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Addio a Eugenio Pellegrini, fondatore di Questotrentino

La sua è stata una lunga, travagliata, per certi versi inquietante parabola che lo ha visto giornalista, editore, antagonista, difensore dei più bistrattati, caparbio idealista di una società trentina

Di Nereo Pederzolli - 03 ottobre 2018 - 16:57

TRENTOBastian contrario, in tutto. Fino all’ultimo. Sempre controcorrente, tra genialità e altrettanta sregolatezza. Proprio per questa sua indole da "fuoriclasse in fuorischema" ha subìto le accuse più controverse. Senza mai ostentare assolute certezze. Eugenio Pellegrini è venuto a mancare. Stamane, il suo cuore a pezzi ha cessato di battere, in una corsia d’urgenza del Santa Chiara di Trento. Una fine in sordina, dopo anni di battaglie. La sua è stata una lunga, travagliata, per certi versi inquietante parabola che lo ha visto giornalista, editore, antagonista, difensore dei più bistrattati, caparbio idealista di una società trentina – in quegli anni, tra il ’70 e il nuovo millennio – altrettanto dinamica.

 

E’ lui che nel settembre del 1980 riesce a concretizzare il primo quindicinale di controinformazione uscito a Trento. Questotrentino, la testata, per sottolineare l’importanza di scommettere sull’analisi oggettiva di una comunità che voleva – tentava – di guardare lontano, tra informazione e stimoli sociopolitici oltre e che culturali. ‘Per dire quello che altri non dicono’ era lo slogan.

 

Giornale militante, si potrebbe dire, pochi redattori, ancor meno il budget in cassa. Ma subito una voce in evidenza per autorevolezza. In prima linea nelle inchieste su vicende locali. Sulla DC dorotea, sull’epopea dell’imprenditore Mariano Volani, poi su Tangentopoli, l’attacco a Mario Malossini, la questione morale, fino alle critiche più mirate alla sinistra istituzionale. Senza neppure risparmiare l'ascesa al potere di Lorenzo Dellai il trasformismo di alcuni ex sessantottini, la cultura asservita alla routine quotidiana. 

 

Eugenio Pellegrini – che noi chiamavamo ‘il piccolo grande inquisitore’- raggiunge l’apice con certi ‘scoop’ legati all’inchiesta Armi&Droga condotta nei primi anni ’80 dal giudice istruttore Carlo Palermo. Pubblicando dossier, editando libri, ampliando – fin troppo – il genere del suo catalogo imprenditoriale. Un protagonismo tra alti e bassi, destinato purtroppo a sfociare nel drammatico rogo del magazzino della Publiprint (nel settembre 1994) che conteneva migliaia di copie di una rivista per il mercato turistico. Incendio doloso? La risposta è stata al vaglio degli inquirenti e le colpe – indipendentemente dall’esito giudiziario – sono piombate solo e precipitosamente proprio su Eugenio.

 

Vicenda scellerata, un colpo micidiale alla sua credibilità. Alla sua stessa filosofia di vita. Lontano dalla scena, ingiustamente denigrato anche da certi giornalisti che a suo tempo avevano sfruttato le sue geniali iniziative editoriali per intraprendere carriere nel mondo della carta stampata, il ‘piccolo grande editore’ s’era rinchiuso nel suo mondo. Tra sogni impossibili e una realtà altrettanto ostica. "Questo", proprio come il pronome dimostrativo della sua ‘creatura editoriale’, fino a stamane, fino alla fine.

 

Che i caratteri (tipografici) ti siano lievi.

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