Accusata di traffico illecito di rifiuti, dopo 4 anni di indagini e udienze assolta la Bianchi Scavi
Nel 2020 il sequestro e l'indagine che porta gli inquirenti ad accusare l'azienda di Isera di aver recuperato ingenti quantità di rifiuti contaminati da amianto e di averli rivenduti come materia prima. Ieri l'assoluzione perché ''il fatto non sussiste''

ROVERETO. L'accusa era di quelle pesanti: traffico illecito di rifiuti. Per gli inquirenti, infatti, la ditta avrebbe recuperato ingenti quantità di rifiuti contaminati da amianto e li avrebbe poi rivenduti come materia prima. E ancora: avrebbe gestito i rifiuti rendendo appositamente difficoltosa la loro tracciabilità e in molte occasioni, senza sottoporli alle analisi previste dall’autorizzazione ambientale, li avrebbe miscelati abusivamente tra di loro per poi, direttamente o combinati con il cemento, utilizzarli per la realizzazione di sottofondi stradali, riempimenti di vario tipo, opere edilizie, copertura di discariche.
Ieri per la Bianchi Scavi è arrivata la piena assoluzione. Per il giudice Izzo, infatti, il ''fatto non sussiste'' e si chiude, così, un periodo difficilissimo per l'azienda di Isera messa in ginocchio dall'inchiesta cominciata nel 2020. Il 4 marzo 2020, infatti, una vera e propria task force si era presentata presso questa che era una delle più importanti aziende trentine che operavano nell’ambito delle attività di scavo e movimentazione terra, riciclaggio di rifiuti speciali e bonifiche ambientali di siti contaminati.
Le attività di verifica, predisposte dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale, erano scaturite da una segnalazione relativa all’impropria gestione di una ingente quantità di rifiuti contaminati da amianto provenienti da Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, che, invece di essere smaltiti come previsto dal piano di bonifica e dal pubblico capitolato in apposita discarica, sarebbero stati invece recuperati dalla Biachi s.r.l. di Isera e rivenduti come materia prima per l'edilizia.
Da quel momento sono cominciati 4 anni difficilissimi. L'azienda ha dovuto difendersi in tutti i modi dalle accuse finendo per perdere la propria forza lavoro passata da una cinquantina di dipendenti ai 15 attuali. E sono arrivati anche i sequestri: l'area della cava Brianeghe a Mori e a Prevalle nel Bresciano oltre a diversi mezzi di movimentazione terra. Ieri la sentenza (contro la quale potrebbe esserci l'appello della procura) dalla quale la ditta può ripartire con nuova energia.














