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Primo giorno di scuola, emozioni forti per genitori e bambini che si possono gestire...leggendo

Dalla fiaba “Non voglio andare a scuola” (Babalibri) a quella “Si va a scuola” (Erickson) leggere con i propri figli qualcosa sull'argomento può aiutare ad affrontare meglio questo importante momento non solo per i bimbi ma anche per mamme e papà
DAL BLOG
Di La Libreria Erickson - 02 settembre 2017

Un’attenzione particolare è rivolta al mondo dell’infanzia, dei bambini e degli adolescenti. Uno spazio importante è dedicato agli argomenti più delicati come la separazione, l'adozione e a tematiche sociali

di Silvia Martinelli

 

Tra qualche settimana si torna sui banchi. E per qualcuno sarà la prima volta. Un giorno importante. Tutti noi abbiamo nell’album di famiglia la foto del primo giorno di scuola: uno scatto che ci ritrae con una faccia a metà tra il terrorizzato e l’orgoglioso, mentre teniamo sulle spalle uno zainetto che ci sembra grande il doppio. Dietro la macchina fotografica c’è probabilmente una mamma agitata, e insieme felice, nel veder crescere il proprio cucciolo. Al suo fianco, è facile immaginare un papà, che vede già suo figlio scalare le vette della conoscenza con l’abecedario colorato sotto il braccio.

 

Di quella fotografia ci resta un sorriso guardandola adesso, ma di certo in quel momento ci sarà sembrato di sentire un gran bel miscuglio di emozioni. In effetti lo è stato, e lo è tuttora tanto per i bambini e quanto per i genitori che stanno per vivere l’esperienza del primo giorno di scuola. Di certo è l’inizio di una nuova avventura, e ci sarà chi ci si butta a capofitto, e chi invece ne resterà un po’ spaventato, almeno all’inizio. In ogni caso è bene prepararsi ad affrontarlo con gli strumenti giusti, che non vuol dire solo fare la punta alle matite e foderare i quaderni. C’è anche tutto il mondo delle emozioni che in questo caso è importante esplorare, per non rischiare di vivere un momento positivo di crescita come qualcosa di spaventoso, o ancor peggio traumatico.

 

Essere spaventati all’idea di fare qualcosa che non si conosce è normale, ed è proprio quello che succede a Simone, il piccolo coniglio protagonista di “Non voglio andare a scuola” (Babalibri). Quando la mamma gli dice: “Domani è il tuo primo giorno di scuola”, la sua risposta è “No, non voglio!”; e quando il papà cerca di convincerlo: “Troverai molti amici e imparerai tante cose nuove”, la sua risposta è sempre “No, non voglio!”. Ma dopo un’intera giornata passata a scuola, quando è ormai ora di tornare a casa, la risposta di Simone è sempre la stessa, questa volta però non ricolma di testardaggine e timore, ma di passione per un posto che si è scoperto accogliente. Una volta tolta l’aura di mistero da questo posto chiamato “scuola”, resta l’entusiasmo per tutto quello che lì dentro si può scoprire. E, come sappiamo, la curiosità dei bambini è spesso più forte della loro paura.

 

É esattamente quello che ci spiega Alberto Pellai, noto psicoterapeuta dell’età evolutiva, con le parole della fiaba “Si va a scuola” (Erickson). Dietro ai timori del piccolo protagonista, si nasconde anche tutta la curiosità e il desiderio di scoprire cosa lo aspetta dietro la porta della sua classe: “Come sarà la maestra, quali difficilissimi compiti dovrò fare?”, si domanda. Ma già dal primo momento in cui prende posto nel suo banco, il bambino fa in modo che la preoccupazione lasci spazio all’entusiasmo.

 

Leggere insieme ai bambini storie come queste, può aiutare a sdrammatizzare un momento di agitazione come la vigilia del primo giorno. Spiegare cosa succederà quando la sveglia suonerà l’indomani, aiutare il bambino a non sentirsi smarrito, ma al contrario accompagnato in questo suo nuovo viaggio. Ma non sono solo i bambini a essere spaventati da questo nuovo inizio. Spesso sono proprio i genitori a restare travolti dall’ansia: anche i genitori infatti dovranno destreggiarsi tra nuovi tipi di relazioni e il timore di aver preparato il loro bimbo in maniera adeguata. Saper riconoscere le proprie emozioni e quelle del bambino è utile per non restarne sopraffatti, ma mostrarsi invece positivi di fronte alle nuove sfide.

 

A scuola non si impara solo a leggere, scrivere e far di conto, ma anche ad ascoltare e dare valore alle emozioni, di sé e degli altri. Sarà così più semplice considerare la scuola uno spazio di ascolto per i bambini e per i loro genitori, un luogo di dialogo e confronto che prepara sia i piccoli che i grandi alle sfide della vita.

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