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| 04 luglio | 20:42

Dopo 53 anni è caduto il record italiano di Marcello Fiasconaro e ognuno di noi s'è sentito un po' impoverito. Un primato che sembrava imbattibile

DAL BLOG
Di Franco Bragagna - 04 luglio 2026

"Questa mattina mi son svegliato - la musica la conoscete, per alcune parole e un po' di arrangiamento ho fatto io - o bello ciao, o bello ciao o bello ciao ciao ciao ...". C'entra in modo molto relativo l'inno ufficioso dei partigiani e della Resistenza che chissà perché da destra vien visto solo come ... "di sinistra": strano, si rivolgeva a "un invasor"...

 

Ecco il "bello ciao", spero di non sembrare insensibile e sportivamente blasfemo, è rivolto ad uno, anzi due monumenti, un grandissimo atleta ed un record: da ieri sera l'1'43"7 di Marcello Fiasconaro non è più record italiano. Ognuno di noi s'è sentito quasi "impoverito", come gli fosse stato sottratto qualcosa. I noi di questa storia sono e siamo quelli (di noi) che hanno amato e amano lo sport (quasi) quanto se stessi e la propria famiglia. Lo sport in toto, magari l'atletica in particolare.

 

Era il 27 giugno, un mercoledì di 53 anni fa: avete letto bene, 53. Italia-Cecoslovacchia di atletica all'Arena di Milano, quando l'Arena funzionava per l'atletica che da un po' invece è disponibile per tutto, per l'atletica no, nemmeno per gli allenamenti. L'atletica che 53 anni fa, ora meglio non più, si chiamava 'leggera'.

 

Avrei compiuto quattordici anni esattamente venti giorni dopo. Allora la Rai, sul primo programma (o primo canale) - si chiamava così - in seconda serata che invece ancora non si chiamava così - trasmetteva "Mercoledì Sport": diretta se era possibile, registrata (come si diceva allora) negli altri casi. Alla tv, l'unica di allora, quella sfida in bianco e nero fra Italia e Cecoslovacchia andava in onda in registrata, l'attuale differita, non c'era verso di conoscere prima i risultati, se non eri lì.

 

Torno a casa proprio per ... "Mercoledì Sport". Ma prima mi attrezzo, cronometro a quinti di secondo non a decimi, "Fantocci" avrebbe suggerito anche popcorn e rutto libero, io no. Sugli ottocento metri c'è Marcello Fiasconaroun rugbista sudafricano prestato all'atletica: romantica anche la sua storia.

 

Marcello, che a casa sua a Johannesburg tutti o quasi chiamano 'March', ha trasparenti origini italiane, forza fisica e classe immensa. Dal Sudafrica lo ha segnalato alla federazione di atletica, in particolare al suo presidente Primo Nebiolo, un discobolo di Oderzo, un reato definirlo ex, all'alba dei 93, ad agosto. Carmelo (nome tutt'altro che trevisàn) lancia ancora fra i master: addirittura tesserato per l'Olimpia Amatori Rimini. Detiene o ha detenuto svariati record mondiali per varie classi di età. 

 

Per ragioni professionali, assieme alla moglie, Rado emigrò in Sudafrica negli anni Settanta. Prima era stato azzurro: settimo ai Giochi di Roma 1960, due anni dopo a Belgrado, allora capitale jugoslava, fu ottavo agli europei, sempre nel disco per...l'estate, meno torrida di questa.

 

Ma intanto Sudafrica, Rado è lì per lavoro e alle gare sente parlare di un certo ... Marcello, appunto. Gli si accende una lampadina e segnala la cosa alla federatletica italiana: quel Paese applica l'apartheid e per quasi tutto lo sport dal '68 c'è il divieto di partecipare all'attività internazionale. Rado scopre cose che io avrei scoperto un quarto di secolo dopo, proprio a Johannesburg quando intervistai March, proprio a casa sua...

