Contenuto sponsorizzato

Prestanome e giri di immobili, residenza in Slovenia e conti in Svizzera, sequestrato oltre 1 milione alla Azzolini Costruzioni

Qualcosa non tornava alla guardia di finanza e, complici anche alcune multe staccate dalla polizia locale mentre alcuni membri della famiglia erano alla guida di lussuose vetture, una Jaguar e due Mercedes ufficialmente esportate, sono iniziate le indagini durante circa due anni per ricostruire un quadro particolarmente complesso tra società straniere, trust, prestanome e giri di immobili

Di Luca Andreazza - 17 gennaio 2019 - 17:35

TRENTO. Avevano trasferito la residenza in Slovenia per sottrarsi all'accertamento penale in Italia, ma per la maggior parte dell’anno vivevano in Italia e all’indirizzo dichiarato risultava una sede legale di ben diciassette società slovene. Non solo, dopo il fallimento della società per un "buco" da 12 milioni di euro, una nota famiglia di Riva del Garda non avevano dichiarato circa 7,5 milioni di euro e oltre 800 mila euro di Iva dovuta e non versata. E ancora questi imprenditori non avevano dichiarato il possesso di disponibilità finanziarie all’estero per ulteriori 6,4 milioni di euro

 

Qualcosa non tornava alla guardia di finanza e, complici anche alcune multe staccate dalla polizia locale mentre alcuni membri della famiglia erano alla guida di lussuose vetture, una Jaguar e due Mercedes ufficialmente esportate, sono iniziate le indagini durante circa due anni per ricostruire un quadro particolarmente complesso tra società straniere, trust, prestanome e giri di immobili.  

Il risultato è un sequestro preventivo per un valore di 1,1 milioni di euro e un altro da 130 mila euro al termine di un'operazione articolata tra le procure di Rovereto, Milano e Verona per mettere nel mirino la famiglia Azzolini, titolari della ditta leader nel settore delle costruzioni in Trentino fino a poco tempo fa, alla quale sono stati contestati i reati di bancarotta fraudolenta, omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi, emissione di fatture per attività inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e occultamento di documentazione contabile.

 

Sono undici gli indagati in quattro distinti procedimenti penali e questo risultato arriva dopo due anni di indagini economico-finanziari avviati a Riva del Garda e la fase investigativa dell'operazione "Pro Domo" si è conclusa con l'esecuzione di un sequestro preventivo patrimoniale per 1,1 milioni di euro emesso dal Gip del Tribunale di Milano, che si aggiunge a quello precedente nelle scorse settimane per oltre 130 mila euro disposto dalla Procura di Verona, senza dimenticare le perquisizione domiciliari e societarie delegate dalla Procura di Rovereto.

 

Le indagini sono partite dopo il fallimento della società madre: un passivo di oltre 12 milioni di euro e la lente di ingrandimento si è posata sulle operazioni immobiliari tra le aziende gestite dalla famiglia di imprenditori. Le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire un modus operandi minuzioso per cercare di sottrarre beni alle legittime pretese dei creditori, ma anche all'erario, a causa della procedura di fallimenti.

 

Un giro di trasferimenti di proprietà per eludere tutti. La famiglia, secondo gli inquirenti, si è servita di diverse ditte estere con sede in Slovenia, così come conti correnti accesi in Svizzera e Croazia per "spostare" immobili, denaro e autovetture di pregio intestate al gruppo societario. A questo quadro si aggiungono inoltre uscite di bilancio come forma di "restituzione di finanziamenti ai soci" mai conferiti, ma anche cessioni di rami d'azienda a valori economicamente svantaggiosi e mai pagati.

 

In pratica, tra le persone fisiche indagate e l'azienda madre venivano interposte tantissime imprese legate alle costruzioni, una miriade di società semplici e di trust, amministrati da prestanome o da soggetti esperti nella gestione di questi particolari strumenti giuridici, alle quali attribuire tutti i beni distratti per evitare ogni coinvolgimento diretto.

 

L'operazione immobiliare non è però passata inosservata agli investigatori. L'analisi di contratti e conti correnti ha permesso di evidenziare le anomalie: gli indagati avevano ceduto solo formalmente i beni a due trust e all'amministratore fiduciario, ma in realtà continuavano ad avere un'ampia gestione diretta del patrimonio immobiliare, così come delle auto e dei relativi proventi derivati dal loro sfruttamento economico.

 

La creazione dei due trust e di diverse società semplici, vere e proprie casseforti per veicolare le liquidità del gruppo sui conti esteri, si è rivelato un escamotage per finanzieri per sottrarre alla procedura fallimentare e alla riscossione l’ingente patrimonio, ma anche sottrarre  materia imponibile al fisco.

 

Oltre alla famiglia di imprenditori, nei guai anche una donna di Parma, gestrice del trust con base a Verona, già arrestata per analoghi reati, ha inoltre omesso la presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi per occultare all’erario ricavi per 600 mila euro: immediata la denuncia dei militari e la Procura ha emesso un decreto di sequestro dell’imposta evasa per circa 130 mila euro. 

 

L'altro trust era, invece, gestito da un Gruppo europeo di interesse economico con base in Slovenia e appositamente creato per rendere difficoltosa l’attività di ricostruzione del vorticoso giro di trasferimenti patrimoniali. Il Geie, un’entità giuridica di diritto europeo composto da società di due Parsi europei che non ha scopi di lucro e che ha la finalità di consentire ai propri membri di sostenersi a vicenda nella realizzazione di progetti imprenditoriali.

 

In questa manovra sono rientrati cinque immobili di pregio per un valore di oltre un milione di euro, tra i quali una palazzina al centro di Riva del Garda e un edificio commerciale nella zona industriale di Arco, sui quali, per evitare le pretese di eventuali creditori, era stato trasferito il diritto d’uso/abitazione per trent’anni a favore di B.R. e dei figli, senza il pagamento di alcun corrispettivo.

 

Questa strategia, collegata anche alla stipula di falsi contratti preliminari per la vendita di un patrimonio di circa 10 milioni di euro, ha consentito di porre un vincolo sulle proprietà e metterle a riparo da qualsiasi manifestazione di interesse di terzi. Un giro vorticoso, che però alla fine è stato ricostruito dalla guardia di finanza.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 24 aprile 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

25 aprile - 10:12

I Finanzieri hanno posto i sigilli a oltre 230 mila euro sui vari conti bancari dell’associazione e del suo rappresentante legale, un sessantaseienne trentino, nonché la villa e annesso garage, di proprietà di quest’ultimo, per una quota del valore di circa 310 mila euro

25 aprile - 06:01

C’è un punto a mio giudizio su cui va costruito e tenuto saldo il discorso antifascista: la scelta. E non deve stupire l'uso strumentale di Matteo Salvini ed il conseguente disconoscimento del valore della celebrazione dell’anniversario della Liberazione

 

25 aprile - 09:04

L'uomo aveva lasciato la figlia di 10 anni in auto mentre lui si era allontanato per fare volantinaggio. Dopo essere tornato si è accorto che il mezzo e la figlia erano spariti ed ha subito chiesto aiuto alle forze dell'ordine facendo scattare un’imponente caccia all’uomo. Ma poi si è accorto di essersi sbagliato

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato