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Dall’inverno del 2020 le temperature potrebbero abbassarsi drasticamente, un raffreddamento causato dal ciclo solare in arrivo con il ritorno di una “piccola era glaciale”

Il periodo di cicli solare paragonabili in arrivo, secondo i dati raccolti dalla ricercatrice della Nasa Valentina Zharkov, è associabile nei tempi moderni a quello del 1790 e concluso nel 1830 noto come Dalton Minimum. Al suo apice intorno al 1816 il Dalton Minimum, potenziato dall’eruzione del Monte Tambora, portò all’anno senza estate. Quello che ci attende tra il 2020-25 potrebbe però essere anche peggiore, essendo un minimo dell’attività solare più simile al Minimo di Munder (1645-1715) e ricordato come “La piccola era glaciale”
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Di Tiberio Chiari - 07 settembre 2019

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Il clima e i cambiamenti climatici attuali sono il frutto dell’antropizzazione massiccia e sconsiderata del pianeta, ma non bisogna dimenticare che cause endogene potrebbero stravolgere ulteriormente una situazione che sembra irreversibile.

 

I cicli solari sono periodi della durata di 11 anni, variabili anche in 10 o 12 anni, nei quali l’attività solare passa da un picco di massima a un picco di minima attività. La maggiore attività è quantificabile attraverso la presenza di macchie solari sulla superficie, maggiori sono le macchie maggiore è l’attività solare e la forza del suo campo magnetico.

 

Il fatto che durante un periodo di minimo la temperatura diminuisca drasticamente è un effetto legato, stando allo stato dell’arte attuale della conoscenza del fenomeno, all’aumento delle nuvole nell’atmosfera terrestre dovuto all’aumento di raggi cosmici che colpiscono la terra, questo aumento avrebbe una relazione diretta con i cicli solari.

 

Oltre ad attività solari minime, come si spiegherà in seguito, i periodi più estremi dei cicli solari possono portare ad un’assenza totale dell’attività solare che coinciderebbe a una diminuzione dell’influsso del campo magnetico del sole sulla terra e indirettamente a una generalizzata diminuzione della temperatura dovuta all’aumento delle nuvole, come accadde probabilmente durante il minimo di Maunder, tra il 1645 e il 1715, quando in Europa il clima divenne talmente rigido da essere paragonato ad una mini era glaciale. Il Minimo di Maunder fece il suo ingresso senza preavviso e durò per circa 50 anni.

 

I dati sul rallentamento dell’attività solare con l’ingresso nel prossimo ciclo, il 25°, che dovrebbe iniziare in un qualche momento del 2019 in concomitanza di un evento plasmatico solare noto come “terminator”, sono stati confermati anche dalla professoressa Valentina Zharkov con un articolo su Nature.

 

Stando ai dati della professoressa Zharkov queste oscillazioni tra minimi e massimi si inseriscono in cicli di durata maggiore che investono un arco di tempo calcolabile in millenni, vere e proprie stagioni orbitali determinate dal fluttuare del sole attorno a un proprio asse galattico. Questa fluttuazione porta a secoli nei quale aumenta l’influsso magnetico solare per la particolare posizione del sole rispetto al nostro pianeta dovuta allo spostamento del sole attorno al proprio asse galattico.

 

Se quindi è vero che potremmo entrare a breve in una epoca di minimo, è altrettanto vero che poi per i prossimi 400/600 anni le temperature terrestri continueranno ad aumentare di circa 0,5C ogni 100 anni, trovandoci ora nella fase crescente di un “grand solar cicle” e questo porterebbe ad un aumento complessivo di 2,5C nei prossimi 400 anni. La ampiezza delle previsioni in questione conferma comunque ulteriormente l’imminente ingresso in un minimo solare.

 

Rimane quindi il fatto che nel breve/medio periodo le fluttuazioni della temperatura riguardanti il ciclo attuale porteranno probabilmente ad un sostanziale abbassamento delle temperature che andrebbero a superare per importanza il trend si innalzamento ipotizzato per i cicli millenari di 1950 ± 95 anni, come di seguito riporta la stessa Zharkov:

 

“…tuttavia, durante i prossimi due minimi solari, che dovrebbero verificarsi nel 2020-2055 (minimo moderno del grand solare della durata di 3 cicli solari) e nel periodo 2370-2415 (futuro minimo del grand solare della durata di 4 cicli) si prevede che una diminuzione della temperatura terrestre sarà simile a quella del minimo di Maunder e, sicuramente, sostanzialmente più grande delle fluttuazioni di temperatura naturali mostrate nella trama di Akasofu26,47. Si noti che queste oscillazioni della temperatura terrestre stimata non includono alcun fattore indotto dall'uomo, ma solo gli effetti dell'attività solare stessa e del moto inerziale solare.”

 

E aggiunge: “Inoltre, si prevede che le sostanziali riduzioni della temperatura durante i due grand minimi si verificheranno nel 2020-2055 e 2370-2415, le cui dimensioni non possono ancora essere previste e necessitano di ulteriori indagini. Queste oscillazioni della temperatura terrestre stimata non includono alcun fattore indotto dall'uomo, che era al di fuori dell'ambito del presente documento.”

Una situazione quindi che in linea di massima non lascia trasparire nulla di diverso da un possibile generale abbassamento delle temperature nei prossimi 35 anni, non legato a questioni climatiche “interne”. Queste temperature gelide riporteranno forse, come accadde durante il minimo di Maunder, i pattinatori sulla manica, ma potrebbero anche determinare stagioni calde più brevi con problemi all’agricoltura, in generale scombinare equilibri globali già abbastanza deteriorati.

 

Secondo la Nasa comunque non ci sono ragioni di cui preoccuparsi anche se effettivamente il Thermosphere Climate Index, che è l'indice climatico della termosfera che calcola quanta energia termica l'anidride carbonica e le molecole di ossido nitrico irradiano nella termosfera irradiano nello spazio (e nell'atmosfera inferiore) ha già segnato abbassamenti significativi: questi cambiamenti dovuti ai cicli solari non impatteranno la temperatura dell’atmosfera secondo la Nasa, ma l’effetto di irrigidimento delle temperature potrebbe essere determinato da altri fattori.

 

Infatti al netto di tutto a fare diminuire le temperature durante i minimi solari, come suggerito in incipit, è quanto sostenuto da Henrik Svensmark e EigilFriis-Christensen che riscontrano un'importante connessione tra raggi cosmici e la formazione delle nuvole: “La variazione osservata del 3-4% della copertura nuvolosa globale durante il recente ciclo solare è fortemente correlata al flusso di raggi cosmici. Questo, a sua volta, è inversamente correlato all'attività solare. L'effetto è maggiore alle latitudini più elevate in accordo con l'effetto di schermatura del campo magnetico terrestre sulle particelle cariche ad alta energia. La relazione di cui sopra tra flusso di raggi cosmici e copertura nuvolosa dovrebbe anche essere importante per la spiegazione della correlazione è stata trovata tra lunghezza del ciclo solare e le temperature globali”.

 

Quindi le equazioni sarebbero: campo magnetico solare forte=meno raggi cosmici, campo magnetico solare debole=più raggi cosmici, meno raggi cosmici=meno nuvole e più raggi cosmici=più nuvole. Diminuendo l’attività solare diminuisce l’effetto protettivo di un campo magnetico solare forte e questo farebbe aumentare l’esposizione della terra ai raggi cosmici e dunque la quantità delle nuvole presenti nell’atmosfera. Aumentando le nuvole diminuisce la temperatura.

 

Posto che tutte queste supposizioni siano vere sarebbe consigliato tenere pronto il berretto di lana.

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