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Annullato il maxi-sequestro per Renzo Rangoni, il Riesame accoglie il ricorso e 17 milioni di euro ritornano all'imprenditore

I giudici hanno, infatti, accolto il ricorso della difesa dell'immobiliarista e disposto la restituzione del patrimonio. Una sentenza che segue quella di giugno, quando la corte di cassazione sulla base del ricorso degli avvocati Renate Holzeisen e Beniamino Migliucci aveva annullato l'ordinanza del tribunale del riesame di Trento ma aveva "congelato" i beni

Pubblicato il - 27 September 2019 - 21:41

TRENTO. Il Riesame "dispone l'annullamento del decreto con conseguente dissequestro e restituzione all'avente diritto di quanto in sequestro". Così il tribunale di Trento che annulla il sequestro di beni mobili e immobili da quasi 17 milioni di euro all'imprenditore Renzo Rangoni.

 

I giudici hanno, infatti, accolto il ricorso della difesa dell'immobiliarista e disposto la restituzione del patrimonio. Una sentenza che segue quella di giugno, quando la corte di cassazione sulla base del ricorso degli avvocati Renate Holzeisen e Beniamino Migliucci per illegittimità aveva annullato l'ordinanza del tribunale del riesame di Trento con la quale era stato dato il via al maxi-sequestro per evasione (QUI ARTICOLO).

 

Una vicenda che risale a gennaio, quando il figlio dell'indimenticato Armando Rangoni, tra i più grandi imprenditori che il Trentino abbia avuto, l'uomo che ''portò'' le auto in provincia con le prime vetture Fiat a partire dagli anni '50 e che poi puntò sulla Scania, anche lì diventando un punto di riferimento assoluto, aveva subito un sequestro, tra beni e denaro, per circa 17 milioni di euro a seguito di una denuncia per aver evaso le imposte sui redditi.

 

Renzo Rangoni che è stato anche amministratore delegato di Italscania, infatti, è finito nei guai dopo che la guardia di finanza avrebbe scoperto che nel 2013 ''in qualità di socio unico della società Erre Nove Sa con sede in Lussemburgo, al fine di evadere le imposte sui redditi indicava elementi attivi per 61.348 euro'' quando, invece, tra plusvalenze varie, il reddito in oggetto sarebbe stato pari a ''39.324.760,57 euro''. Da ciò, per l'accusa, deriverebbe un'imposta evasa Irpef di 16 milioni e 862 mila euro.

 

Per la difesa di Rangoni le accuse sono sempre state infondate, una vicenda finita anche in commissione tributaria, dove si attende la sentenza di secondo grado, ma intanto la difesa incassa la restituzione del patrimonio. A giugno il sequestro era stato annullato, ma i beni erano restati "congelati", ora i giudici del Riesame hanno accolto il ricorso e annullato il sequestro preventivo. ​

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