Contenuto sponsorizzato

Da ''Tritolo'' a ''Sono Dio'', storia di un grande romanziere trentino per anni ignorato in provincia e finalmente riscoperto

Mentre lo strapaese catto-moderato nostrano non cessava di snobbarne la produzione, forse anche a causa del continuo passaggio da un editore medio-piccolo all’altro – la provincia ha sempre un debole per i riflettori altrui, il prestigio sancito, il successo di massa –, Sartori ha continuato a scandagliare le sue e nostre ferite aperte, fra storia collettiva ed esistenza individuale
Dal blog di Il Lanternino - 17 luglio 2019 - 11:59

Mi ha quasi stupito, il 26 giugno scorso, trovare una pagina del meno strapaesano fra i quotidiani cartacei locali dedicata a Giacomo Sartori. Quasi, poiché comunque, rispetto a cinque, dieci o quindici fa, quando in Trentino s’ignoravano volentieri i romanzi di Sartori che, duri e drammatici, del territorio svelavano i lati più oscuri e inconfessati, pare che finalmente anche la sua terra d’origine si sia decisa finalmente a riconoscerne la statura. Pochi giorni dopo quell’intervista a tutta pagina per la rubrica “trentini dal mondo” – Sartori vive da molti anni a Parigi e torna a Trento poche volte l’anno – Rai Radio Uno del Trentino ha inaugurato un ciclo di puntate in cui Mario Cagol legge alcuni Autismi, i racconti comici di Sartori apparsi in volume l’anno scorso per Miraggi edizioni di Torino. Molto bene.

 

Il fatto è che Sartori uno scrittore degno di nota lo è sempre stato, fin dall’esordio romanzesco di Tritolo nel 1999, e quando nel 2005 apparve per Sironi quel confronto senza sconti con il fascismo di un padre morente che è Anatomia della battaglia, il Seminario Internazionale sul Romanzo che con un paio di colleghi avevamo da poco fondato all’Università di Trento non esitò a invitarlo a parlare della propria poetica. Peccato fosse un pubblico di soli specialisti. Da allora, mentre lo strapaese catto-moderato nostrano non cessava di snobbarne la produzione, forse anche a causa del continuo passaggio da un editore medio-piccolo all’altro – la provincia ha sempre un debole per i riflettori altrui, il prestigio sancito, il successo di massa –, Sartori ha continuato a scandagliare le sue e nostre ferite aperte, fra storia collettiva ed esistenza individuale, saggiando temi e forme e, nel frattempo, maturando.

 

Ad oggi il punto d’arrivo e di equilibrio di questo percorso è il romanzo Sono Dio (apparso nel 2016 per NN, ne ho scritto ampiamente qui), uscito da qualche mese in traduzione inglese, recensito con approvazione dalla critica statunitense e di prossima pubblicazione anche in Germania: va da sé che, giunti a questo punto, continuare a ignorarlo sarebbe stata una miopia preoccupante. La penna di Sartori, tuttavia, non si è fermata lì e, mentre i lettori più fedeli stanno già aspettando la prossima opera narrativa, questa primavera è uscito per Arcipelago Itaca di Ancona, con postfazione dell’amica e sodale Helena Janeczek con cui Sartori condivide da anni l’esperienza on line di Nazione indiana, un piccolo gioiello in versi: s’intitola Mater amena e non è una raccolta di poesie, ma di “proesie”, come l’autore le ha battezzate.

 

Non è una boutade: Sartori sullo stile ha sempre lavorato di sottrazione e, confrontandosi con la forma lirica, deve aver capito fin da subito che la sua strada non era quella musicale e preziosista della tradizione, optando così per un dettato prosaico e quotidiano che pure riesce a trarre dalla versificazione, dalle sue pause e dai parallelismi, un’espressività compiuta. Ebbene, se in Anatomia della battaglia è con il fascismo del padre che Sartori faceva i conti, e con le sue ricadute sulla deriva ideologica del figlio progressista, questo è invece il ritratto dolente, in cui l’autore in parte e suo malgrado si rispecchia, di una madre non meno segnata da quei tratti temperamentali – anaffettività, autodisciplina, vitalismo – che già in precedenza si presentavano come i risvolti esistenziali, radicati nella personalità e nella condotta quotidiana, di un’educazione autoritaria. Bastano due distici: “aborrivi i contatti / tra i corpi” o, con le parole basiche della stessa madre: “sono così vecchia / come faccio”.

 

È brava Helena Janeczek a cogliere nella postfazione il colpo da maestro attuato da Sartori in questo libro: “L’intuizione formidabile e lancinante di Sartori sta nel far rimare ‘narcisismo’ e ‘fascismo’. […] Non la contestazione studentesca, ma la premessa nell’epoca [il ventennio, nda] che ha forgiato persino la madre nel disprezzo dell’empatia e della debolezza, ha consegnato il figlio a una mancanza originaria”. Sartori ci offre insomma, attraverso una vicenda personale, lo specchio di ciò che tutti ancora ci portiamo dentro, in latenza, tara e impulso ad un tempo: il rischio, a ogni gesto e parola, di abdicare al nostro meglio, a quella dotazione naturale dell’umano che fa bene a noi stessi e a chi amiamo.

Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 20 agosto 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

20 agosto - 23:22

La consigliera provinciale del Patt interviene sul tema e spiega: ''Il fatto che non sia mai stata data risposta alle due interrogazioni che ho depositato, mi fa pensare che non si sia voluto farlo per non esplicitare dei dati che erano prevedibili''. Su tutti i numeri sui parti cesarei che a Cavalese sono i più alti della provincia nonostante i parti a rischio vengano trasferiti a Trento

21 agosto - 18:16

L'ex primo cittadino della città scaligera non risparmia nulla al leader della Lega, il responsabile della crisi di Ferragosto: "Salvini a lezione da Giuseppe Conte, che gli ha spiegato il senso delle istituzioni democratiche e di fronte al Paese lo ha inchiodato davanti alle sue responsabilità definendolo sleale, bugiardo, opportunista, assenteista e completamente ignaro dell'abc costituzionale"

21 agosto - 16:04

Salito in Piazza Dante senza biglietto da subito ha fatto resistenza ai verificatori che erano a bordo. Questi compreso che il ragazzo era in stato di alterazione e viste le tante persone a bordo (comprese famiglie con bambini) hanno chiamato le forze dell'ordine ed hanno atteso che il giovane tentasse di scendere prima di agire

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato