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Dal Venezuela al Trentino, una storia di solidarietà che ha permesso di salvare i presepi dalla guerra civile

Nel borgo di Ossana  nella tradizionale esposizione dei presepi, ci saranno quest'anno anche quelli che rischiavano di essere persi nei disordini che stanno dilaniando lo Stato sudamericano. La storia di Lisbeth Giménez e di sua madre che, con l'aiuto del Comune, sono riuscite a mettere in salvo 100 opere

Di Giuseppe Fin - 04 dicembre 2018 - 11:40

OSSANA. La guerra civile scoppiata in Venezuela sta mettendo in pericolo ogni cosa. La crisi che si sta vivendo in questo Paese è tale da aver portato negli ultimi due anni un milione di venezuelani a scappare dal loro terra e per alcuni la situazione è paragonabile a quella dei profughi siriani in Europa.

 

L'economia venezuelana continua a peggiorare e questo sta avendo effetti disastrosi sulla popolazione con un aumento delle persone in condizioni di povertà. “In questo Paese si sta portando avanti una crisi umanitaria durissima, è una guerra silenziosa perché non ci sono bombe, ma le persone stanno morendo di fame e lasciano i luoghi dove suono nati” ci racconta Lisbeth Giménez. Lei quindici anni fa è arrivata in Trentino ed ora vive ad Ossana. I legami con la propria terra non li ha mai recisi tanto da essere coordinatrice dell'associazione A.l.i (Associazione Latinoamericana in Italia). E' tramite lei che quest'anno si è realizzato un piccolo miracolo, grazie alla proverbiale solidarietà montanara che ha permesso di creare un ponte tra il Venezuela e il Trentino per riuscire a salvare i presepi dalla guerra civile.

 

“Sono presepi importanti per la mia popolazione perché non rappresentano solamente un simbolo del Natale ma anche il lavoro, l'impegno, la creatività e il tanto di buono che c'è ancora in Venezuela e che molti non raccontano perché sopraffatto dalla guerra”.

 

Lisbeth è felice di poter raccontare la sua storia e di come quest'anno la famosa esposizione di presepi del borgo di Ossana, che conta ormai 1400 opere, abbia tra queste anche un centinaio che rischiavano di essere perse nei disordini che stanno dilaniando lo Stato sudamericano.

 

“Quando sono arrivata ad Ossana – ci racconta Lisbeth Giménez – la prima cosa che mi ha colpito è stata l'esposizione di presepi che veniva fatta ogni anno. Noi in famiglia siamo molto appassionati. Il primo anno, con mia zia e mia madre, siamo riusciti ad esporre il primo presepe fatto da noi con foglie di mais e materiale da riciclo”.

 

Una tradizione quella del presepe, per la famiglia Giménez, che non doveva essere interrotta. Da quando Lisbeth è arrivata in Trentino, suo madre ogni anno preparava una piccola scatolina con un presepe artigianale e glielo spediva ad Ossana. “Era un presepe sempre nuovo – ci racconta – che aggiungevo alla mia collezione. Questo è durato per un po' di anni fino a quando le condizioni in Venezuela sono diventate difficili sia dal punto di vista economico ma anche burocratico per i tanti controlli che sono stati imposti sia per importare che per esportare”.

 

La madre di Lisbeth che ogni anno le spediva una scatola con all'interno il presepe si è trovata quindi in difficoltà, sia per i costi della spedizione sia per la trafila burocratica necessaria. Allo stesso tempo, i tanti presepi che esponeva in Venezuela erano a rischio e ormai nessuno più poteva vederli perché era diventato pericoloso con i vari disordini presenti in strada.

 

“Ad inizio anno mia madre mi ha chiamato, mi ha raccontato il dispiacere di dover tenere la sua collezione di presepi in scatole chiuse, facendomi capire che sarebbe stato per lei davvero molto bello riuscire a portarli in Italia, ad Ossana dove avrebbero potuto essere nuovamente esposti” spiega la figlia.

[GALLERIA]

Stiamo parlando di presepi molto particolari. “Ognuno – spiega - è realizzato con materiali poveri e riciclati. Tessuto, argilla, terracotta, legno, avorio vegetale delle foreste pluviali. Ognuno ha una sua storia”. Uno in particolare è dell'artista Carlos Hernandez di Valencia, a 150 km a ovest di Caracas, le cui opere, che raccontano la tradizione del presepe diffusasi anche tra gli aborigeni (le tribù che ancora vivono nelle foreste tropicali del Paese), gli sono valse il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'Unesco nel 2005.

 

Per riuscire a realizzare questo importante ponte tra il Venezuela il Trentino e portare ad Ossana i presepi venezuelani oltre alle buone intenzioni servivano però i soldi e una trafila burocratica lunghissima. Il desiderio della madre di Lisbeth, Carmen, è arrivato al Comune di Ossana che l'ha immediatamente accolta organizzando l'invio dei presepi, raccogliendo i fondi necessari, superando le mille difficoltà burocratiche che non sono mancate pur trattandosi di opere natalizie.

 

“Sapevo che le difficoltà non mancavano – ha spiegato Lisbeth – per questo ci siamo mossi già con diversi mesi di anticipo”.

 

Venticinque giorni fa i cento presepi di oltre oceano si uniti alle altre centinaia di rappresentazioni, che saranno distribuite fra le strade e i palazzi più significativi di Ossana, fino a raggiungere le imponenti e scenografiche rovine del Castello di San Michele. “Questi presepi rappresentano la bellezza delle radici della nostra terra benedetta, multiculturale, aperta, meravigliosa che sta passando un momento terribile”.

 

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