Dalla distribuzione del miele alla riserva del genoma, rivalutate le funzione dei fuchi

Laureato in Scienze Agrarie all'Università di Padova, dal 1961 al 1994 è stato docente all'Istituto Agrario di San Michele
Nel gruppo di esperti della Fondazione Mach che si occupano di apicoltura è entrato all’inizio del nuovo anno un giovane dottorando di ricerca che nel prossimo triennio si occuperà di fuchi, cioè dei maschi delle api.
Le loro caratteristiche anatomiche ed il comportamento all’interno dell’alveare, dice Paolo Fontana coordinatore del gruppo, giustificano in parte la nomea di pigroni e di mangiatori a ufo di miele che finora è stata loro attribuita.
Il ruolo dei fuchi si sta rivalutando in seguito a nuove esperienze e studi. E’ vero che soprattutto all’inizio i fuchi mangiano molto miele.
Ma da adulti svolgono attività molto utili alla famiglia delle api. Riscaldano la covata, raccolgono il nettare dalle api operaie e lo distribuiscono ad altre api.
Alla funzione primaria di fecondatori delle regine si aggiunge il ruolo di riserva del genoma della razza.
Il dottorando di ricerca approfondirà queste ed altre funzioni svolte dai fuchi e studierà i modi per regolare la loro presenza numerica nell’alveare. In una famiglia forte i fuchi rappresentano il 5-10%.












