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Come nasce lo spumante Ferrari? Lo spiega l'enologo Ruben Larentis: l'ultima vendemmia raccolti 80.000 quintali di uva

In tutti i casi l’uva è stata controllata dai tecnici dell’azienda in tutte le fasi del ciclo produttivo. Il vino base è stato già travasato due volte ed è tenuto sotto controllo e fatto oggetto di periodici assaggi ed eventuali interventi di aggiustamento
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Di Sergio Ferrari - 09 febbraio 2020

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele

Nei primi mesi dell’anno tutte le cantine del Trentino che producono spumante classico  – sono più di 50 - dedicano attenzione all’evoluzione e all’affinamento del vino base prodotto quasi esclusivamente da uve Chardonnay e Pinot Nero. Ruben Larentis enologo che coordina le operazioni all’interno delle cantine Ferrari Spumante descrive gli interventi eseguiti finora ed anticipa quelli futuri.

 

Le Cantine Ferrari hanno raccolto dall’ultima vendemmia 80.000 quintali di uva provenienti dalle aziende di famiglia per il 15% e per l’85% da viticoltori singoli o associati a cooperative (circa 600). In tutti i casi l’uva è stata controllata dai tecnici dell’azienda in tutte le fasi del ciclo produttivo. Il vino base è stato già travasato due volte ed è tenuto sotto controllo e fatto oggetto di periodici assaggi ed eventuali interventi di aggiustamento.

 

Dopo la fine della fermentazione malolattica il vino base è conservato in recipienti di acciaio da 200-300 ettolitri o in botti di legno di rovere di Slavonia della capacità di 40 ettolitri. Importante, dice Larentis, è che il vino rimanga a contatto con i lieviti fini perché lo rendono più morbido.

 

Fra due mesi si procederà per fasi successive all’assemblaggio, operazione fondamentale per ottenere il massimo livello di qualità per le diverse tipologie di spumante che caratterizzano il paniere di offerta delle Cantine Ferrari. All’assemblaggio farà seguito il tiraggio (tirage) cioè la messa in bottiglia.

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