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L'assunzione scorretta del cibo può causare colite, emicrania e artrite. A giocare un ruolo chiave è il ''Baff''

Una delle sostanze su cui la ricerca ha puntato la propria attenzione in quanto sospettata di giocare un ruolo chiave è il BAFF. I livelli di quest'ultimo si possono rilevare con un semplice test
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Di Paolo Lupo - 11 dicembre 2019

Mi piace poter influire positivamente sulla salute delle persone con la mia attività, perché uno stile di vita sano non riduce solo il peso, ma regala anche benessere alla vita di ciascuno

Diabete, sovrappeso e obesità sono sempre più diffusi nella la popolazione mondiale, ma non sono le uniche problematiche legate all’assunzione scorretta del cibo che insorgono con sempre maggiore frequenza. Infatti, sempre più numerosi sono i soggetti in cui determinati alimenti scatenano sintomi come colite, emicrania e artrite, tutti sintomi dietro i quali si nasconde l’infiammazione da cibo.

 

Una delle sostanze su cui la ricerca ha puntato la propria attenzione in quanto sospettata di giocare un ruolo chiave è il BAFF (B-cell activating factor, o fattore attivante i linfociti B in italiano), la cui funzione pro-infiammatoria è legata al tratto digerente.

 

D’altro canto, fin dal 2009 è stata anche dimostrata scientificamente la relazione tra sovrappeso e infiammazione. Tale relazione è dovuta all’effetto negativo delle sostanze pro-infiammatore sull’efficacia dell’insulina, l’ormone che tiene sotto controllo le concentrazioni di zucchero nel sangue.

 

I livelli elevati di BAFF e infiammazione, che vengono registrati quando nell'organismo un cibo determina sintomi percepibili, determinano scarsa efficacia dell’insulina nel controllo della glicemia. Le conseguenze sono l’alterata assimilazione degli zuccheri e, insieme agli altri squilibri alimentari, l’accumulo di massa grassa, soprattutto a livello addominale.

 

Ma cosa può indurre la produzione eccessiva di BAFF? Già da qualche anno i ricercatori hanno scoperto che l’assunzione eccessiva o ripetitiva di un alimento o di un gruppo alimentare può provocare tutti i sintomi infiammatori che usualmente sono ascritti al cibo. Tuttavia, solo da poco la misurazione del BAFF viene applicata seriamente in ambito clinico. Questo sebbene siano proprio i valori di BAFF a permettere di comprendere il livello di infiammazione correlata al cibo eventualmente presente in una persona e di agire in conseguenza per aiutare a ridurre quella stessa infiammazione e a controllarne gli effetti sulla salute.

 

Fortunatamente, oggi è possibile lo studio dei propri livelli di infiammazione legata al cibo andando a dosare i livelli di BAFF attraverso un test semplice da eseguire.

 

L’analisi del dato permette al biologo nutrizionista o al medico di impostare un piano alimentare personalizzato, che rispetti il profilo alimentare personale e possa contribuire alla gestione dei disturbi.

 

Insieme all’attività fisica e alla modalità alimentare più corretta, poi, la misurazione del livello di infiammazione e lo studio del profilo alimentare personale consentono di ridurre l'acqua extracellulare (sgonfiandosi) e di aumentare l’utilizzo delle calorie introdotte, riducendo l'accumulo della massa grassa in eccesso.

 

In sostanza, nel momento in cui l'infiammazione da cibo viene fatta calare attraverso il piano alimentare più adatto, si generano le condizioni di miglioramento metabolico che permettono di liberarsi dalle reazioni avverse agli alimenti divenute così comuni.

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