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| 05 giu 2025 | 18:15

In Trentino una via dedicata al gerarca fascista Italo Balbo, sopra una Famiglia Cooperativa: così si celebra un carnefice e si dimenticano le vittime

DAL BLOG
Di Giacomini Alessandro - 05 giugno 2025

Giacomini Alessandro, ha sostenuto, sotto ogni forma, l'indipendenza del pensiero e delle azioni sia dell'uomo sia dello stato nei confronti di qualsiasi chiesa o fede religiosa. Attualmente collabora con MicroMega.

C’è chi ha una via intitolata a Giacomo Matteotti, chi a Dante Alighieri e poi c’è chi, come in Trentino, si tiene stretto Italo Balbo. Nel comune di Tione, presso la frazione di Saone vi è dedicata una via al gerarca fascista Italo Balbo, tra i massimi esponenti del fascismo. Perennemente in camicia nera, Balbo era il massimo propagandista di questo emblema del fascismo di grande fascino fisico, alto, magro e con i capelli neri, l'alter ego di quello nazista: alto biondo e occhi azzurri. 

 

Già a venticinquenne aderì al partito nazionale fascista, istituì le squadre d'azione paramilitari armate che avevano lo scopo d’intimidire e reprimere violentemente gli avversari politici. Italo Balbo divenne il comandante dell'aberrante squadrismo per contrastare gli scioperi delle classi operaie. Quelle leghe socialiste comunemente denominate, nel contesto attuale, cooperative. E questo aggiunge assurdità all'aver dedicato una via a Italo Balbo visto che il Trentino è un territorio che ha valori cooperativi storici e fondanti e la targa dell'emblema del fascismo è esposta proprio sull'edificio della famiglia cooperativa di consumo alimentare della zona.

 

Non è possibile comprendere il tutto, soprattutto in queste periodo di recrudescenza del fascismo. Di fatto è una manganellata a tutti gli italiani, una manganellata alla memoria, una manganellata ai cittadini trentini che hanno, si suppone, ben altri valori. Imploro, ma dubito che verrà attuato, visto gli appelli precedenti sia allo stesso Comune, che alla Provincia di rinominare la via. C’è qualcosa di profondamente simbolico nel dare il nome di una strada a una figura come Italo Balbo, intitolare oggi una via a Balbo non è un atto neutro.

 

È una scelta che, per quanto camuffata da riconoscimento tecnico o storico, apre la porta a una normalizzazione sottile del passato autoritario, ad un regime che ha lasciato all’Italia ben più che rotte aeree e parate militari: ha lasciato ferite aperte, leggi razziali, repressione, manganelli, pure una “Madonna del manganello” e olio di ricino. Come se si potesse scindere il “bravo aviatore” dal gerarca, come se bastasse il tempo a sbiadire le responsabilità. E allora, con lo stesso spirito, perché non spingersi oltre? Perché non erigere un santuario alla “Madonna del Manganello” nella piazza principale di Tione o in piazza Dante? Protettrice dei picchiatori in orbace, patrona delle spedizioni punitive e degli slogan urlati con mandibola serrata.

 

Naturalmente, tutto questo suona grottesco, ed è proprio questa grottesca ironia che dovrebbe far riflettere. Perché l’intitolazione di spazi pubblici non è solo un gesto simbolico: è una dichiarazione politica, una scelta di memoria e quando si scelgono figure come Italo Balbo senza un contesto critico, senza una presa di distanza chiara dal regime che ha servito si trasmette l’idea che certi passati non solo si possono perdonare, ma anche onorare. Se si intitola una via a Italo Balbo “perché era un grande aviatore”, allora fino a che punto possiamo spingerci con questo criterio selettivo? Perché non anche una “Via Adolf Hitler”, con la motivazione che “era un amante degli animali, soprattutto dei cani pastore tedeschi”? Il paradosso è volutamente grottesco, ma utile: mostra quanto sia pericolosa la tentazione di separare gli “aspetti positivi” da un intero contesto ideologico e storico che li rende inaccettabili da celebrare pubblicamente.

 

Il rischio è quello di costruire una memoria pubblica a colpi di revisionismo, dove il manganello si nasconde dietro l’elica di un aereo o di un animale domestico. Che sia per distrazione, per pigrizia amministrativa o per “rispetto della storia”, fatto sta che nel 2025, mentre si parla di rigenerazione urbana e memoria collettiva, noi ancora camminiamo lungo vie intitolate a chi ha contribuito a instaurare una dittatura. La presenza di questi nomi nello spazio pubblico non è neutra: è una forma di narrazione storica e quando quella narrazione celebra i carnefici e dimentica le vittime, qualcosa non torna. Cambiare nome a una via, al contrario, non è revisionismo: è responsabilità è decidere che certi simboli non possono più rappresentarci e allora, prima che qualcuno proponga davvero la Piazza Madonna del manganello, forse è il caso di agire.

*Attualmente vi sono venti vie intitolate a Italo balbo in tutta Italia.

*La Madonna del Manganello è una raffigurazione della figura cristiana della Madonna durante il ventennio fascista.

*Preghiera della Madonna del Manganello:

«O tu santo Manganello
tu patrono saggio e austero,
più che bomba e che coltello
coi nemici sei severo.
O tu santo Manganello
di nodosa quercia figlio
ver miracolo opri ognor,
se nell'ora del periglio
batti i vili e gli impostor.
Manganello, Manganello,
che rischiari ogni cervello,
sempre tu sarai sol quello
che il fascista adorerà.».

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