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Trento
07 febbraio | 19:30

Infiltrazioni mafiose, la Corte d'Appello conferma "il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste" per il gruppo Mezzacorona

La soddisfazione del presidente della FederCoop: "Una sentenza che mette fine definitivamente al lungo capitolo giudiziario che ha coinvolto una delle più importanti realtà cooperative del Trentino per l’acquisto dell’azienda siciliana Feudo Arancio risalente ai primi anni Duemila"

Infiltrazioni mafiose, la Corte d'Appello conferma "il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste" per il gruppo

TRENTO. "Apprendo con soddisfazione del pronunciamento della Corte di Appello di Trento di non luogo a procedere nei confronti del Gruppo Mezzacorona". Questo il commento di Roberto Simoni, presidente della FederCoop. "Una sentenza che mette fine definitivamente al lungo capitolo giudiziario che ha coinvolto una delle più importanti realtà cooperative del Trentino per l’acquisto dell’azienda siciliana Feudo Arancio risalente ai primi anni Duemila".

 

La Corte d'Appello ha confermato la sentenza in primo grado del marzo 2022 con cui erano stati prosciolti i quattro imputati dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni mafiose nell’affare Feudo Arancio. In Aula è stato ribadito "il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste".

 

Il presidente della Cooperazione trentina ha rinnovato ancora una volta al presidente di Mezzacorona Luca Rigotti la sua stima e fiducia che non sono mai mancate in tanti anni dall’avvio dell’inchiesta. 

 

"La Cooperazione trentina esce a testa alta da una vicenda che ha provocato grande preoccupazione per le persone coinvolte e per l’azienda che ha dovuto difendersi da accuse rivelatisi inconsistenti. Se si agisce con onestà e trasparenza, l’esito della giustizia non può essere che questo", conclude Simoni.

 

LA VICENDA (Qui l'articolo)

Tutto è iniziato nel 2019 quando quelli che erano stati definiti “Gravi indizi” che avevano “denotato una infiltrazione di Cosa Nostra, effettuata attraverso riciclaggio di beni, terreni e fornitura di merce da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso siciliana” avevano portato il Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Trento ad effettuare delle perquisizioni al gruppo Mezzacorona e non solo.

 

L'indagini avviata in quel frangente ne richiamava un'altra avviata nel 2001, coordinata in quella occasione dalla Procura di Ragusa, che ipotizzava l'utilizzo di denaro pubblico per compravendite fittizie. Al centro dell'inchiesta era finita l'acquisizione del Feudo Arancio da parte di Mezzacorona.

 

Nel 2019 i militari del nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Trento avevano dato esecuzione ad un sequestro preventivo, emesso dal Gip presso il Tribunale di Trento su richiesta della locale procura distrettuale – Dda, in stretto coordinamento con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ad esito di indagini in materia di infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nell’economia trentina. Il provvedimento di sequestro era stato eseguito su terreni e fabbricati di due tenute siciliane di proprietà di uno dei più importanti gruppi nazionali operanti a livello internazionale nel settore vitivinicolo. Si tratta di un complesso aziendale, del valore di oltre 70 milioni di euro, che si estende nelle province di Agrigento e Ragusa con oltre 900 ettari di vigneti e numerosi fabbricati. Il gruppo vitivinicolo trentino fin dall'inizio ha sempre respinto le accuse.

 

IL DISSEQUESTO (Qui l'articolo)

A loro volta gli avvocati Vittorio Manes e Luigi Olivieri del gruppo Mezzacorona avevano immediatamente presentato istanza in tribunale per il dissequestro di vigneti e delle strutture. Una istanza che ieri il tribunale ha accolto.

 

Nel 2020, pochi mesi dopo, il Tribunale del Riesame di Trento ha annullato il sequestro di vigneti e fabbricati, per il valore complessivo di 70 milioni di euro, della Cantina Feudo Arancio che appartiene al gruppo trentino Mezzacorona e si trova a Sambuca di Sicilia.

 

Era stato quindi annullato il sequestro di 900 ettari di vigneti e diversi fabbricati per un valore di oltre 70 milioni di euro. Insieme al reato, infatti, è venuta meno l'aggravante di aver “agevolato l'organizzazione mafiosa Cosa Nostra”. Venendo meno il reato di associazione mafiosa era caduto anche quello di riciclaggio.

 

IL FATTO NON SUSSITE (Qui articolo)

A marzo 2022 il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Trento, infatti, aveva pronunciato una sentenza di non doversi procedere perché il fatto non sussiste. Di tale pronuncia il Gruppo Mezzacorona aveva preso atto con piena soddisfazione, convinto, come è sempre stato, della assoluta trasparenza, della correttezza nonché regolarità del proprio operato. Nelle scorse ore la vicenda si è chiusa con la sentenza di secondo grado.

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