 

Il papà di Marcello è siciliano, musicista e cantante d'opera; durante la seconda guerra mondiale venne fatto prigioniero dagli inglesi che lo deportarono. Dove? Proprio in Sudafrica. Papà Gregorio era artista vero, baritono e poi a Città del Capo anche attore, regista e alfine direttore d'orchestra; mamma Mabel Marie, cantante belga, l'aveva conosciuta proprio al Teatro dell'Opera di Città del Capo. Con la scusa dell'esclusione del Sudafrica dal mondo dello sport, Rado avvicina Marcello - parlandogli in italiano e scopre che Marcello parla poco poco l'italiano. Ma gli disse di essere fiero delle sue origini: Marcello ha ventuno anni e voglia di emergere. Corre i duecento metri ed i quattrocento per tenersi in forma per il rugby, ma vincere le gare sudafricane lo elettrizza. Gare quasi tutte su piste in erba con riscontri lusinghieri.

 

Allora alla Fidal a Roma altri s'erano accorti di Marcello F.: forse Rado non sapeva, ma Gianfranco Colasante, numero due dell'ufficio-stampa dietro ad Augusto Frasca, aveva notato ed annotato i risultati di quel certo ... Marcello Fiasconaro.

 

Colasante, che poi sarebbe passato all'ufficio-stampa del Coni, oltre che a Frasca aveva segnalato a Luciano Barra che da non molto era segretario generale e lo sarebbe stato per quasi altri vent'anni. 

 

 

Insomma: azione a tenaglia, Fidal da un lato, il discobolo "trevisàn" di lungo corso e tuttora in attività dall'altro. Rado aveva il sogno di battere il primato di un antico oro olimpico e primatista mondiale, il gardesano Adolfo Consolini; gli riuscì invece l'impresa di contribuire a portare in Italia un futuro, di lì ad un paio di anni, primatista mondiale degli ottocento metri...Una settimana dopo Barra partì per Johannesburg: prima l'incontro con papà e mamma, poi con Marcello: si può fare e ... si fece.

 

'March' venne in Italia a luglio '71 che era quattrocentista: avendo doppia (anche tripla per la madre belga) cittadinanza, sudafricana e italiana, pur non essendo ancora tesserato per una società della Fidal aveva già fatto due volte il primato italiano, che da quasi sei anni era del lombardo Sergio Ottolina. Arriva in Italia che è già una star, ma anche un po' "oggetto misterioso": corre a Roma, allo stadio olimpico, col suo stile rugbistico con una maglia a manica lunga (par di ricordare) di foggia rugbistica anche lei, strisce vistose orizzontali bianche e verdi: fa 45"7, record italiano.

 

Parla sempre meglio la lingua del babbo e colpiscono l'allora inusuale capigliatura lunghissima, i basettoni e le camicie hawaiiane; di corsa è una belva, quando gli si parla tradisce ancora un po' di timidezza...Va agli europei di Helsinki, in agosto, dopo un altro test-primato: al meeting di Viareggio fa 45"5. L'Italia punta moltissimo sugli europei, all'epoca in atletica non c'era altro (già, i Giochi olimpici), i primi mondiali arriveranno proprio nella capitale finlandese, ma solo dodici anni dopo...

 

Il tredici di agosto la finale dei quattrocento metri di quegli europei: Italia ancora a secco di medaglie, ma tranquilli, c'è Marcello. Che ha un allenatore sudafricano, Stewart Banner, ma i 'consigliori' in federazione sono tanti, troppi e Fiasconaro ancora tatticamente un po' inesperto. I consigliori di cui sopra, conoscendo, lo stile irruente di Fiasconaro, quasi selvaggio, unanimi raccomandano "prudenza"...

