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Orti migranti, orti trentini: coltivare la terra per far crescere la comunità

Uno si trova presso una struttura dei Comboniani di via Missioni Africane, uno nella struttura dei Dehoniani a Villazzano. Il bisogno dei padri e dell’associazione erano complementari: i padri faticavano a occuparsi dei terreni o a trovare chi se ne occupasse in modo volontario, l’associazione cercava attività utili e istruttive per lavorare con e per la comunità creando progetti interessanti per tutti, trentini e migranti
Dal blog di Centro Astalli Trento - 11 agosto 2019 - 13:06

di Angela Tognolini

 

Questa settimana, tra le nostre Buone Notizie sulla migrazione, vi parliamo di un progetto che porta insieme natura e relazioni, persone migranti e italiani. Si tratta degli Orti del Centro Astalli Trento. Anche se la società trentina ha per tradizione un forte legame con la terra, sempre più persone desiderano riscoprire il contatto con la natura. Cresce l’interesse per uno stile di vita sostenibile, una corretta alimentazione e la tutela dell’ambiente e questo bisogno è facile da combinare con la voglia dei migranti di impegnarsi in un lavoro manuale soddisfacente e che li porti a creare legami e sentirsi parte di qualcosa.

 

Inoltre, nell’agricoltura, le capacità dei migranti che vengono da contesti agricoli nei quali hanno sempre lavorato la terra e allevato animali, possono diventare un dono prezioso per la comunità, un momento in cui sono loro a insegnare qualcosa a chi li accoglie. In quest’ottica di bisogni condivisi nel 2017 sono nati i due Orti del Centro Astalli Trento: uno nella struttura dei Comboniani di via Missioni Africane, uno nella struttura dei Dehoniani a Villazzano. Il bisogno dei padri e dell’associazione erano complementari: i padri faticavano a occuparsi dei terreni o a trovare chi se ne occupasse in modo volontario, l’associazione cercava attività utili e istruttive per lavorare con e per la comunità creando progetti interessanti per tutti, trentini e migranti. Il Centro Astalli Trento ha quindi destinato al progetto alcune ore degli operatori e il tempo messo a disposizione dai richiedenti asilo.

 

Il lavoro è iniziato nell’orto dei Comboniani dove una parte del terreno è stata coltivata ed è stato costruito un pollaio con alcune galline. In seguito sono state comprate alcune arnie per produrre miele grazie alla collaborazione di un apicoltore nomade della Val di Non. Nel frattempo, anche l’orto dei Dehoniani prendeva forma. Nel 2018 il progetto ha preso il volo, anche grazie a una collaborazione con l’organizzazione Punto d’Incontro. Si è potuto ingrandire gli orti e fare piccoli contratti di qualche ora a settimana ai migranti che ci lavoravano. Durante l’anno un gruppo affiatato di dieci o quindici persone ha lavorato nell’orto: gli operatori di Astalli, i migranti, un operatore del Punto d’Incontro e alcuni ospiti della cooperativa con una borsa lavoro.

 

I prodotti venivano in parte destinati alla mensa per le persone senza dimora di Via Travai. Grazie a questo bel gruppo è stato possibile fare anche dei lavori di costruzione per migliorare il terreno prestato dai Padri Comboniani. Purtroppo nel 2019 il progetto Orti ha sofferto a causa dell’incertezza relativa al rinnovo dei progetti e per il tempo atmosferico che ha rallentato il lavoro nella prima metà dell’anno. La superficie di terreno coltivato è stata ridotta a causa della minore manodopera ma in compenso si sono sperimentati altri tipi di attività: una classe dell’istituto agrario di San Michele è venuta in visita, così come i giovani coinvolti nel campo estivo in collaborazione con Libera “Dov’è buio brillano le stelle”.

 

Ora è tempo di pensare ad un nuovo futuro per i due orti. Il sogno del Centro Astalli Trento è che diventino un luogo per la comunità dove si organizzino anche eventi e feste, e si ospitino gruppi scout o altre iniziative aperte ai giovani. In questa direzione si indirizza un laboratorio di orticultura inserito nel progetto “Laboratori del Fare”, in collaborazione con le Politiche Giovanili della Provincia. In incontri previsti due volte alla settimana si lavorerà sulla sostenibilità ambientale e si imparerà insieme a prendersi cura di un orto e di uno spazio verde in generale. Chiunque può partecipare e, oltre ai migranti accolti sul territorio trentino, sono stati mandati inviti alle associazioni che si occupano di marginalità o fragilità sociale e alle comunità per minori, ma anche alle università, alle scuole e alle associazioni di quartiere.

 

La speranza è che questo spazio in futuro diventi un luogo in cui si incontrano diverse realtà e che stia a cuore a diverse associazioni e persone. Un posto in cui si incontrano migranti e studenti, disoccupati e minori delle comunità, trentini e stranieri, tutti portati insieme dal desiderio di far crescere sia le piante che la comunità.

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