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Coronavirus, l'Ue sospende il patto di stabilità: ''Bene, ora la Provincia faccia debito per rilanciare il territorio''

Questo è tanto più possibile alla luce della virtuosa limitatezza dell'uso negli anni scorsi di questa leva e della possibilità, comunque, di ricorrervi per investimenti in infrastrutture, attivando prestiti di lungo termine, con garanzie patrimoniali che la nostra Provincia  possiede e dell'ottimo "rating" di cui godiamo sia sui mercati finanziari  che presso la Bei e la Cdp
DAL BLOG
Di Walter Alotti - 23 marzo 2020

Attuale segretario generale della Uil in Trentino è giornalista pubblicista dal 2014

Ci auguriamo che l'attesa e saggia decisione della Ue di sospendere il patto di stabilità europea permetterà agli Stati di fare fronte alle ingenti spese che scaturiscono dall'emergenza Covid-19. Positiva sarebbe pure la probabile emissione dei cosiddetti "Corona Bonds", per recuperare le ingenti risorse necessarie poi a far ripartire e recuperare l'economia generale, ma anche i disastrati bilanci delle aziende e delle famiglie di mezzo mondo, comprese quelle trentine.

 

A queste azioni per la Uil del Trentino si dovrà accompagnare anche, e ci pare che anche il presidente Maurizio Fugatti sia convinto di questo, una nuova fase di rilancio del nostro territorio il reperimento delle ingenti risorse necessarie, mobilitando certo tutto il mondo del credito, ma anche ricorrendo finalmente ad un allargamento ragionato ma sensibile del debito provinciale.

 

Questo è tanto più possibile alla luce della virtuosa limitatezza dell'uso negli anni scorsi di questa leva e della possibilità, comunque, di ricorrervi per investimenti in infrastrutture, attivando prestiti di lungo termine, con garanzie patrimoniali che la nostra Provincia  possiede e dell'ottimo "rating" di cui godiamo sia sui mercati finanziari  che presso la Bei e la Cdp.

 

A differenza però di quanto viene prospettato nei corridoi del Palazzo di piazza Dante, noi, molto umilmente, ma con dati alla mano e cognizione di causa, crediamo sia meglio utilizzare Cassa del Trentino, la banca provinciale per antonomasia, come consulente (per lo scouting dell'acquirente e delle migliori condizioni di tasso), piuttosto che come collocatore di questi importanti prestiti.

 

La Provincia infatti, senza passare da CdT , ma avendo tecnicamente "direttamente sulla propria testa" i debiti contratti, non  subirebbe il costo né dei ricarichi di tasso di rendimento a cui purtroppo da anni è costretta e potrebbe evitare, vista l'emergenza, di allungare i tempi di accensione dei prestiti stessi. Non è stata infatti ancora nominato il Comitato "terzo" che dovrebbe, stabilire il tasso di riferimento per le operazioni di Cassa del Trentino con la Pat, praticamente il margine di reddito della cassa stessa.

 

La Uil rimane peraltro convinta della possibilità di coinvolgere in queste operazioni di finanziamento e rilancio del Trentino pure il Mediocredito, sempre che non esclusivamente articolazione di Banca Cassa Centrale. Potrebbe emettere per esempio prestiti obbligazionari in piccoli tagli da far collocare ai piccoli risparmiatori trentini, con un minimo tasso di rendimento, e quindi con la liquidità così  acquisita, l'istituto di via dei Paradisi, acquistare quote di un più rilevante prestito obbligazionario provinciale e continuare ovviamente a fare credito alle imprese del territorio.

 

Sappiamo bene che  anche il "dopo Covid-19" sarà  ancora più  avaro di credito, pur se sarà potenziato il "bazooka europeo" e, come si spera, sospeso appunto il Patto di stabilità. Quindi ben venga la tenuta e sviluppo di una banca d'interesse territoriale, non a vocazione prettamente nazionale.

 

Un ultima osservazione: assieme alla politica  di allargamento del debito provinciale, spostando le tante partite di investimento nel medio  lungo periodo di cui oggi si fa carico, quota parte, il bilancio provinciale annuale, ci saranno anche  le condizioni e crediamo l'opportunità per rivedere la politica fiscale provinciale,  ripristinare politiche di redistribuzione dei redditi, supportare le imprese, consolidare il welfare , tutelare l'ambiente, l'istruzione e la sanità pubblica, rilanciare i consumi e lo sviluppo, attivare finalmente la ripresa e aumentare la qualità del lavoro e della vita.

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