 

E prudenza è. Sorteggio favorevole della corsia: in sette il co-favorito, il polacco Jan Werner, in sei Fiasconaro che lo può così controllare. Solo che in corsia otto è partito come un missile lo scozzese Dave Jenkins, anni dopo da manager sarebbe stato addirittura arrestato per traffico di ... doping. Il britannico sembra posseduto e scappa via, ma ai trecento metri comincia a cedere. Dei sei metri di svantaggio, il polacco e soprattutto l'azzurro ne rimontano tanti, non tutti: Jenkins primo, Fiasconaro secondo (45"45 contro 45"49, record italiano), Werner terzo in 45"57. Jenkins è arrivato stordito, convinto di essere secondo, segnala ai fotografi di andare dall'azzurro come fosse lui il vincitore: ha torto lo scozzese, ha vinto lui. Aveva avuto torto anche Fiasconaro a seguire i consigli di prudenza: troppa alla fine.

 

Quella stessa sera altra medaglia azzurra nel salto con l'asta, bronzo per il rivano Renato Dionisi, un fenomeno fermato dagli infortuni. Col terzo posto copia il paesàn Aldo Righi che il bronzo europeo nella stessa specialità l'aveva vinto due anni prima, ad Atene.

 

Nell'ultima giornata a Ferragosto è Grand'Italia, vi si iscrive anche Marcello: stravinse il 1.500 metri il cuneese Francesco Arese, più avanti grande imprenditore e anche presidente della federazione. Poi le due staffette azzurre alla medaglia di bronzo: la 4x100 è terza con Pietro Mennea in seconda frazione; era stato sesto nella finale dei 200 metri e si cominciò ad intuire il suo potenziale. Terza anche la 4x400 con Marcello Fiasconaro scatenato in ultima frazione che ha permesso agli altri tre di salire sul podio con lui, cosa accaduta solo una volta, ventuno anni prima.

 

Si pensa che Marcello possa crescere tanto fino ai Giochi di Monaco 1972, ma verrà rallentato e fermato dagli infortuni: a Monaco iscritto e chiamato in quarta corsia nella batteria del giro di pista, non si presenterà.

 

Strada diversa che ricomincia dal Sudafrica, è inverno in Europa, estate laggiù: prova gli ottocento metri, March e fra marzo e aprile migliora quattro volte il primato italiano di Franco Arese, che è campione europeo dei 1.500 metri e è (anzi lo era, perso il primato da Fiasconaro) contemporaneamente primatista italiano di tutte le distanze dagli "otto" ai diecimila metri. March s'era portato fino a 1'44"7, a quattro decimi dal record mondiale detenuto da tre, un australiano, un americano e un neozelandese, tutti campioni olimpici, il terzo di questi (Peter Snell) addirittura oro olimpico tre volte...

 

Eccoci a quel 27 giugno di Italia-Cecoslovacchia, Fiasconaro sta per compiere 24 anni (lo ricordo bene: ha esattamente dieci anni meno due giorni più di me e in Sicilia avremmo poi festeggiato assieme il suo mezzo secolo ed i miei quaranta: è favorito dopo i tempi della primavera ma deve fare attenzione a uno dei due della Cecoslovacchia, slovacchi entrambi, Jozef Plachý. Marcello non aspetta e parte a tutta: stravince ed il mio cronometro mi fa sobbalzare sulla sedia (allora sul video non c'era la grafica col tempo, men che meno al momento dell'arrivo: occorre aspettare, per gli altri, non per me).

 

Io ho il mio cronometro a quinti di secondo, comperato da "Convento" in via Firenze a Bolzano qualche anno prima, perché assieme ad altri organizzavo le ... "Olimpiadi rionali". Vero, non ci sono i decimi di secondo sulla 'cipolla', ma se la lancetta si ferma fra un quinto e l'altro ecco distinguibili anche i decimi dispari: per me il tempo è 1'43"5, comunque ero sicuro: record del mondo. 

 

Negli anni si disse, da parte dei prevenuti "tempo addomesticato al volere di Primo Nebiolo!", non per me: il mio cronografo a quinti di secondo era una sentenza. Quel primato sarebbe durato tre anni, fino alla finale dei Giochi di Montreal, con Fiasconaro già al palo per gli infortuni ai tendini: ad ottenere record e oro "el caballo", il cubano con struttura simile a Marcello, Alberto Juantorena. Nel suo caso allora doppietta quattro+otto, mai accaduto né prima né dopo...

