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Puzza e lupi che dissotterravano i cadaveri, piazze e nascondiglio dei fuggiaschi, il cimitero medievale e la danza macabra

Non si aveva l’idea moderna che il morto dovesse essere depositato in una specie di “casa” tutta sua, di cui sarebbe stato l’occupante e proprietario perpetuo. Poco importava pure l’esatta destinazione delle ossa, purché rimanessero presso i santi (le reliquie) o in chiesa. Il corpo era affidato alla Chiesa: non importava che cosa ne facesse, a patto che lo conservasse nel suo sacro recinto
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Di Lou Arranca (Alias Ivo Cestari) - 07 giugno 2020

Rapito dalla Montagna anni fa, pratica escursionismo, percorre vie ferrate e frequenta qualche falesia e palestra di roccia. 

Si può allora immaginare il cimitero (atrium, e in seguito coemeterium, dal greco koimétérion = luogo dove si dorme) così com’era nel Medioevo e ancora nel XVI e XVII secolo, fino all’Illuminismo.

E’ sempre nel cortile rettangolare della chiesa il cui muro occupa di solito uno dei 4 lati. Gli altri tre erano spesso guarniti di arcate aperte. Al di sopra di queste gallerie si trovavano gli ossari dove crani e membra erano disposti con arte.

 

Le ossa provenivano soprattutto dalle grandi fosse comuni, scavate in questo stesso cortile e dette “fosse dei poveri”, larghe e profonde (5-10 metri) e che potevano contenere fino ad un migliaio di cadaveri cuciti semplicemente nei loro sudari e senza bara. Quando una fossa era piena, la si chiudeva e se ne riapriva una più vecchia dopo aver portato le ossa disseccate negli ossari.

(Ossari sopra le arcate perimetrali del cimitero dei Santi Innocenti - Parigi)

 

Coperte con lastre mal connesse tra loro, queste fosse emanavano un lezzo spaventoso che si diffondeva per tutto il quartiere. Cronache dell’epoca riportano che durante gli inverni molto freddi, i lupi dissotterravano i cadaveri, attirati da un possibile lauto pasto.

 

Non si aveva l’idea moderna che il morto dovesse essere depositato in una specie di “casa” tutta sua, di cui sarebbe stato l’occupante e proprietario perpetuo. Poco importava pure l’esatta destinazione delle ossa, purché rimanessero presso i santi (le reliquie) o in chiesa. Il corpo era affidato alla Chiesa: non importava che cosa ne facesse, a patto che lo conservasse nel suo sacro recinto.

(Il cimitero dei Santi Innocenti nel 1550 - Parigi)

 

Dal XVI secolo al XVIII secolo, come già anticipato, i cimiteri furono anche delle pubbliche piazze, molto popolate ed animate, dove sembra che ci occupasse di tutto fuorchè di morte.

 

Il cimitero, spazio pubblico aperto a chiunque, era un centro di vita collettiva: vi si trovavano mercati, fiere, pellegrinaggi; vi si erano aperte stabilmente delle botteghe nonostante il divieto della Chiesa.

 

I panettieri vi costruivano il forno, contadini ed altri lavoratori venivano ad offrire i propri servigi, giocolieri, burattinai, mimi, menestrelli, saltimbanchi e ciarlatani facevano di esso un luogo d’attrazione per gli sfaccendati: vi si veniva a passeggiare e a ballare nonchè a seguire lezioni di catechismo. In alcune città vi si svolgevano pure le funzioni del tribunale. Il tutto alla faccia del (presunto) rispetto per i morti odierno.

 

Nel XVII secolo, la Chiesa ordinò che intorno ai cimiteri fossero costruiti dei muri di recinzione al fine di impedire risse, furti, prostituzione, mercati e pure il pascolo di bestie ed il deposito di immondizie: non dimentichiamo che i cimiteri avevano l’aspetto di terreni abbandonati senza tombe né croci né alberi, ma solo fosse comuni e lanterne-segnacolo.

 

Una volta recintato, il cimitero, terra consacrata come la chiesa di cui costituisce il prolungamento, divenne luogo d’asilo e di rifugio dove si godeva del diritto di immunità nei confronti della legge. Non solo vi si nascondevano i fuggiaschi, ma alcuni di questi vi si rifugiavano stabilmente costruendo delle stanze sopra gli ossari e convivendo con un fetore inumano. Si arrivò al punto di edificare delle case che in ragione dello loro “posizione” godevano di particolari privilegi fiscali o demaniali. Alcuni documenti testimoniano di pie donne eremite che vi si facevano murare vive.

(Stampa “La reclusa” presso il cimitero dei Santi Innocenti - Parigi (le viene offerto una pagnotta fatta con farina di ossa umane polverizzate)

 

Nel secolo XVIII i cimiteri cessarono di essere un luogo di passeggio, di riunioni e di feste, ma ancora nel 1874 gli abitanti di Bruxelles, a Pasqua, si recavano nel cimitero comunale di Diegem dove aveva luogo la festa del patrono con vendita all’asta di polli, maiali ed altri animali da cortile. La giornata si concludeva con danze e bevute tra le tombe.

 

Quelle danze e quei balli forse sono da collegarsi a riti arcaici delle danze dei morti praticate dai popoli primitivi, di cui le danze macabre furono una sorta di parodia cristiana.

 

Il “ballo di San Vito” è anch’esso una conseguenza dei balli nei cimiteri: San Vito (protettore dall’epilessia) avendo visto dei cristiani ballare in un cimitero, li aveva maledetti condannandoli a ballare senza mai più fermarsi.

La Piaga del Ballo di Strasburgo 1518. Caso di isteria collettiva dovuta forse all’uso di pane fatto con farina di Segale “cornuta” (Ergot) da cui secoli dopo il dr. Hoffmann estrasse, dopo 25 procedimenti chimici, l’LSD 25 . Nel giro di qualche mese morirono circa 400 persone in preda ad un ballo convulsivo incontrollabile fino allo sfinimento. Varie ambientazioni rappresentano la scena all’interno di un cimitero.

 

Lou Arranca e Maurizio Martinelli

 

Al prossimo appuntamento: “La morte di sé”

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