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| 28 mar 2023 | 07:47

Evasione fiscale, l'imprenditore trentino Renzo Rangoni è stato assolto. Restituiti beni per quasi 17 milioni di euro

L'imprenditore, figlio di Armando colui che portò la Fiat e la Scania in provincia, era finito nei guai nel 2019 perché, secondo le indagini della Guardia di Finanza, non aveva dichiarato diversi milioni di euro di plusvalenze in Italia grazie a un castello societario con sede in Lussemburgo. Ora la sentenza di assoluzione 

Evasione fiscale, l'imprenditore trentino Renzo Rangoni è stato assolto

TRENTO. Renzo Rangoni è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Questa la sentenza che è stata letta nelle scorse ore in Tribunale a Trento in merito ad una vicenda che ha visto coinvolto l'imprenditore trentino che quattro anni fa si era visto congelare beni per un valore di circa 17 milioni di euro e accusato di dichiarazione infedele.

 

La Procura oltre al sequestro dei beni aveva chiesto due anni di reclusione. Un processo che ha visto diverse testimonianze e diverse udienze fino a quella di ieri dove è stata dichiarata l'assoluzione di Rangoni e la restituzione dei beni congelati.

 

LA VICENDA (QUI L'ARTICOLO)

 

Una vicenda che risale al 2019, quando il figlio dell'indimenticato Armando Rangoni, tra i più grandi imprenditori che il Trentino abbia avuto, l'uomo che ''portò'' le auto in provincia con le prime vetture Fiat a partire dagli anni '50 e che poi puntò sulla Scania, anche lì diventando un punto di riferimento assoluto, aveva subito un sequestro, tra beni e denaro, per circa 17 milioni di euro a seguito di una denuncia per aver evaso le imposte sui redditi.

 

Renzo Rangoni che è stato anche amministratore delegato di Italscania, infatti, è finito nei guai dopo che la guardia di finanza avrebbe scoperto che nel 2013 ''in qualità di socio unico della società Erre Nove Sa con sede in Lussemburgo, al fine di evadere le imposte sui redditi indicava elementi attivi per 61.348 euro'' quando, invece, tra plusvalenze varie, il reddito in oggetto sarebbe stato pari a ''39.324.760,57 euro''.

 

Da ciò, per l'accusa, sarebbe derivata un'imposta evasa Irpef di 16 milioni e 862 mila euro.

 

 

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