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In Germania finisce con un'ovazione e tra gli applausi l'era di Angela Merkel, Olaf Scholz è il nuovo cancelliere

Per anni ci era stato spiegato che la socialdemocrazia era finita in tutto il mondo, associando incredibilmente la caduta del comunismo sovietico al socialismo di marca europea, dimenticando che quest’ultimo era stato storicamente uno dei principali oppositori del sistema totalitario comunista
DAL BLOG
Di Nicola Zoller - 09 dicembre 2021

Socialista dal 17° anno d'età, continua a dedicarsi allo studio del pensiero progressista e democratico

Dunque il socialdemocratico Olaf Scholz è il nuovo cancelliere tedesco. Per anni ci era stato spiegato che la socialdemocrazia era finita in tutto il mondo, associando incredibilmente la caduta del comunismo sovietico al socialismo di marca europea, dimenticando che quest’ultimo era stato storicamente uno dei principali oppositori del sistema totalitario comunista.

 

Ora la riscossa di Scholz in Germania e della Spd tedesca – sulla base della tradizione che la colloca come partito fondatore e guida del socialismo europeo – testimonia il buon stato di salute della socialdemocrazia. È giusto dire che non è stato un trionfo e che il 25,7 per cento dei voti è ancora lontano dai tempi di Willy Brandt, quando la Spd superava il 40 per cento. Ma sono cambiate le condizioni politiche e anche altre forze politiche sono state messe sotto scacco dagli estremismi populisti e dai rigurgiti xenofobi che hanno interessato tutta l’Europa. E quindi il fatto che la Spd sia diventata il primo partito tedesco, quando ancora un anno fa molti commentatori la davano al terzo posto, significa che attraverso Scholz si è manifestata una tendenza che non è mai venuta meno.

 

Bisogna ricordare che Scholz era stato un giovane socialista molto massimalista, ma oggi rappresenta una posizione di equilibrio nella Spd, senza radicalismi a sinistra e senza gli eccessi centristi che erano emersi con il cancelliere Gerhard Schröder (e il suo “Neue Mitte”- Nuovo Centro) o la “Terza via” inglese del neo-laburista Tony Blair.

 

Scholz è visto oggi come un erede del pragmatico cancelliere Helmut Schmidt: ambedue originari di Amburgo – di cui Scholz è stato sindaco – risultano capaci di tenere assieme interessi sociali ed economici diversi, ma mantenendo una visione socialista progressista e filoeuropea. Scholz è considerato infatti colui – che da ministro delle Finanze del governo Merkel – ha molto influito sul via libera tedesco al “Next Generation Eu”, il piano europeo di interventi da 750 milioni di euro da usare contro i danni economici e sociali del Covid-19.

 

Non a caso Scholz ha parlato di una “svolta hamiltoniana” per l’Europa: un riferimento sapiente alla decisione con cui nel 1790 Alexander Hamilton ottenne che il governo federale Usa si assumesse il peso del debito dei singoli stati dell’Unione. Un’apertura di principio che va nella direzione di un ruolo diverso della Germania, proprio nel solco degli ultimi interventi di Schmidt che richiamavano i tedeschi alla responsabilità verso il comune destino europeo. E in prospettiva getta – con il concorso della coalizione “semaforo” con Verdi e Liberali – una luce ottimistica sul futuro della UE, concependo un “debito pubblico europeo” mirato a costruire grandi infrastrutture produttive, stradali, ferroviarie, portuali, scolastiche e ospedaliere, trovando come partner interessato le imprese private (a cui non sono insensibili imprenditori e Liberali) ma mirato anche alla transizione ecologica e per istruzione, sanità, previdenza sociale (a cui puntano organizzazioni sindacali e Verdi).

 

È significativo infine che una delle parole chiave della campagna elettorale di Scholz  sia stato “rispetto”: in primo luogo per le persone più svantaggiate, che non sanno seguire i percorsi della meritocrazia nelle nostre società competitive. “C’è merito – afferma Scholz – non solo nel successo, ma anche nel lavoro umile”. E anche qui egli fa un riferimento colto al sociologo laburista inglese Michael Young, che fin dagli anni 50 fu un critico fervente dell’ “avvento della meritocrazia”, satireggiando contro la sfrenata competizione degli egoisti ma anche con l’ingenuo ottimismo buonista dei progressisti. Il “rispetto” di Scholz è per tutti, per tutte le minoranze e le differenze: è dunque una speranza contro le pulsioni nazionalistiche antieuropee e antimoderne di questi anni.

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