'Ndrangheta in Trentino, confermati i patteggiamenti di Paviglianiti e Arafat: esclusa l’appartenenza alla mafia
La Corte di Cassazione aveva deciso l'annullamento dei patteggiamenti accogliendo il ricorso della Procura Generale di Trento. Secondo i giudici della Suprema Corte le argomentazioni usate dal Gup relative all’accoglimento della derubricazione del reato da associazione mafiosa al reato di cui all’art. 418 del codice penale, cioè quello di aver prestato assistenza agli associati, non erano sufficienti e la sentenza di patteggiamento, di conseguenza, andava sottoposta a giudizio di un nuovo Giudice

TRENTO. Confermati i patteggiamenti di Paviglianiti e Arafat. C'è un nuovo capitolo per quanto riguarda il processo Perfido sulla presenza della 'Ndrangheta in Trentino.
Nelle scorse ore il Giudice, accogliendo le sollecitazioni della Corte di Cassazione, ha motivato in maniera più approfondita la riqualificazione del reato e di fatto l'insussistenza del reato associativo per i due imputati.
“La speranza è che ora questa vicenda sia chiusa definitivamente e si sia chiarito una volta per tutte che Paviglianiti non è un mafioso” ha affermato a il Dolomiti l'avvocato Nicola Zilio.
GIUSEPPE PAVIGLIANITI E MUSTAFA' ARAFAT
Nel corso del processo Mustafà Arafat, macedone, 45 anni che era finito in carcere per il pestaggio di un operaio cinese, e Giuseppe Paviglianiti, 61 anni, incensurato, residente a Trento e presidente dell'associazione Magna Grecia, avevano chiesto e ottenuto due patteggiamenti.
Per entrambi era caduta l'accusa più pesante, quella di essere appartenenti ad un’associazione mafiosa ma il Giudice aveva diversamente ritenuto che le sue condotte fossero al più di aver “fornito appoggio ai membri dell'organizzazione criminale”, pur non avendoci fatto parte.
Alla fine Paviglianiti aveva patteggiato 1 anno e 6 mesi di reclusione (con la sospensione condizionale della pena) vista anche la sua incensuratezza, mentre Mustafà Arafat 2 anni vista anche l’accusa di riduzione in schiavitù a suo carico.
LA VICENDA E LA RICHIESTA DI ANNULLAMENTO
Ad inizio anno la Corte di Cassazione aveva deciso l'annullamento dei patteggiamenti accogliendo il ricorso della Procura Generale di Trento. La notizia era arrivata già prima di Natale 2022 ma mancavano le motivazioni che avevano portato a questa decisione.
Secondo i giudici della Suprema Corte, infatti, le argomentazioni usate dal GUP relative all’accoglimento della derubricazione del reato da associazione mafiosa al reato di cui all’art. 418 del codice penale, cioè quello di aver prestato assistenza agli associati, non erano sufficienti e la sentenza di patteggiamento, di conseguenza, andava sottoposta a giudizio di un nuovo Giudice. Come visto però, anche il secondo GUP, ha ritenuto corretta la nuova qualificazione del reato proposta dagli imputati, ratificando il patteggiamento con motivazione più ampia.














