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Anche nel mondo del porfido episodi di razzismo. I rappresentanti del Clp distribuiscono volantini al pranzo tra leghisti e imprenditori

Oggi il pranzo tra la Lega e diversi rappresentanti del mondo del porfido a Segonzano. Ad essere presente c'erano anche il Coordinamento Lavoro Porfido (Clp)  che ha deciso di distribuire un volantino con alcune riflessioni di don Beppino Caldera a cominciare dalla parola ''dignità''

Di Giuseppe Fin - 30 giugno 2018 - 19:02

TRENTO. “Ora che c'è Salvini , ti posso ammazzare”, “Islamico bastardo. Vengo e ti do fuoco”, frasi terribili pronunciate da un titolare di un'azienda trentina ad un dipendente straniero quando quest'ultimo, al telefono, gli ha chiesto di rimanere a casa perché non si sentiva bene.

 

Un grave episodio di razzismo in una terra come il Trentino, che ora approderà in tribunale ma che suona forte, come campanello d'allarme, per tutta la società. Un fatto da non sottovalutare, in un clima che in tutto il Paese pare sempre più esasperato.

 

Ad essere preso di mira in questo grave episodio è stato uno straniero, uno dei tanti che lavorano nelle aziende trentine, nelle cucine dei ristoranti e in tanti altri luoghi. Stranieri sfruttati  anche nel mondo del porfido costretti a lavorare in nero o in grigio in condizioni degradanti troppe poche volte denunciate e che hanno come titolari, magari, imprenditori che strizzano l'occhio alla galassia leghista.

 

Oggi nel corso di un pranzo diverse decine di questi imprenditori si sono incontrati in Val di Cembra, a Segonzano. Un appuntamento con la  Lega Nord e centinaia di commensali. Ed è proprio qui che alcuni rappresentanti del Coordinamento lavoro porfido hanno deciso di distribuire a tutti i presenti, leghisti compresi, un volantino all'interno del quale era riportata una riflessione di don Beppino Caldera sul tema dei lavoratori migranti. Una riflessione accompagnata anche dalla parola “dignità” che sempre deve accompagnarsi alla parola lavoro a prescindere da razza, sesso o religione. Nel settore del porfido la stragrande maggioranza dei lavoratori sono magrebini, albanesi, cinesi, migranti economici che hanno faticato e sudato a fianco dei lavoratori italiani sin dalla fine degli anni '80.

 

“Questi imprenditori del porfido – ha spiegato Walter Ferrari del Coordinamento Lavoro Porfido - hanno approfittato a piene mani dei lavoratori extracomunitari, hanno approfittato della loro ricattabilità , ma anche della scarsa conoscenza della lingua e del loro isolamento. Adesso stanno montando questa grande campagna contro l'immigrazione mettendosi seduti con la Lega a mangiare con loro quando negli anni si sono arricchiti con il lavoro nero o grigio”.

 

Ad oggi, secondo i dati del coordinamento, sono circa 500 i lavoratori impegnati nel settore del porfido e di questi oltre il 70% è straniero. “Senza questa forza lavoro – spiega Vigilio Valentini sempre del Coordinamento Lavoro Porfido – le cave sarebbero chiuse e anche questi imprenditori non farebbero nulla”. I numeri dimostrano quindi come sia di fondamentale importanza il loro apporto.

 

“Questi lavoratori – spiega ancora Ferrari – hanno lavorato con contratti in nero o in grigio e sono costretti a farlo nelle condizioni più disperate. A guadagnarci erano gli imprenditori che oggi sono in prima fila ad ascoltare i leghisti e a dar loro ragione in battaglie contro l'immigrazione quando sono stati, e lo sono in tanti anche oggi, i primi a fare i proprio guadagni sulla pelle di questa gente”.

 

Una situazione, spiegano dal Coordinamento Lavoro Porfido, che è andata ad aggravarsi nel corso degli anni anche per il grosso disimpegno della parte sindacale. “Con il nostro volantino – ha spiegato ancora Walter Ferrari – abbiamo voluto ricordare ai lavoratori seduti ai tavoli dei leghisti che i loro compagni di lavoro, di sudore e fatica, che vengono dal Marocco piuttosto che dalla Macedonia, sono persone costrette ad andarsene dalla loro terra per cercare una prospettiva migliore. Tutta questa divisione e avversione nei loro confronti è incomprensibile. Nulla di diverso hanno fatto anche i tanti trentini andati all'estero come migranti economici”.

 

 

 

 

 

 

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