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Tra Oriente e Occidente danza anche l'etica

Domani inizia la nuova edizione del Festival internazionale nato nel lontano 1981 e cresciuto anno dopo anno in qualità e richiamo. Le latitudini adattate ai palchi ma anche alla strada per esprimere con le tecniche più diverse il coraggio di affrontare i temi più scomodi e urgenti: allarme ambientale, inclusione, rispetto, diritti.
Dal blog di Carmine Ragozzino - 28 agosto 2019 - 18:37

Balla balla ballerino, tutta la notte e al mattino. Non fermarti: balla su una tavola fra due montagne. E se balli sulle onde del mare io ti vengo a cercare- Prendi il cielo con le mani vola in alto più degli aeroplani”.  Lucio Dalla era un nano gigante: goffamente irresistibile nel canto e nel fare. Un cartone animato. Un suo testo – non tutti ma miracolosamente quasi tutti - era poesia. Lucida poesia che rovista l’’intimo e il  collettivo.

 

  Con Oriente-Occidente Lucio Dalla non c’azzecca? Invece sì. “E se balli sulle onde del mare io ti vengo a cercare”. Ecco, il longevo festival – ( roveretan-trentin-nazional-mondiale),  che s’avvia ufficialmente domani - dopo un prologo sabbatico per voci, passi e immagini di Faust.o impatto – è andato sempre “in cerca”.

. Ha cercato scavalcando i mari e monti, i continenti. Ha cercato tra le culture. E dove ha potuto, le ha intrecciate. Eccome se ha cercato Oriente-Occidente. Eccome se ha “trovato”. Il “dance festival” ha cercato il ballo e il bello. Ma provando a non crogiolarsi né nel ballo né nel bello. Lo ha fatto anno dopo anno il festival nato nel paleontologico 1981: C’è da così tanto, Oriente-Occidente- che pare esserci stato sempre.

 

  Edizione dopo edizione, (negli ultimi anni accelerando alquanto), Oriente-Occidente ha insistito in un’opera di restringimento delle latitudini nelle misure di un palcoscenico, di una strada, di una piazza. Di luoghi propri e di luoghi impropri alla danza. Oriente-Occidente ha cercato – trovato - passi felpati, passi scatenati, passi acrobatici e verticali, passi mistici, passi caciaroni, passi rallentati e passi rapidi, passi provocatori, passi religiosi e passi atei, passi interiori ed esteriori.

 

 In un mondo che sempre di più e sempre più tragicamente “parla con i piedi” dai pulpiti televisivi e nella discarica dei social, capita che i piedi, (ma anche le braccia, i volti, polpacci e schiene) inventino un vocabolario. E’ vocabolario comprensibile anche senza parole. Un vocabolario perfino salvifico.

 

 Muti ma sonoramente ritmati da suoni tribali, o armoniosi, o striduli, o fate voi, i ballerini di Oriente-Occidente fanno “anche” politica. Lo fanno nel modo in cui la politica non provoca il vomito: rivolgendosi, insieme, al cuore e alla mente, svegliando l’emozione, (specie quella della sorpresa), per invitare il cervello a ragionarci su.

 Ecco dunque che in coerenza con una missione orami consolidata – di anno in anno aggiornata dagli accadimenti e dai cambiamenti – Oriente-Occidente si picca di proporre, imporre perfino,  un rapporto inscindibile tra estetica ed etica.

 

 Senza etica, l’estetica rischia l’aridità. Certo la tecnica, certo la meraviglia di corpi e anime che fanno meraviglie quando sfidano la gravità anche senza essere dentro navicelle spaziali. Certo la bravura nel confondere in tutt’uno spesso magici suoni, movimenti e immagini. Ma poi c’è il messaggio, lo scopo. C’è l’etica, appunto.

 “In un festival di danza qual è Oriente – Occidente l’etica è non tirarsi indietro rispetto alla lettura del presente, dei problemi più duri e più dolorosi del presente. L’etica è prendere posizione. L’etica è dare indicazioni senza voler dare lezioni. Per essere etici bisogna accettare di affrontare la scomodità e l’imbarazzo di certi temi. Oriente-Occidente da sempre viaggia e fa viaggiare. Ma oggi servono viaggiatori consapevoli. Non servono esteti. Noi, il festival, lavoriamo sui linguaggi, sull’intreccio dei linguaggi artistici, perché siamo convinti che l’arte può resuscitare interessi sopiti, mobilitare all’impegno personale e collettivo”.

 

 Così parlò Lanfranco Cis, il direttore artistico di Oriente-Occidente. Fino ad un anno fa- e fin dall’inizio -  il suo era un duetto. Lanfranco Cis e Paolo Manfrini non erano solo i fondatori del Festival. Erano nome e cognome. Erano gemelli diversi. Sintonici.

