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| 17 giugno | 19:09

Dove si trova Capo Verde? ''In testa'' e ora grazie al ''nonnetto'' Vozinha lo sappiamo tutti. In un Mondiale dove ci sono tutti (tranne noi) abbiam trovato per chi tifare

DAL BLOG
Di Franco Bragagna - 17 giugno 2026

"E' molto lontano l'Islanda, è vicino a Padova l'Islanda!", E' l'Italia ingenua di Giulio (Bortolaso), da un po' dottore in economia che ha lavorato in Asia (informazioni mie chissà se corrette fino in fondo); è l'Italia incantata, involontariamente comica dello Zecchino d'Oro attraverso il 'birignao' veneto di un bambino di Vicenza. E' il 1994 (novembre), la domanda posta tutt'altro che ingenuamente (mal o ben gliene incolse), la fece un Cino Tortorella più moderno rispetto a quello che presentava le prime edizioni dello 'Zecchino'. Smessi i panni di Mago Zurlì, era in versione più 'casual' il "bravo presentatore" del Ponente ligure: bravissimo, molto avanti coi tempi, fece la domanda ... "adesso arriva una bambina dall'Islanda, ma sai dov'è l'Islanda?"... Eccola là, la risposta, a distanza di una decina di anni dalla trasmissione diventò 'virale', ancor oggi lo sketch lo si può trovare su Youtube e non solo: è diventato tormentone. Zurlì-Tortorella morì a quasi novant'anni quasi tredici dopo il recupero-web di quel 'reel'. Il tutto fa parte oramai del "lessico famigliare", quasi come parti del libro di Natalia Levi-Ginzburg che oggi è in lutto per la morte del figlio, Carlo Ginzburg.

 

Ma la domanda vera oggi, anzi adesso, è un'altra nel pieno svolgimento anzi nel pieno inizio di un mondiale di calcio eterno, a 48 squadre. Ne manca una sola di quelle che già il mondiale l'han vinto (e quella l'ha vinto quattro volte).
Eccola la domanda che proporrei ad una comunità in vacanza, non necessariamente di soli giovani, visto che quel tipo di geografia s'insegna sempre meno. "Ma dove si trova Capo Verde?" E un Giulio più grande e un po' più smaliziato del bambino 'de Vicènsa' mi risponderebbe "ma in testa si trova Capo Verde!".  "Sì, d'accordo Giulio, ma "in testa a quale continente?". "Ma no, in testa ... alla classifica!". Risposta, sempre col solito 'birignao' veneto, non vera o corretta solo in parte, nell'una e nell'altra interpretazione. Capo Verde è sì in testa alla classifica del girone a quattro squadre, ma a pari merito con Uruguay, Arabia Saudita eeee ... sì, Spagna. Perché incredibilmente Capo Verde ha costretto allo zero a zero una Spagna completamente fuori fase e comunque ancora una delle favorite per la vittoria finale. Spagna che è parsa bloccata, incapace di muoversi e correre, coi suoi uomini migliori poco bravi a smarcarsi.

 

E' accaduto anche ad altre favorite, a cominciare dal Brasile di Carlo Ancelotti che in quel caso aveva però di fronte il Marocco, gran bella squadra e - uno a uno alla fine - ha rischiato di prenderle. Ma ancora la Spagna ed il girone: altra sorpresa, meno potente, l'Arabia Saudita che stava vincendo contro un eccellente Uruguay e al novantesimo (anzi dieci minuti dopo, ormai va così: le partite durano cento minuti!) è finita uno a uno. Quindi sì, Capo Verde 'in testa' (non al continente) ma nella classifica del girone, a pari punti però (uno) con Spagna, Uruguay ed Arabia Saudita, le ultime due, per il fatto di averne segnato almeno uno di gol, graficamente peraltro davanti alle altre due in classifica...

