Due dirigenti trentini nei guai per un raggiro da oltre mezzo milione di euro, truffati Inps e Stato
Le fiamme gialle di Vicenza e Trento sequestrano sette conti correnti, un fondo di investimento irlandese, un prodotto assicurativo, una Jeep Cherokee e una villetta nel comune di Sanzeno. Le indagini avrebbero messo in luce un giro di trasferimenti fittizzi, redimensionamenti, cassa integrazione e prepensionamento
TRENTO. Undici indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato e oltre mezzo milione di euro in beni sequestrati. C'è anche un'azienda trentina finita nel mirino della guardia di finanza. Gli indagati avrebbero operato per beneficiare della cassa integrazione guadagni straordinaria tramite trasferimenti fittizzi, demansionamenti e prepensionamenti.
Un raggiro ai danni dell'Inps che avrebbe portato la ditta a beneficiare di 31.995,81 euro, mentre per i due dirigenti si va da 217.977,04 a 279.395,47 euro. La guardia di finanza di Vicenza e le fiamme gialle di Trento, coordinati dalla Procura vicentina, hanno così sequestrato sette conti correnti, un fondo di investimento irlandese, un prodotto assicurativo, una Jeep Cherokee e una villetta nel comune di Sanzeno per un valore complessivo di 529.367 euro.
L'operazione "Buen retiro" scatta in provincia di Vicenza nella primavera del 2017, quando l'ispettorato del lavoro esegue un controllo all'interno di un'azienda attiva nel settore dell'editoria-poligrafico. Nel corso delle verifiche sarebbero emerse alcune irregolarità, anomalie che riguardano il prepensionamento di due dirigenti e successivamente di altri nove dipendenti.
In particolare le fiamme gialle concentrano le indagini sui due trentini, originari di Cles, i quali figurano nell'organigramma con la qualifica di dirigente, ma vengono repentinamente demansionati a ruolo di quadro e poi trasferiti, altrettanto rapidamente, in un'altra sede della società. Da qui si aprono poi le porte del prepensionamento.
La ditta vicentina sfrutta la legge 62/2001: i dipendenti del settore dell'editoria-poligrafico possono accedere al trattamento pensionistico anticipato, questo purché sia stato emanato per l'azienda di riferimento un decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ma anche che i lavoratori poi pensionati abbiano usufruito della cassa integrazione guadagni straordinari disposta con provvedimento ministeriale.
L'amministratore delegato della società inoltra la documentazione necessaria e parla di un esubero strutturale di 120 unità a causa della crisi negli stabilimenti di Vicenza e Marano vicentino. La richiesta viene accolta e questo spiegherebbe i trasferimenti, poi nei fatti mai avvenuti, tra le diverse sedi aziendali.
La vicenda inizia già nel 2015, quando un dirigente dello stabilimento di Lavis viene demansionato a quadro il 1 aprile 2015, quindi viene trasferito alla sede di Vicenza e poi pensionato l'1 novembre di quell'anno dopo aver beneficiato della cassa integrazione prima della cessazione del lavoro.
L'altro dirigente trentino opera invece nella sede vicentina e viene demansionato l'1 novembre nel 2013 e va in pensione esattamente un anno dopo, l'1 novembre 2014. In questo caso la cassa integrazione entra in gioco per una settimana, giusto prima della cessazione del rapporto di lavoro. Il quadro si complica perché quello che dovrebbe essere un ex dirigente stipula nel frattempo un contratto di collaborazione a progetto con la ditta stessa tra il 2015 e il 2017 e quindi rinnovato tra aprile e ottobre 2017.
L'ispezione mette in luce però altre situazioni simili. Sono 9 i dipendenti che si spostano, il linea teorica, da Lavis a Vicenza per poi andare in pensione, gli stessi dipendenti che però confermano di aver continuato a ricevere ordine dai dirigenti, che in realtà sono rimasti operativi nelle rispettive sedi di Lavis e Vicenza fino al pensionamento.
Di fatto i due dirigenti avrebbero mantenuto l'incarico di vertice, sempre presenti al lavoro e costantemente reperibili per ogni problema. Anche gli spostamenti tra le varie sedi degli altri dipendenti non avverrebbero, se non per brevissimi periodi e solo per maturare la possibilità di andare in pensione. Gli investigatori evidenziano, infatti che non ci sarebbero state ragioni per il trasferimento di questi lavoratori in unità già in crisi e gravate da lavoratori in esubero. Soprattutto alla luce delle richieste di cassa integrazione.
Dopo le indagini, il nuovo blitz della guardia di finanza per sequestrare i beni all'azienda al centro della truffa, ma anche ai dirigenti falsamente trasferiti per un importo di oltre mezzo milione di euro.













