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La libreria Arcadia di Rovereto, una "casa della letteratura", e "Gli introvabili", il libro scritto da Giorgi Gizzi, libraio bibliofilo

DAL BLOG
Di Il Lanternino - 07 aprile 2022

di Stefano Zangrando, docente, traduttore e autore

Nel quarto di secolo che ho trascorso finora in Trentino ho conosciuto e amato diverse librerie, ma nessuna – mi piace ammetterlo nonostante l’amicizia che mi lega ad altri librai – è riuscita a dare al territorio quel che gli ha portato, dall’apertura nel febbraio 2016, la libreria Arcadia di Rovereto. Parlo da cliente pessimo, ossia da lettore che negli ultimi dieci anni due volte su tre ha acquistato on line, al quale per mestiere non di rado case editrici o autori mandano i libri direttamente a casa, e che in quest’epoca ostile alla contemplazione ha decimato il tempo che trascorre vagando tra gli scaffali, non solo tra quelli delle sue librerie preferite, ma perfino tra quelli di casa propria.

 

Eppure anche da casa, a forza di newsletter, mi tocca riconoscerlo: quante presentazioni in sei anni, quanti autori e autrici di valore sotto il portico di via Fontana, quante iniziative per lettrici e lettori! Se mai qualcuno in Trentino sentisse la mancanza di una “casa della letteratura” come ce ne sono molte nei paesi d’Oltralpe, dovrebbe riconoscere che almeno per quel che concerne un calendario di eventi di livello internazionale quella casa c’è già, ed è una casa privata, cioè un’impresa che non campa né di denaro pubblico né di mecenatismo, ma unicamente dell’incontenibile intraprendenza dei suoi titolari. Complimenti vivissimi e grazie – o che altro si può dire?

 

Che il libraio tutt’a un tratto ha pure pubblicato un libro, per esempio, e che questo suo libro è una goduria per bibliofili. Giorgio Gizzi, romano, classe 1964, che con la moglie Monica Dori è fondatore e titolare dell’Arcadia, se n’è uscito di recente con Gli introvabili (ed. Manni), sottotitolo: “Alla ricerca di libri perduti”. Va bene, il sottotitolo è già logoro prima ancora di leggerlo, e anche per la veste grafica l’editore si sarebbe forse potuto impegnare di più, ma il resto è una filza di piccole gioie tenute insieme dall’amore per i libri e per il viaggio, per l’arte e per le genti, per la cultura tutta.

 

Prima di fare il libraio, Gizzi ha fatto il reporter e ha visitato molti luoghi, buona parte dei quali si ritrova in queste pagine; e prima di essere libraio Gizzi è un lettore i cui entusiasmi si travasano qui in varie istantanee memorabili e rammemoranti: titoli fuori catalogo che sono punti di partenza per ricognizioni spazio-temporali ora autobiografiche, ora nutrite di aneddotica su personalità più o meno celebri, nessi per gradi di separazione che portano ad accostamenti imprevedibili, narrazioni frammiste di esperienze sensoriali, peregrinazioni cartacee e incontri in carne ed ossa – come quello, divenuto collaborazione, con Franco Maria Ricci, dove si è trasportati da Pontremoli al labirinto di Fontanellato passando per la «Biblioteca di Babele» curata da Borges.

 

Quest’ultimo è solo un esempio, seppur tra i più invidiabili, da una sorprendente enciclopedia personale: il Giappone, Alighiero e Boetti, Parigi, Moby Dick, la libreria Maldoror, il Montana di Johnatan Raban, «la strada che porta da Pound a Cummings», Moravia, l’Afghanistan, Ghirri e i suoi paesaggi, Salonicco e Carlo Levi, Parigi, la boxe, la storia misteriosa di Monsieur Chouchani… Cito a caso, risfogliando il volume dopo una lettura centellinata su più giorni, per gustarne un capitolo alla volta, la densità di ognuno, disarmato da tanta cultura, dalla fame e dallo stile con cui è vissuta, dal garbo magnanimo con cui è raccontata – e contenendo a malapena la tentazione di cercare in internet alcuni fra i titoli introvabili di cui questo libro attesta la sopravvivenza.

 

A lettura conclusa ho pensato:

a) che bello avere nella città dove vivo un libraio così colto e appassionato;

b) grazie a Giorgio Gizzi, al suo cosmopolitismo e alla sua libreria, da sei anni Rovereto è un po’ meno paesana e un po’ più parte del vasto mondo;

c) per evitare che Gizzi legga questo mio testo come una lusinga pubblicitaria, dovrei forse continuare con le mie cattive abitudini e farmi vedere poco, tanto comunque ogni due per tre l’Arcadia fa il pienone – ma ci sto ripensando.

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