 

Il '74 sarà anno difficile per March: infortuni. Alla finale degli ottocento metri agli europei allo Stadio olimpico di Roma non è al massimo, anzi... Favorito lo jugoslavo Lucijano Sušanj (pronuncia Sùscian) che gli italiani chiamano susàni. Fiasconaro parla sempre meglio la lingua di papà Gregorio, ma il croato l'italiano lo parla meglio ancora: è la sua madrelingua, magari parlata con la 'calata' veneto-fiumana. Luciano, lo scrivo all'italiana, fa parte della minoranza giuliano-dalmata della Jugoslavia: corre per la società atletica del Quarnàro, è nato a Fiume. Nella sua Jugoslavia la chiaman sempre più Rijeka che significa proprio fiume, ma assolutamente non la chiama così - vive a Roma ed oggi ha 92 anni - Abdon Pamich marciatore oro olimpico dieci anni prima. A Fiume Pamich era nato quindici anni e un mese prima di Luciano. Che l'anno prima come Fiasconaro era passato dal giro al doppio giro di pista e aveva vinto ori europei (al coperto) su 'quattro' e 'otto'.

 

Marcello sa di non essere in condizione, fa come all'Arena un anno prima, per il record: parte a tutta e fa sognare l'intero stadio, stracolmo... Luciano torna, eccome: vince con un favoloso 1'44"07, record jugoslavo e resterà per sempre primato personale. Luciano sarebbe diventato poi presidente e vice della federatletica e del comitato olimpico croati, prima per dieci anni deputato al Parlamento di Zagabria. Fiasconaro sarà sesto: il giorno dopo in prima pagina a nove colonne (il formato di allora) la Gazzetta titolerà "Fiasconaro, ko ma da campione"... Secondo in quella gara l'inglese Steve Ovett, poi oro olimpico a Mosca '80, per almeno un decennio fiero avversario - alla Coppi & Bartali - del connazionale e attuale presidente della Federatletica mondiale, Sebastian Coe. Tornando a Sušanj, è morto a 75 anni due anni fa: gran bella persona.

 

Di fatto Roma fu capolinea di carriera per Fiasconaro, quasi anche per il croato che a Montreal '76 sarà sesto nella finale olimpicaMarcello provò ancora col rugby in Italia, a Milano, ma i tendini erano sfilacciati, troppo per far bene nella palla ovale.

 

In un colpo, battuto da Francesco Pernìci il suo record italiano, è finita l'epopea di Marcello Fiasconaro, non la magia della persona. Nell'estate '98, in occasione della coppa del mondo di atletica nella 'sua' Johannesburg andai a trovarlo a casa per un'intervista che mi era stata chiesta dalla allora Rai International, oggi Raitalia.

 

"Non azzardarti - mi disse - a chiamare tu il taxi, troppo pericoloso". Lo chiamò lui, me ne mandò uno di fiducia: arrivato a casa sua trovai un fortino, quasi come quello della pubblicità del telefono di Massimo Lopez: muri alti, filo spinato, grandi cartelli in inglese "attenzione: risposta armata". Del resto in certe città sudafricane, Johannesburg in testa, mi era stato spiegato che era così, a rischio criminalità e rapine, soprattutto stranieri e turisti: anche la stampa internazionale disponeva di scorta speciale.

 

Parlammo a lungo e mi raccontò anche della gara del record mondiale e di quel "mal di testa fortissimo e persistente". I suoi erano tutti fuori casa, impegnati con la manifestazione, la figlia anche come traduttrice, sei o sette lingue conosciute fra cui un perfetto italiano.

 

Marcello mi parlò di papà Gregorio. Pilota d'aereo in guerra, venne fatto prigioniero e deportato in Sudafrica dagli inglesi che lo trattarono come ospite. A guerra finita tornò in Sicilia, alla nativa Castelbuono, nel cuore delle Madonìe. Ma - mi disse Marcello "qua in Sudafrica allora era un Paradiso, non come adesso, in Sicilia meno": tornò in Sudafrica Gregorio, al "Capo" e poi a Johannesburg e lì Marcello crebbe, sposò Sally e con lei ebbe due figli, Luca il più giovane ha anche provato la strada del rugby in Italia, a Modena.

