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Annullato il maxi-sequestro per Renzo Rangoni accusato di evasione, ma beni ancora ''congelati''

La corte di cassazione terza sezione penale sulla base del ricorso per illegittimità ha annullato l'ordinanza del tribunale del riesame di Trento. Erano stati bloccati 17 milioni di euro tra beni e denaro. Adesso si torna al Tribunale del Riesame 

Pubblicato il - 11 giugno 2019 - 17:24

TRENTO. ''La corte di cassazione terza sezione penale sulla base del nostro ricorso per illegittimità ha annullato l'ordinanza del tribunale del riesame di Trento con la quale era stato illegittimamente, come ora confermato dalla Corte di Cassazione, confermato il decreto di sequestro rilasciato dal Gip di Trento su richiesta della Procura di Trento e che aveva portato al maxi-sequestro a carico di Renzo Rangoni''. Questa l'avvocata Renate Holzeisen la quale, assieme all'avvocato Beniamino Migliucci, difende Renzo Rangoni il quale a inizio anno è stato accusato di una maxi evasione (QUI ARTICOLO).

 

A gennaio, infatti, il figlio dell'indimenticato Armando Rangoni, uno dei più grandi imprenditori che il Trentino abbia avuto, l'uomo che ''portò'' le auto in provincia con le prime vetture Fiat a partire dagli anni '50 e che poi puntò sulla Scania, anche lì diventando un punto di riferimento assoluto, aveva subito un sequestro, tra beni e denaro, per circa 17 milioni di euro a seguito di una denuncia per aver evaso le imposte sui redditi. Ora quel sequestro è stato annullato anche se al momento i beni restano ''congelati'' in attesa di un nuovo pronunciamento del Tribunale del Riesame di Trento.

 

Renzo Rangoni che è stato anche amministratore delegato di Italscania, infatti, è finito nei guai dopo che la guardia di finanza avrebbe scoperto che nel 2013 ''in qualità di socio unico della società Erre Nove Sa con sede in Lussemburgo, al fine di evadere le imposte sui redditi indicava elementi attivi per 61.348 euro'' quando, invece, tra plusvalenze varie, il reddito in oggetto sarebbe stato pari a ''39.324.760,57 euro''. Da ciò, per l'accusa, deriverebbe un'imposta evasa Irpef di 16 milioni e 862 mila euro.

 

Per la difesa di Rangoni accuse infondate e in attesa di procedere in sede processuale il 7 giugno la Corte di Cassazione ha ritenuto affetta da illegittimità la motivazione dell’Ordinanza del Tribunale di Riesame di Trento e quella del decreto di sequestro rilasciato dal Gip di Trento. ''Dunque - confermano gli avvocati di Rangoni - dovrà essere fissata una nuova udienza avanti il Tribunale del Riesame di Trento, il quale dovrà attenersi ai principi di legge indicati dalla Corte di Cassazione''.

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