Manfrini  se n’è andato: prematuramente. maledettamente. “Ma Paolo – lo dice Cis e lo dice chi l’ha conosciuto e stimato – è ancora Oriente-Occidente. E sarà Oriente-Occidente anche domani”.

 

  Un oggi e un domani che per il festival di danza – (contemporanea ma anche no) – è continuità e innovazione. Continua anche in questo 2019 l’itinerario lungo una “Via della seta” che nei luoghi del festival propone più visioni ecologiche che illusioni economiche. Se negli spaettacoli in arrivo da Oriente s'immaginano dazi, ebbene va posto sotto dazio chi "tende a chiudersi" L'ecologia della “Via della seta” in versione ballata è l’ecologia dei rapporti e degli scambi ideali e valoriali tra est ed ovest. E viceversa. Dai monaci agli acrobati contemporanei il passo non è breve. E sembra lunghissima la distanza tre due Coree vicinissime. Oriente Occidente le distanze – quelle tra gli uomini, non tra i governi – si sforza di accorciarle.

 

 “Ma un festival sull’etica dell’estetica – insiste Cis – deve alimentarsi di coraggio. La qualità – certificata begli anni – non basta”.  E allora eccoli alcuni spunti di questo coraggio che sbucano dal ricco e suggestivo cartellone. Ecco il “Saturday for future” : un titolo che non strizza occhiolini ma semmai esprime ammirazione per la generazione della rabbia e della speranza.

 

 Si tratta di un’intensa giornata dedicata al dramma progressivo del cambiamento climatico, (in collaborazione con il Muse). Una giornata di parole e gesti, di analisi e simboli, di allarmi e suggestioni. Una giornata nella quale anche una parata di animali mutanti spiegherà come il pianeta stia rapidamente mutando in peggio. In un peggio governato dal peggio dell’autolesionismo politico, economico e culturale.

 

 Ma coraggio è anche – necessariamente – denuncia. Alzando il sipario sull’est europeo, Oriente Occidente alza una guardia artistica sulle disillusioni. Chiedete ai diritti civili, alla necessità di espressione e di critica se i “muri” sono davvero spariti. I pezzi del Muro di Berlino sono gadget turistici, (per altro finti, perché anche il mattone prima o poi finisce). I muri innalzati tra Visegrad e la libertà crescono di numero e di altezza ogni giorno “sovranista” di più.

 “Le compagnie che ospitiamo – spiega Cis – si dannano per abbatterli. Danzando. Sì, anche danzando”.

 

 Coraggio, poi, è e deve essere inclusione. Ad Oriente- Occidente si è partiti per tempe e non c’è intensione di fermarsi. Artisti abili e artisti disabili? Non fa differenza se l’integrazione tiene in equilibrio le diverse attitudini e la comune tendenza a raccontarsi e raccontare attraverso la poesia dei movimenti.

Coraggio, infine, è anche e soprattutto non appagarsi di un teatro pieno e dell’applauso scontato del pubblico di nicchia. Cis, con affetto ma anche con una certa apprensione, li chiama i “nomadi” della danza moderna. Sono gli affezionati che trovi ovunque, sempre gli stessi.

 Lo zoccolo duro, l’autoreferenza pur nel grande prestigio delle proposte artistiche: il rischio del “bello ma per pochi” è sempre dietro l’angolo. Oriente-Occidente come previene il pericolo? Semplice, oneroso ma semplice. Scendendo sempre più spesso in strada, uscendo dal teatro. O meglio, affinando anno dopo anno il mix virtuoso tra spettacoli “al chiuso” e spettacoli all’aperto. Un aperto di impatto visivo e di impatto artistico.

 

  Alcuni allestimenti del festival  mutano il paesaggio urbano e la sua fruizione in un gioco di strutture da animare di movimenti. E ci si muove – tra Oriente e Occidente – in mille modi: classici, rivisitati e rivisitanti, meccanici, poetici, ginnici, eccetera eccetera. Se il palcoscenico è una piazza., un muro, un palazzo, un’architettura industriale la danza s’adatta. E parla mille lingue diverse. Ecco, pure questo è coraggio. Così come è coraggio - oggi - il recupero di solidarietà e buonsenso: la danza, ma anche i migranti; la danza, ma anche gli ultimi.

 

 Il cartellone di Oriente-Occidente 2019 – da domani all’9 settembre – è un’agenda ricca. Rodati, emergenti: talenti. È anche un mappamondo di mondi di cui si conosce a volte poco e male. Ma è inutile fare la lista. Inutile consigliare un artista o un altro, una compagnia o un’altra, una nazione o un’altra. Se consiglio occorre dare, il consiglio è uno solo: non negarsi l’occasione di viaggiare – seduti in una poltrona di teatro o seduti per terra - attraverso le culture altrui. Culture in movimento per dare al quotidiano un andamento nuovo. Un andamento più umano, più civile, più giusto.

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