 

Fiasconaro, omonimo e qualcosa di più del panettone oggi più venduto in Italia (e nel mondo), con buona pace del panetùn de Milàn. Sono suoi lontani cugini e sono di Castelbuono dove si organizza (26 luglio, giorno della patrona Sant'Anna) la corsa a piedi più antica d'Europa. Lo scorso anno la vinse Yeman Crippa, trentasei anni dopo l'ultima vittoria italiana.
Nel '99 il Giro podistico di Castelbuono capitò sette giorni dopo il compleanno tondo e i pasticceri e gli organizzatori allestirono per lui una mega-festa per il mezzo secolo di vita, per me fecero uguale per i miei "anta". Marcello era emozionato e commosso, mai te lo saresti aspettato da un omone come lui.

 

Negli anni Marcello s'è fatto tanti e tanti amici: in Sudafrica of course, in Italia anche di più. Adesso che la "festa del suo record italiano" è finita leggo sui social un'infinità di notizie in proposito, una mi fa rimbalzare l'entusiasmo.

 

Un manager di atletica emiliano, figlio di un maratoneta, è il procuratore di Francesco Pernìci che ha tolto il record a Fiasconaro; scrive - fra l'altro "sono le 6.36 del mattino di Eugene (in Oregon ndr) e ti sei appena svegliato, ti squilla il telefono e ... 'sono Marcello Fiasconaro, volevo fare i complimenti a Francesco Pernìci per quello che ha fatto ieri, puoi portargli il mio messaggio?'; la telefonata mi ha emozionato". Di rimando, sempre sui social, il papà Massimo a Marcello, il figlio-manager che lo è anche di Marcell Jacobs "ti sei mai chiesto perché porti il nome che hai?".

 

Contro quel primato che sembrava imbattibile (da italiani) avevano sbattuto generazioni di grandi ottocentisti azzurri: almeno sei, un paio di loro anche più volte, racchiusi in tre-quattro decimi. Per il padovano Andrea Longo capace di 1'43"74, tempo intrinsecamente migliore, anche la federazione e altri ìncliti avevano coniato il 'sacrilegio' statistico di primato italiano 'elettrico', inesistente per gli ottocento metri, casomai un tempo ma solo per le gare fino ai quattrocento metri, ostacoli compresi.

 

Adesso è toccato al camuno Francesco Pernìci, bresciano della val Camonica appunto, fare ordine: vittoria a Nancy, in Francia, col display che indica 1'43"61. Ed il risultato ufficiale che gli regala un centesimo: 1'43"60! Stavolta sì, è record italiano.

Insomma l'epopea dell'imbattibilità del record di Marcello Fiasconaro è finita dopo 53 anni, non la leggenda dell'uomo che correva in modo 'selvaggio', quella finirà mai. Marcello all'Ansa che l'ha intervistato ha detto "mi verrebbe da riprendere in mano le scarpette chiodate per provare a rifarmi, ma ormai a quasi 77 anni forse non è più tempo".

 

Grazie, Marcello, ma grazie anche a Donato Sabia, Giuseppe D'Urso, Andrea Benvenuti, Catalin Tecuceanu ed Andrea Longo che ci hanno provato: il primo non c'è più, piegato dal virus nella sua Lucania proprio all'inizio del contagio da covid. Ma l'onore del Grande March sarà comunque sempre salvo: sentite un mio caro amico politico, appassionato-malato di atletica e di storia dello sport "guardiamo il distacco dei due record, di Fiasconaro e di Pernìci, dal primato del mondo: zero contro 2"69, che altro si può dire?".

 

A me viene in mente quell'antico, famoso Carosello dell'elettrodomestico, con Giampiero Albertini "scusi, sa senatore: ma lei è proprio incontentabile". "Sempre" - probabilmente la risposta... 

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