lotterà. Armati di valori sani. O di illusioni. È una battaglia impari contro un “chissenefrega” che parla mille lingue: l’economia, la finanza, i governi, i poteri, la politica, perfino un po’ di religione. Ma anche le pensate dei mille e mille pensatori al soldo dei privilegi dei pochi contro i diritti dei tanti. Ma è anche una battaglia che chiama ad un impegno non delegabile. L’uguaglianza è etica. È un traguardo tragicamente beffardo. Lo si può intravvedere, ma appena a tiro te lo spostano più lontano. È il moto perpetuo dell’ingiustizia. Un’ingiustizia che domina in tempo normale. Che esplode in tempo anormale: virale, emergenziale.

 

Oggi l’inimmaginabile è il nostro imprevisto quotidiano. E chissà per quanto. Oggi l’uguaglianza si è materializzata, all’improvviso. No, non è l’uguaglianza etica. Non è quella vera, che cambierebbe in meglio le cose. Oggi viviamo l’uguaglianza estetica. Quella dei volti coperti per metà. Di stoffe bianche, verdi, nere e tra un po’ anche griffate. C’è voluto un virus. Con gli annessi, i connessi ma anche i troppi disconnessi: vittime di un pensiero impreparato all’incognito. L’uguaglianza estetica adesso è una divisa. Tocca indossarla anche controvoglia. È il giocoforza sanitario, precauzionale. È minuscola questa divisa. È il simbolo di un’uguaglianza che nessuno ha mai cercato. La divisa copre bocca e naso, martorizza le orecchie. È scomoda. È imbarazzante quando ti ricaccia in gola il fiato che vorresti usare per garantirti la tua porzione di socialità. Per ritrovarla davvero. Da vicino.

 

L’uguaglianza estetica è una mascherina. Rende tutti, di colpo, simili: belli e brutti, ricchi e poveri, intelligenti e cretini, capaci e incapaci, onesti e disonesti. Nasconde i difetti la mascherina. Nasconde anche i pregi. Tuttavia, non annulla le differenze. Al massimo, le confonde. Proprio questa confusione massima, questa finta uguaglianza, deve mettere in guardia oggi per il domani. Per quando torneremo ad essere una società a volto scoperto. Ma adesso dietro la mascherina si celano allo stesso modo il meglio ed il peggio della società. La mascherina non toglie la voce agli occhi. Parlano di normalità e altruismo, non di eroismo, le occhiaie di chi è stato, sta e starà nella trincea degli ospedali. Per salvare e per curare.

 

Sotto la mascherina ci sono di sicuro anche i ghigni. C’è la ferocia di chi sulla salute, sulla sanità, ha speculato prima e durante il virus: tagliando e accumulando, privatizzando, incassando, vendendo e truffando. Ieri e oggi. Se non lo si smaschererà, anche domani. Dietro la mascherina ci può essere dignità ma ci può essere rabbia. Legittime l’una e l’altra. Il virus è una mannaia sul lavoro, sulle speranze, sui sogni e sul futuro. Dei singoli, delle aziende, delle famiglie. L’incertezza e la disperazione sono respiri sempre più affannati. Filtrano anche dalla mascherina. Questa umanità diseguale era distante anche prima del distanziamento. Non si finga che tutto è nato con un colpo di tosse e una febbre alta. Sotto la mascherina ci si può anche ridere addosso, senza che nessuno la possa vedere. Ride folta genia degli egoisti. Quelli che “gli altri si arrangino”. Quelli che non dicono mai “io speriamo che me la cavo” perché loro se la caveranno sempre. Ai danni degli altri.

 

Sotto la mascherina non si distingue l’evasore da chi strapaga le tasse anche per gli evasori. Negli ospedali l’onesto e il disonesto hanno avuto le stesse cure. Oggi, probabilmente, avranno lo stesso aiuto da Stato, Provincia, Comune. Sotto la mascherina vive la stessa uguaglianza estetica chi solidarizza, chi si spende per il prossimo ma quella di chi il prossimo lo lascia affogare nella sua disgrazia. La disgrazia di essere nato dove vivere è un privilegio raro. Sotto la mascherina c’è la forza sconosciuta dei bambini, dei ragazzi, dei giovani. Loro sembrano resistere all’istinto di ribellione più di quanto non sappiano resistere gli adulti. Sotto la mascherina ci sono però anche adulti che potrebbero imparare dai bambini, dai ragazzi e dai giovani. Adulti che quando amministrano lo fanno troppo spesso con immaturità, improvvisazione, insensibilità, ignoranza o boria. Per loro bambini, ragazzi e giovani vengono “sempre dopo”. D’altronde non sono “una categoria”. E non sono categorie gli ultimi. E nemmeno i penultimi di una società che stenta ad essere comunità.

 

Dietro la mascherina oggi ci siamo tutti. Ma non siamo tutti uguali. Teniamolo presente. Non caschiamo nell’illusione dell’uguaglianza estetica. Nell’era del virus siamo indistinti. Dopo il virus, liberi dalla stoffa che nasconde il viso ma non riuscirà mai a nascondere le differenze dell’anima, dovremo distinguerci. Più di prima. Dovremo distinguerci tra umani e disumani, tra saggi e stupidi, tra generosi ed egoisti, tra costruttori e distruttori dei diritti. Il vaccino contro la disuguaglianza non è affare da soli scienziati. Al laboratorio di una convivenza più “giusta”, il laboratorio dell’uguaglianza “vera”, abbiamo accesso tutti. Volendo.

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