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6 dicembre: l'anniversario di una strage causata da un aereo militare che piomba su una scuola. Altri fatti vengono alla mente, il Cermis e Ronzo Chienis

Nel 1990 lo schianto contro la succursale dell'Istituto Tecnico Salvemini di Casalecchio di Reno vicino a Bologna: morirono sul colpo dodici studenti. Nel 1998 la strage del Cermis, venti morti. Ma nel 1945 grazie a un atto eroico di un pilota fu evitata la morte e la distruzione del paese della Val di Gresta
Dal blog di Massimiliano Pilati - 07 dicembre 2018 - 12:44

6 dicembre 1990, alle10:36 un aviogetto da addestramento Aermacchi MB-326 partito dall'aeroporto di Verona-Villafranca si schianta contro la succursale dell'Istituto Tecnico Salvemini di Casalecchio di Reno vicino a Bologna, centrando le finestre al primo piano dell'edificio dove si trovava la classe 2° A e uccidendo sul colpo dodici studenti quindicenni.

 

Il tenente Bruno Viviani di 24 anni, pilota e unico membro dell'equipaggio, resosi conto che l'aereo era divenuto ingovernabile, lo abbandonò lanciandonsi con il seggiolino eiettabile per poi posarsi con il paracadute sulle colline di Ceretolo e riportando alcune fratture.

 

Questi i nomi dei 12 ragazzi deceduti nella strage: Deborah Alutto, Laura Armaroli, Sara Baroncini, Laura Corazza, Tiziana de Leo, Antonella Ferrari, Alessandra Gennari, Dario Lucchini, Elisabetta Patrizi, Elena Righetti, Carmen Schirinzi, Alessandra Venturi. Oltre ai dodici morti vi furono 88 ricoverati: 72 feriti riportarono invalidità permanenti in misura variabile tra il 5 e l'85 per cento.

 

Un fatto assurdo e tremendo aggravato dal fatto che l'Avvocatura dello Stato scelse di difendere il pilota e altri due militari mentre le vittime che si trovavano all'interno di una scuola anch'essa di proprietà dello Stato, non ricevettero il medesimo patrocinio e dovettero pagarsi gli avvocati. In un primo momento furono persino indagati i dirigenti d'istituto per mancata osservazione delle norme di sicurezza.

 

La vicenda giudiziaria si concluse il 26 gennaio 1998 con l'assoluzione per tutte le parti coinvolte, perché "il fatto non costituisce reato". La strage venne attribuita a un tragico incidente. L'aereonautica militare non si scusò mai per l'accaduto.

 

Il 3 febbraio 1998, solo pochi giorni dopo l'assoluzione del pilota di Casalecchio, un altro aereo militare, questa volta in Trentino, volando a una quota inferiore a quanto concesso e in violazione dei regolamenti, tranciò il cavo della funivia del Cermis, facendo precipitare la cabina e provocando la morte dei venti occupanti, 19 passeggeri e il manovratore, tre italiani, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese. In questo caso nessuna avaria, ma solo la voglia dei piloti statunitensi di "divertirsi" e "riprendere filmati del panorama".

 

Nel primo caso un pilota che secondo molti invece di lanciarsi e lasciare incustodito l'aero avrebbe dovuto tentare un atterraggio di fortuna a Ferrara o puntare verso il mare. Nel secondo caso dei piloti che per imprudenza tranciano un cavo di una funivia perché si stavano divertendo e se la sono filata distruggendo il filmato dell'accaduto e, solo la prontezza dei magistrati trentini che sequestrano immediatamente l'aereo incriminato nella base di Aviano, permette di chiarire le responsabilità dato l'aereo era già pronto per essere smontato e riparato.

 

A questi due fatti relativamente vicini e fissi nella mia memoria contrappongo un fatto di 70 anni fa che ho scoperto solo recentemente accaduto il 6 febbraio 1945. La formazione di bombardieri americana del 447° Squadron arriva su Rovereto

 

L'obiettivo di quel giorno era quello di bombardare la stazione dei treni, usata dai tedeschi per rifornire il proprio esercito e per difendere la quale a nord della città erano state piazzate numerose postazioni di antiaerea. I colpi della contraerea colpirono l'aereo B-25J dal nome in codice “Maybe”.

 

L'aereo non poteva più proseguire e carico di 1.300 chili di bombe invertì perciò la rotta. Regola voleva che in simili occasioni ci si dovesse disfare subito delle bombe per alleggerire il peso dell'aereo e cercare di prendere quota. Ma in quel momento l’aereo stava sorvolando il centro abitato di Ronzo Chienis. Invece di sganciare le bombe che avrebbero distrutto e provocato morte nel piccolo paese della Val di Gresta il pilota Earl H. Remmel e il copilota Leslie T. Speer ordinarono al resto dell'equipaggio di lanciarsi mentre loro portarono l'aereo ad atterrare rovinosamente poco sopra evitando la strage.

 

Strana la storia da una parte due aerei partiti per addestramento e che invece portano morte, dall'altra un aereo partito per portare morte con le sue bombe e che grazie ad un atto eroico del pilota ha risparmiato un paesino trentino da un assurdo eccidio.

 

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