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| 13 febbraio | 18:50

''Il più grande distruttore della pace è l’aborto'', la vergognosa j'accuse di Papa Leone alle donne mentre le religioni continuano a benedire fucili e cannoni

DAL BLOG
Di Giacomini Alessandro - 13 febbraio 2026

Giacomini Alessandro, ha sostenuto, sotto ogni forma, l'indipendenza del pensiero e delle azioni sia dell'uomo sia dello stato nei confronti di qualsiasi chiesa o fede religiosa. Attualmente collabora con MicroMega.

Di fronte all’ennesima offensiva vaticana che addita l’autodeterminazione femminile come causa dei conflitti mondiali, è necessario smascherare l’inganno di una monarchia che parla di pace mentre brandisce dogmi che hanno insanguinato la storia. ​Mentre il mondo del 2026 brucia sotto i colpi di conflitti che, dalle sabbie del Medio Oriente alle pianure dell'Europa orientale, continuano a nutrirsi di fanatismo identitario e rivendicazioni confessionali, il nuovo inquilino del soglio pontificio, all’anagrafe Robert Francis Prevost, asceso col nome programmatico di Leone XIV ha deciso di individuare il "nemico pubblico numero uno" della concordia universale. Non le testate nucleari, non il traffico d’armi benedetto dai mercanti di morte, ma l’autodeterminazione delle donne.

 

​Affermare che «il più grande distruttore della pace è l’aborto» è un atto di sciacallaggio semantico che ribalta la realtà storica, si colpevolizza la libertà per assolvere il dogma. ​La Chiesa di Leone XIV poggia la sua condanna su un pilastro della filosofia tomista, mutuato da Aristotele, la distinzione tra potenza e atto. L’argomento è noto da molto tempo: l’embrione è un essere umano in “potenza” e dunque andrebbe tutelato come se lo fosse “in atto”. ​Tuttavia, è proprio qui che la logica formale smaschera l’artificio, come ci ha insegnato Emanuele Severino, se una cosa è “in potenza”, significa che nel presente non è ciò che diverrà. Se l'embrione diventa uomo, significa che nella condizione di embrione, uomo non lo è ancora. Una ghianda è una ghianda, non è una quercia. Se calpestiamo una ghianda nel fango, nessuno ci accuserebbe di “disboscamento abusivo”. Se mangiamo un uovo a colazione, non stiamo mangiando un pollo.

 

​Affermare che l'embrione sia già una persona è un falso logico, lo semplifichiamo ulteriormente per rendere più esplosiva la logica: uno scapolo non può ricevere gli sgravi fiscali riservati agli sposati solo perché “in potenza”, magari tra cinquanta anni, potrebbe convolare a nozze. Equiparare l’interruzione di gravidanza a un omicidio significa negare lo sviluppo e la realtà biologica, trasformando una possibilità futura in un obbligo presente che annulla i diritti di una persona esistente, senziente e in atto, la Donna. Affermare che l'embrione sia già una persona significa negare il tempo, la biologia e il divenire è un paradosso ontologico, si pretende di tutelare un’astrazione futura calpestando una realtà presente, la Donna, che è l’unica “persona in atto” in questa equazione. 

 

La Chiesa, insomma, preferisce il nulla di ciò che forse sarà alla libertà di ciò che già è. L’attacco di Leone XIV non nasce dal nulla è l’ultimo capitolo di una letteratura misogina che parte dalle epistole paoline sul silenzio delle donne e arriva alla demonizzazione della scienza medica. In una monarchia assoluta composta esclusivamente da uomini, l’autodeterminazione femminile è vissuta come una minaccia esistenziale al primato del sacro sul corpo. ​C'è un’immagine che la storia ci restituisce con una regolarità imbarazzante, quella del sacerdote che bagna con l’acqua santa la canna di un cannone. Nella teologia cattolica esiste la categoria della “guerra giusta”, si sono spesi fiumi d’inchiostro per spiegare quando sia lecito sventrare un altro essere umano in nome di un trono. Eppure, non esiste l’aborto giusto. Per Leone XIV, la violenza di Stato può essere benedetta, la scelta di una donna è sempre maledetta.

Guardiamo ai conflitti odierni, guerre di matrice religiosa o nazional-religiosa dove si uccide in nome di “verità” dogmatiche.

 

La guerra distrugge biografie reali, corpi in atto, città costruite, mentre l'aborto interrompe un processo biologico. Dire che una donna che entra in una clinica è più pericolosa di un generale che ordina un bombardamento non è solo un errore logico è un’allucinazione morale. ​Senza dimenticare che Robert Francis Prevost governa l'ultima monarchia assoluta d'Europa, una struttura gerarchica composta esclusivamente da uomini che pretendono di legiferare sul ventre delle donne. Questa idiosincrasia verso la Legge 194 non è “difesa della vita”, ma difesa del potere, la donna non è vista come un soggetto autonomo, ma come un mero contenitore di una “potenza” a cui deve subordinare la propria intera esistenza, pena l’accusa infamante di essere “distruttrice della pace”.

 

​Se volessimo spingere la logica di Leone XIV fino alle sue estreme, grottesche conseguenze, dovremmo vivere in un mondo dominato dal delirio. Se la potenza equivale all’atto, allora ogni adolescente che tira calci a un pallone in un oratorio dovrebbe ricevere il Pallone d'Oro per meriti futuri, e ogni proprietario di un accendino dovrebbe essere arrestato per strage colposa, essendo un piromane “in potenza”. ​Ma l’ironia si ferma davanti alla tragica ipocrisia di un trono che parla di “pace” mentre siede su millenni di intolleranza. Vedere un uomo simbolicamente protetto da guardie armate, al vertice di un’istituzione che ha inventato l’Inquisizione e che ha ancora le mani calde del sangue delle guerre di religione, spiegare a una donna che la sua scelta di non procreare è “il più grande distruttore della pace” è una performance di cinismo impressionante.

 

​Sua Santità, la prossima volta che vorrà cercare i “distruttori della pace”, faccia un esperimento, smetta di guardare nelle sale d'attesa dei consultori e provi a guardarsi allo specchio. La pace mondiale starà benissimo anche senza il controllo del Vaticano sugli uteri femminili, anzi, se le religioni smettessero di occuparsi di ginecologia e iniziassero a occuparsi di non benedire più i fucili, il mondo sarebbe un posto decisamente più tranquillo. ​Perché, santità, se l'aborto è un omicidio “in potenza”, la sua pretesa di dominio è un’oppressione “in atto” e tra un uovo oggi e la sua frittata dogmatica, la ragione ha già scelto da che parte stare.

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