 

 

Ma la mia domanda, sì sempre quella, "dove si trova Capo Verde?" era più di carattere geografico e c'è già un piccolo tormentone, anche qua. Capo Verde è un arcipelago (nove isole più una non abitata) al largo delle coste di Senegal e Mauritania, ad  ovest nel centro-nord dell'Africa. Far mezzo milione e seicentomila gli abitanti. Capo Verde - e fu sensazione - è riuscita a qualificarsi: colonia portoghese per decenni ha mantenuto la lingua ufficiale, un po' ma solo un po' diversa da quella parlata in Portogallo e diversa un po' di più da quella del Brasile. E' rimasta anche una passione smisurata per il pallone, retaggio dei colonialisti. Com'era e com'è per altre ex colonie portoghesi, come il Mozambico, dove nacque e crebbe Eusebio, il più grande calciatore portoghese di sempre. Vincitore del "Pallone d'Oro" nel '65, rimase nell'Africa australe per un bel po', prima di arrivare nella madrepatria, anche calcistica.

 

Eusebio da Silva Ferreira, nacque a Lourenço Marques, capitale del Mozambico. Una volta autonomi dal colonialismo portoghese, i mozambicani si affrettarono a chiamarla diversamente, la capitale. Dal '75 è Maputo, come il nome del fiume che per un tratto del suo corso di trecento chilometri, meno di metà del Po, segna il confine col Sudafrica. Eusebio e i capoverdiani, qualcosa in comune? Niente! Salvo il fatto di essere usciti da colonie del Portogallo. Quel Portogallo che il geniale Eusebio che stava per arrivare in Italia, a Milano (Inter o Milan?), se non fosse che dopo quei mondiali del '66, la Federcalcio italiana chiuse le frontiere. Ai mondiali in Inghilterra Eusebio fece nove reti, quattro su rigore. Vinse la classifica dei marcatori e portò la sua nazionale fino al terzo posto, sconfitta in semifinale dall'Inghilterra che poi vinse a Londra-Wembley.

 

Comunque, Capo Verde: zero a zero contro la Spagna di un ancora irriconoscibile, dopo l'infortunio, Lamine Yamal, entrato a metà ripresa. Negli ultimi minuti addirittura un paio di buone occasioni per gli africani. Sì, perché Capo Verde è nel cosiddetto continente nero. Avevo lasciato immaginare che mi sarebbe piaciuto seguire con affetto Curaçao, lo farò comunque malgrado la sconfitta per sette a uno contro la Germania e vi prego: non chiamateli 'Panzer', si offendono assai, il termine ricorda i cingolati d'epoca nazista. Mi autodenuncio, io che non sono tifoso cambio fede (con la minuscola) per questi mondiali, un po' come fece Fede (con la maiuscola, l'Emilio Fido della caricatura-parodia umoristica), che passò dalla sua Juve al Milan del capo. Ma qui il Capo è ... Verde ed è meglio di Curaçao, sia per il risultato in campo che per una minore dipendenza dal passato coloniale. L'isola caribica, un tempo terra d'Oltremare dei Paesi Bassi, coi suoi nemmeno duecentomila abitanti è la più piccola nazione della storia, per chilometri quadrati e popolazione, con una squadra nazionale capace di arrivare alla fase finale dei mondiali. In realtà nella sua rosa propone un solo giocatore completamente "indigeno", gli altri sono tutti olandesi o frisoni o altro che han mantenuto il legame con Curaçao per via dell'immigrazione di almeno uno dei genitori verso i Paesi Bassi.

 

Comunque, rieccomi da novello "Emilio-Fido" che cambia casacca in corsa: Capo Verde ha messo alle strette la Spagna all'Atlanta Stadium, ciò che nacque cioè all'indomani olimpico nel 1996, al posto dello Stadio di Atlanta (il Centennial Olympic Stadium), dove Michael Johnson fece imprese... Atlanta è il capoluogo di quello stato degli States (Georgia) che resterà a lungo "on my mind" - grazie, ohooo - all'indimenticabile versione cover di Ray Charles. Sì, per sempre nella "loro mente e testa", dei capoverdiani e di moltissime altre persone, soprattutto in Spagna e anche in tutto il continente africano. Sempre loro, i capoverdiani: contrariamente a Curaçao la loro nazionale ha sì qualche "portoghese" a bordo, in senso buono, ma la maggioranza o quasi dei giocatori viene e ha imparato a palleggiare sulle nove isole abitate dell'arcipelago di casa. Dei 26 giocatori convocati nella rosa della squadra (c'è anche chi ha giocato in Italia, Dailon Livramento, che è sotto contratto col Verona Hellas) quattordici sono figli di capoverdiani, gli altri sono completamente indigeni. Curiosa la composizione dei capoverdiani di sola origine di uno o di tutti e due i genitori: un americano (il terzo portiere), un irlandese, solo tre portoghesi (due di Lisbona, uno di Setùbal), tre francesi della zona della capitale e addirittura sei olandesi, tutti di Rotterdam.

