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Krav maga, le tecniche di difesa dell'esercito israeliano al 'servizio' della sicurezza di tutti i giorni. "E sono sempre di più le donne che si iscrivono"

Intervista a Ermanno Bassetti, istruttore della scuola Krav Maga Nesher Trento, il primo a portare in Trentino la tecnica di lotta creata da Imi Lichtenfeld dall'esperienza fatta per strada contro i nazisti a Bratislava: "In questi tempi di paure queste tecniche permettono di essere più sicuri e di saper gestire situazioni adrenaliniche ed emozioni"

Di Margherita Girardi - 19 agosto 2017 - 20:39

TRENTO. Quanti di noi sarebbero in grado di gestire un’aggressione? Non di uscirne illesi, sia chiaro, ma di non farsi prendere dal panico e difendersi? Non molti, probabilmente. E a fronte di notizie che spesso ci intimoriscono, spaventano, mettono sulla difensiva c'è chi preferisce acquisire qualche strumento utile che dia la possibilità di proteggersi in caso di bisogno. Il Krav Maga insegna proprio questo: cambiare il proprio atteggiamento e trasformarsi da vittima passiva a persona in grado di reagire in caso di pericolo. Si tratta di un sistema di tecniche di combattimento ravvicinato di origine israeliana che nasce a metà del secolo scorso grazie all’ufficiale dell’esercito israeliano Imi Lichtenfeld su richiesta dello stesso governo del paese. L’esigenza era di creare una tecnica di combattimento efficace ma facile da apprendere per addestrare le neonate Forze di Difesa Israeliane.

 

Il padre del Krav Maga era un grande ginnasta, pugile e campione di lotta libera: ideò quindi un sistema che avesse sì una base tecnica, ma a cui affiancò la sua grande esperienza nella lotta di strada, acquisita in gioventù combattendo ogni giorno per la vita nelle vie di Bratislava durante l’occupazione nazista. Leichtenfeld introdusse questa nuova disciplina quando fu a capo dell’addestramento delle Forze di Difesa Israeliane dopo essere scappato dalle persecuzioni naziste. Una volta ritirato dal servizio militare iniziò ad adattarla come difesa personale per le forze di polizia e i civili affinché si potessero difendere in un combattimento senza regole, quello di strada.

 

Ne parliamo con Ermanno Bassetti, istruttore della scuola Krav Maga Nesher Trento, (QUI PAGINA FACEBOOK E YOUTUBE) primo a portare questa disciplina in Trentino e detentore di tre titoli di insegnamento. "Il Krav Maga- ci spiega Ermanno - si differenzia dagli sport di combattimento, perché non ci sono gare, non esistono regole, né categorie di peso: questo perché la difesa personale e lo scontro in strada non lo prevedono. Allo stesso tempo non si considera un’arte marziale, perché non c’è una filosofia alla sua base e anche perché le problematiche che tratta il Krav Maga sono attuali e molto pratiche".

 

 

Vengono presentate situazioni di strangolamenti, minacce e attacchi con armi da taglio, da fuoco o armi improprie, tentativi stupro o scontri a terra. La disciplina, proprio perché deve essere funzionale nella vita di tutti i giorni è adatta a tutti, uomini e donne di qualsiasi età e forma fisica. Ci si allena sotto stress e ad occhi chiusi proprio per simulare l’effetto sorpresa che si proverebbe fermi al bancomat a prelevare, camminando con le cuffiette sovrappensiero, seduti in treno guardando fuori dal finestrino. E’ necessario infatti saper gestire la scarica di adrenalina e gli aspetti emozionali. Si impara ad improvvisare, a riconoscere la tipologia di attacco e a reagire nel modo più funzionale possibile.

 

E’ una disciplina completa che tiene conto dell’ambiente circostante, degli ostacoli che ostruiscono le vie di fuga e limitano i movimenti, e del luogo dove avviene l’aggressione. Vengono organizzati specifici seminari per ricreare queste ambientazioni particolari, come può esserlo un treno o un’auto, e rimanere quindi il più aderenti possibili alla realtà.

 

Ermanno, ha notato negli ultimi anni un incremento delle persone interessate a sapersi difendere?

 

Sicuramente da tre anni a questa parte sì. C’è un picco di persone che chiedono di poter fare corsi di autodifesa, molte più donne di una volta. Questo è merito anche della pubblicità che ha avuto il Krav Maga come miglior disciplina di autodifesa.

 

Quanto aiuta sapersi difendere in un’aggressione?

 

In tecniche statiche come le minacce o le prese ci sono buone possibilità di cavarsela. Gli attacchi sono più complicati, questo perché l’autodifesa non è il combattimento. Nello sport il pugile sa già cosa succederà una volta sul ring. Gli attacchi in strada invece si verificano molte volte al buio o in condizioni di scarsa visibilità e spesso a sorpresa, quindi alle spalle o lateralmente. Quello che insegna il Krav Maga è l’atteggiamento: riconoscere la tipologia di aggressione e la sua pericolosità e scegliere in base a questo la tecnica risolutiva. Ci spaventa quello che non conosciamo. Noi, con il Krav Maga, cerchiamo di far conoscere alle persone varie tipologie di aggressione e mostrare come risolverle, così, se dovesse capitare, dopo lo choc iniziale, la persona saprà cosa fare. Questo dà autostima e consapevolezza.

 

E’sempre importate però avere occhio critico e buon senso per analizzare il contesto. Pur conoscendo le tecniche non si può fare l’eroe della situazione, giusto?

 

Assolutamente. Davanti ad un’aggressione possiamo fare tre cose. La prima è evitare lo scontro: ci viene chiesto il cellulare o il portafogli, la persona magari è anche armata. Possiamo decidere che il pericolo è troppo grande e cedere quindi alla sua richiesta per salvarci la vita o non compromettere la nostra salute. La seconda possibilità è scappare. La terza è un’extrema ratio, quando si è davvero in grave pericolo di vita. Bisogna tenere presente che la realtà è diversa dalla palestra, influiscono stress e fattori ambientali, e in ogni caso è impossibile uscire illesi da uno scontro fisico. In più, i frequentatori della mia palestra sono persone per bene e il pensiero di fare del male a qualcuno, anche se per difendersi, è comunque difficile da accettare.

 

Dicevi che c'è un aumento di donne ai tuoi corsi. In che misura?

 

Sono ancora rappresentate in percentuale minore, circa un 30%. Questo perché devono essere fortemente motivate che sia per interesse personale, a causa di qualche evento spiacevole o per il proprio desiderio o di quello dei genitori di rendersi più sicure. Organizziamo anche dei seminari specifici solo per donne per trattare le tematiche di difesa che a loro stanno più a cuore.

 

 

Oggi il Krav Maga trova applicazione nell’addestramento di diversi settori dell’esercito, nelle forze di polizia, come il reparto Swat americano, ma viene insegnato anche agli operatori di sicurezza di servizio negli aerei di linea italiani.

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