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Evasione fiscale: congelati a Renzo Rangoni 17 milioni di euro, è il più grande sequestro mai eseguito in Trentino

L'imprenditore, figlio di Armando colui che portò la Fiat e la Scania in provincia, non avrebbe dichiarato circa 40 milioni di euro di plusvalenze in Italia grazie a un castello societario con sede in Lussemburgo

Di Luca Pianesi - 13 January 2019 - 13:09

TRENTO. Circa 17 milioni di euro tra beni e denaro sequestrati e una denuncia per aver evaso le imposte sui redditi. Renzo Rangoni è finito nei guai dopo che la guardia di finanza avrebbe scoperto che nel 2013 ''in qualità di socio unico della società Erre Nove Sa con sede in Lussemburgo, al fine di evadere le imposte sui redditi indicava elementi attivi per 61.348 euro'' quando, invece, tra plusvalenze varie, il reddito in oggetto sarebbe stato pari a ''39.324.760,57 euro''. Da ciò deriverebbe un'imposta evasa Irpef di 16 milioni e 862 mila euro.

 

Figlio dell'indimenticato Armando Rangoni, uno dei più grandi imprenditori che il Trentino abbia avuto, l'uomo che ''portò'' le auto in provincia con le vetture Fiat a partire dagli anni '50 e che poi puntò sulla Scania, anche lì diventando un punto di riferimento assoluto del settore, Renzo è stato anche amministratore delegato dell’Italscandia, importatore in Italia della svedese Scania. Nel 2015, va detto, anche il padre Armando finì nei guai per 6 milioni di euro: la sua Erre Tre Sa era risultata esterovestita, avendo sede fiscale in Lussemburgo, mentre di fatto aveva sede in Italia e, quindi, avrebbe dovuto pagare le tasse qui.

 

Oggi la notizia: la Guardia di Finanza di Trento ha messo sotto la lente di ingrandimento un'altra Erre, questa volte Nove, e su delega della procura distrettuale della Repubblica di Trento, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, il più grande della storia provinciale per reati tributari, finalizzato alla confisca, di circa 17 milioni di euro cautelando le disponibilità finanziarie e patrimoniali.

 

In particolare, sono caduti in sequestro liquidità di conti correnti e titoli, per totali € 16.084.948,43, nonché una quota di € 777.218,66, di un prestigioso immobile sito nel centro storico di Trento del valore totale di circa sei milioni. Il sequestro costituisce la fase finale di un’attività investigativa scaturita da una verifica fiscale, conclusa nel luglio 2018, che le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trento nei confronti di Rangoni finito sotto la lente dei Finanzieri dopo un’attività di analisi per il contrasto ai fenomeni di evasione fiscale internazionale.

 

Durante le attività ispettive è emerso che l’imprenditore verificato, attraverso una sofisticata operazione che mescolava costituzioni di società estere e movimentazioni finanziarie, nel 2013, aveva occultato consistenti somme al fisco italiano: il soggetto, quale socio unico di una holding lussemburghese che, a sua volta, deteneva il 50% delle quote di una sub holding proprietaria di diverse società immobiliari, con sede in Italia e in Lussemburgo, aveva ceduto tali quote ad una ulteriore società appositamente costituita e controllata interamente dalla medesima holding, generando in capo a questa una consistente plusvalenza, contabilizzata per oltre 40 milioni di euro, che però non aveva assolto imposte, in quel Paese, in quanto completamente detassata, ai sensi della normativa fiscale lussemburghese.

 

Quanto sopra, pur legittimamente posto in essere secondo la legislazione del Granducato, ha dei riflessi di particolare rilievo sotto il profilo della tassazione in Italia: infatti, l’art. 167 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi contempla la regolamentazione delle società estere controllate (c.d. Cfc rule, che disciplina le Controlled Foreign Companies), la quale prevede che qualora una persona fisica o giuridica italiana possieda holding estere che abbiano generato redditi non tassati nei Paesi Esteri in misura, almeno, pari al 50% delle imposte applicabili in Italia, tali redditi debbano essere imputati in capo alla persona fisica che ne detiene le quote e che vengano tassati secondo la normativa italiana.

 

Nella dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2013 del trentino proprietario della holding lussemburghese, però, non vi era alcuna traccia di questa plusvalenza, per cui la Guardia di Finanza di Trento, oltre a interessare l’Agenzia delle Entrate per l’avvio delle procedure di accertamento di competenza, lo ha denunciato per il reato di dichiarazione infedele, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 74/2000 che contiene le norme penali tributarie, dal momento che le imposte così evase, quantificate in circa 17 milioni di euro di IRPEF, superavano le soglie di punibilità penali.

 

Queste le accuse della guardia di finanza da dimostrare in sede legale.

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