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Dai fitosanitari, agli agrobiofarmaci di nuova generazione. Il futuro viene studiato anche alla Fondazione Mach

Gli agrobiofarmaci si dividono in quattro categorie. Questo settore è in crescita nella ricerca e nelle multinazionali. Anche la Fondazione Edmund Mach di San Michele si interessa a questa innovazione
DAL BLOG
Di Sergio Ferrari - 22 febbraio 2017

 Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele

Un settore in continua crescita sia a livello di ricerca sia da parte delle multinazionali è quello degli agrobiofarmaci che trovano applicazione più nella produzione integrata che in quella biologica. 

 

Gli agrobiofarmaci o mezzi biologici di ultima generazione si possono suddividere in quattro categorie: i macrorganismi ausiliari, insetti e acari utili allevati in centri di produzione denominati biofabbriche ai quali si aggiungono i formulati a base di nematodi entomopatogeni; i microrganismi composti da virus, funghi, batteri, eccetera che vengono formulati e distribuiti con le stesse macchine irroratrici dei mezzi convenzionali; i semiochimici ovvero le molecole che molti insetti impiegano per comunicare tra loro (feromoni soprattutto) che sono impiegate per turbare le loro comunicazioni (confusione sessuale) o per attirarli e ucciderli (attrazione e morte); gli estratti vegetali, prodotti ad azione fitosanitaria estratti da piante.

 

Ad eccezione della categoria degli ausiliari, tutte le altre devono seguire un iter di registrazione per l’immissione in commercio del tutto simile alle molecole di sintesi. I mezzi biologici sono in progressiva espansione e rappresentano oltre il 30% del mercato mondiale degli agrofarmaci. Il ritmo di sviluppo di questa fascia di prodotti è previsto in crescita per circa un 15% annuo per il prossimo quinquennio.

 

Alle nuove biotecnologie cominciano ad essere interessate anche le multinazionali. Si spera che questo non sia solo un interesse di facciata e che gli investimenti siano realmente vantaggiosi per lo sviluppo di un’agricoltura ecosostenibile. 

 

Di agrobiofarmaci si sta interessando anche uno dei dipartimenti del Centro di ricerca e innovazione della Fondazione Edmund Mach di S. Michele. E’ tuttavia impensabile che almeno nel medio periodo gli agrobiofarmaci possano sostituirsi completamente ai prodotti fitosanitari  convenzionali. 

 

* Pt13 dell'inchiesta "Cento anni di difesa delle piante in Trentino"

dedicata alla memoria del dr. Mario Del Dot. L’iniziativa nasce da due considerazioni: il pubblico dei non addetti all’agricoltura deve essere messo in grado di farsi un’opinione personale sulle questioni che riguardano fitofarmaci e salute; ripercorrere un secolo di interventi di difesa fitosanitaria, consente di cogliere i cambiamenti migliorativi ottenuti anche per merito di persone preparate e coraggiose. Tra queste merita un posto di rilievo il dr. Mario Del Dot scomparso qualche mese fa. Ha iniziato la sua attività come medico condotto a Tuenno occupandosi in prima persona di fitofarmaci e di prevenzione dei pericoli che derivavano dal loro impiego. Nella sua operosa carriera di medico pubblico e di docente universitario si è poi occupato anche di malattie legate al lavoro agricolo.

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