 

Ma chi ha sbancato è un indigeno, il portiere Josimar Josè Evora Dias; chiiii e chi lo conosce? Per forza, per tutti è VOZINHA, ha quarant'anni, fa il dentista e adesso un po' di più fa il portiere: è stato l'eroe della partita contro la Spagna. I soprannomi di giocatori spagnoli, portoghesi e sudamericani nascono sempre da un fatto reale o solo vagamente reale. "Vozinha", genitori impegnatissimi col lavoro, è stato cresciuto dai nonni ed il suo 'nick-name' significa "nonnetta" o "nonnina", "ah, nonné" in romanesco, in realtà in portoghese andrebbe detto "avozinha" (da avo, nonno), ma i compagni di squadra a Capo Verde al momento del conio gli fecero lo sconto della vocale iniziale. Oltre che eroe - Josè - ah scusate Vozinha sennò lo riconosce nessuno, è diventato famosissimo. Non solo nell'arcipelago, in tutto il mondo. 

 

Prima della partita contro la Spagna sul suo profilo Instagram, di molto cresciuto dopo la qualificazione ai mondiali, aveva cinquantamila follower. Beh, dopo la partita, cominciata a mezzogiorno ora di Atlanta e di tutta la costa atlantica, erano saliti a quasi DUE MILIONI. A mezzodì del giorno dopo in Europa (tardo pomeriggio-sera in Asia) sfioravano i CINQUE MILIONI e adesso sono quasi DODICI MILIONI e se non mi sbrigo a chiudere l'articolo diverranno presto più di QUINDICI, MILIONI.

 

Insomma, ai mondiali di calcio un altro dentista, vero stavolta, dopo quello presunto del 1966, il nord-coreano Pak Doo-ik, che ci fece male a Middlesbrough (Inghilterra), segnando il gol all'Italia di allora. Comunque meravigliosa la storia della famiglia di uno che si fa chiamare "nonnetta": la moglie di Josè è incinta e sua mamma, solo lei della famiglia, avrebbe tanto voluto andare a seguire il figlio, quarantenne da un paio di settimane. Ma avere il visto era difficile: rinunciò! Qualche media aveva messo in giro la voce che le fosse stato completamente negato il visto, non è esattamente così: provò ad ottenerlo, il visto, ma aveva rinunciato, scoraggiata dalla richiesta di dover pagare quindicimila dollari americani solo a titolo di versamento fiduciario, una specie di cauzione.

 

 

Adesso invece, dopo il chiasso fatto da diversi media americani (aiuto: Fifa e suo presidente Gianni Infantino, dove diavolo siete?) sta per intervenire in prima persona il Dipartimento di Stato americano, di fatto il ministero degli esteri. Han controllato e verificato - pare - che mamma "Vozinha" non aveva alfine presentato richiesta di visto. Potrebbero permetterle di avere il visto persino - tenetevi forte! - "aggratis", senza necessità di alcuna cauzione. Ma si possono allestire così i mondiali extralarge, tre Paesi che organizzano e addirittura aperti a 48 squadre? Come diceva quello "si faccia (ancora) la domanda e si dia una risposta!"

 

 

Insomma, forza Vozinha e daje Capo Verde!

 

Oggi per Giulio (Bortolaso) dello Zecchino d'Oro di trentuno anni e mezzo fa, tornato a Vicènsa dopo aver fatto anche il manager a Shanghai, in Cina, sarebbe così: "Capo Verde confina a nord con l'Islanda, a est con Padova e a sud e a ovest - essendo arcipelago - col mare". Sì col mare di problemi quotidiani che l'ex colonia portoghese fa fatica a risolvere. Ma che la nazionale di calcio riuscirà ancora per qualche giorno o settimana a placare. Quel "panem et circenses" al quale altri, anche una nazione dell'Europa meridionale, non hanno per aggrapparsi: permetterebbe di accantonare, temporaneamente, i problemi di tutti i giorni. Alla domanda, talvolta posta con faciloneria, "perché seguire il calcio?" la risposta, una delle, potrebbe essere ... per non pensare ad altro, un 'canta che ti passa' che non tramonta mai.

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