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L'orchestra Pomo d'Oro e il controtenore Jakub Józef Orliński aprono con Facce d'amore la Stagione dei concerti

Il grande interesse mostrato negli ultimi vent’anni dalla musicologia internazionale verso le opere di Haendel, Vivaldi e Scarlatti, con il recupero di manoscritti inediti, ha impresso una svolta imprevedibile nel mondo delle incisioni e delle programmazioni artistiche dei teatri. Per rispondere a tale interesse sono subito nati nuovi complessi, si sono ricercati cantanti e con loro strumentisti, direttori disposti a correggere e integrare modalità esecutive ormai un po’ stantie
DAL BLOG

Analisi, recensioni, presentazioni delle grandi opere nella prestigiosa sala della Società Filarmonica di Trento

La società Filarmonica apre la nuova Stagione dei Concerti con il ritorno a Trento dell’Orchestra il Pomo d’Oro che si presenta con una delle sue stelle più brillanti, ormai conosciuta in tutto il mondo artistico, il controtenore polacco Jakub Józef Orliński con il quale l’orchestra ha già inciso ben due album discografici, Anima sacra (2018) e Facce d’amore (2019). La bellezza della sua voce si unisce ad una corporeità scenica capace di restituire insieme tutte le profondità e meraviglie del teatro barocco musicale.

 

Il grande interesse mostrato negli ultimi vent’anni dalla musicologia internazionale verso le opere di Haendel, Vivaldi e Scarlatti, con il recupero di manoscritti inediti, ha impresso una svolta imprevedibile nel mondo delle incisioni e delle programmazioni artistiche dei teatri. Per rispondere a tale interesse sono subito nati nuovi complessi, si sono ricercati cantanti e con loro strumentisti, direttori disposti a correggere e integrare modalità esecutive ormai un po’ stantie.

 

Un luminoso esempio di questa seconda generazione di ‘barocchisti’ è proprio l’Orchestra il Pomo d’Oro, fondata nel 2012, accogliendo un piccolo numero di specialisti degli antichi strumenti settecenteschi, affidandoli alle cure di direttori con un gusto formidabile per una modernità capace di avvicinare il pubblico a quel senso della meraviglia e stupore proprio del teatro settecentesco. Riccardo Minasi, Maxim Emelyanychev, Stefano Montanari, George Petrou, Enrico Onofri e ora Francesco Corti hanno diffuso un repertorio diventato subito affascinante grazie anche alle voci di Joyce DiDonato, Emöke Barath e Jakub Józef Orliński. In pochi anni hanno conquistato le sale principali dei concerti, dalla Wigmore Hall al Theater an der Wien, Carnegie Hall, Concertgebouw e Théâtre des Champs Elysées, conquistando parallelamente numerosi Diapason d’or al Grammophon Award e l’Opus-Klassik proprio per una incisione Haendeliana.

 

Come dice lo stesso controtenore nato in Polonia, e formatosi a New York, Facce d'amore comprende “arie d’opera che raccontano una storia, mostrando l’immagine musicale dell'amante maschio nell’era barocca – non solo il lato positivo, come l’amore gioioso e reciproco, ma anche la rabbia e persino la follia.” Un autentico viaggio attraverso l'opera barocca che, come la sua pittura, è piena di luce e chiarezza musicale e che assume nella voce di Orlinski una fresca naturalezza postmoderna.

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