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Riscoprire la meraviglia di ciò che ci circonda. Sono stato a Santa Cecilia e sono rimasto a bocca aperta

Non è un problema di tutela, forse si, anche, credo, ma è soprattutto un problema di conoscenza di tutti noi ed io il primo, che perdiamo la conoscenza di questi segni come del territorio, del paesaggio. Riappropriamoci di questi segni di questi piccoli tesori riappropriamoci del territorio del paesaggio che certo non è stato realizzato per i turisti ma per domare in passato un ambiente difficile ed aspro come è il nostro
DAL BLOG
Di Fabio Andreatta - 08 giugno 2021

Costruttore di ripari per chi ha perso tutto. Tessitore di relazioni per comprendere

Ci sono dei luoghi che sembra conoscere da sempre. Ci passi mille volte, vedi le case, il profilo dei monti ma in fondo tutto questo è conoscenza superficiale. Era un po' di tempo che mi chiedevo come mai quel nome: Santa Cecilia? Lungo la strada non ci sono capitelli, chiese od altri segni che dessero ragione al luogo. Poi osservando la parete che la sovrasta dove un altro pezzo di storia si potrebbe scrivere, ho visto un piccolo campanile che spuntava là dove si concentrano alcune abitazioni.

 


 

Oggi mi sono preso il tempo e ci sono andato. Santa Cecilia a Chizzola di Ala. La strada è stretta come erano le antiche strade, e costeggia antiche case di cui qualcuna restaurata. Poi una curva a gomito e ti appare la chiesetta mentre l'antico percorso si interrompe. Una recinzione degna di più pagane esclusioni posata su un muretto non basta a portarti via il bell'impatto iniziale. Chiedi ed un ragazzo che sta al di là di un cancello che dice che la nonna ha le chiavi e chiama il padre che gentilmente scende per aprire la chiesa. 

 


 

Magia di un'antica tradizione, un saluto, un piacere e poi le chiavi aprono la porta. La mia bocca si apre, il mio cuore fa un salto, un singulto esce dalla mia gola. Non so bene cosa guardare, tutto mi rapisce, la forma, gli affreschi che circondano l'abside ed accompagnano la volta celeste. Guardo. Ammiro. Poi, dopo un po' di stupore cerco di comprendere, di fermare. Lì a destra c'è santa Cecilia. Il giglio ormai cancellato si intravede salire lungo l'aureola. Accanto San Nicola con la pastorale ed il libro in mano. Di fronte ancora Santa Caterina e vicino un altro santo con in mano una spada. Chi sarà mi chiedo? San Martino penso ma non mi convince essendo la spada quasi riposta. Forse San Paolo. Si direi San Paolo.

 


 

Un po' di nomi si leggono altri sono andati persi. Comunque due donne e due uomini. Buon segnale del tempo che fu. Guardo osservo l'abside e un'aquila è evidente. Ovvio San Giovanni. E gli altri tre evangelisti? Cerco, guardo nelle sbiadite pitture e subito vedo il leone, la sua zampa possente a coprire il libro. San Marco. E Luca? Ah ecco ecco quella sembra la testa di un bue: si è la testa di un bue che piano piano se ne sta andando. E li vicino a San Marco altro non è che l'angelo simbolo di San Matteo. Ci siamo. E poi? E poi due arcangeli ai lati dell'abside. Forse Michele e Gabriele. Forse. Ma veniamo al centro dell'abside dove tutto ruota attorno alla figura ormai quasi del tutto persa del Cristo. Direi un Cristo Pantocratore e questo altro non fa che confermare l'antichità dell'opera.

 


 

In effetti da quando la Chiesa almeno quella cattolica, ha messo lei il culo sul trono il Cristo in trono è scomparso sempre più dalla iconografia diciamo occidentale. In mano tiene un libro con credo un passo di quel San Giovanni raffigurato nell'aquila accanto: "Ego sum lux mon..(mundi)" "Pax vobis". Insomma oggi è stata una scoperta che mi ha travolto, posto mille domande ed aperto mille porte. Bisognerà che di questa cosa ne sia informato Sgarbi ma già lo saprà e certo si attiverà per...non so cosa ma poco importa

 

Non è un problema di tutela, forse si, anche, credo, ma è soprattutto un problema di conoscenza di tutti noi ed io il primo, che perdiamo la conoscenza di questi segni come del territorio, del paesaggio. Riappropriamoci di questi segni di questi piccoli tesori riappropriamoci del territorio del paesaggio che certo non è stato realizzato per i turisti ma per domare in passato un ambiente difficile ed aspro come è il nostro. Siano nostri questi segni, gli infiniti capitelli che segnano le nostre strade, i muri a secco che accompagnano le coste dei nostri monti.

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