Vitalizi, la Cassazione respinge il ricorso di 17 consiglieri regionali: "Riconosciuta la tutela interesse pubblico"
Chiusa la lunga disputa sui vitalizi. Il presidente del Consiglio regionale, Roberto Paccher: "La massima giurisdizione civile conferma la correttezza del percorso legislativo che nel 2014 ha posto rimedio a scelte precedenti non equilibrate sugli importi dei vitalizi attualizzati. E' un riconoscimento della trasparenza e dell’equilibrio con cui ha agito il Consiglio, tutelando l’interesse pubblico senza contrapporsi ai diritti individuali"

TRENTO. La lunga disputa sui vitalizi degli ex consiglieri del Trentino Alto Adige si chiude con un pronunciamento netto: respinto il ricorso presentato da 17 ex componenti dell'Assemblea regionale che contestavano la richiesta di restituzione delle somme percepite a titolo di assegno vitalizio "attualizzato".
"Le buone ragioni del Consiglio regionale trovano definitivo riconoscimento nel giudizio della Cassazione". Queste le parole di Roberto Paccher, presidente del Consiglio regionale. "La massima giurisdizione civile conferma la correttezza del percorso legislativo che nel 2014 ha posto rimedio a scelte precedenti non equilibrate sugli importi dei vitalizi attualizzati. E' un riconoscimento della trasparenza e dell’equilibrio con cui ha agito il Consiglio, tutelando l’interesse pubblico senza contrapporsi ai diritti individuali".
Al centro della vicenda, la differenza tra gli importi previsti dalla legge regionale 6/2012 e quelli ridotti stabiliti dalla legge regionale 4/2014. Una controversia iniziata all’indomani della riforma del 2014, norma che aveva abbassato il valore attualizzato di una quota del vitalizio introdotto meno di due anni prima.
Una scelta che aveva spinto numerosi ex consiglieri a rivolgersi ai giudici per opporsi alla riduzione dell’assegno e alla conseguente richiesta di restituzione di quanto percepito.
La questione era arrivata fino alla Corte Costituzionale, che nel 2019 aveva confermato la legittimità della norma del 2014 e aveva riconosciuta la prevalenza dell’interesse generale a un sistema di trattamento economico più equo e un maggiore controllo della spesa pubblica.
La Corte aveva ritenuto ragionevole la norma. Dopo le sentenze favorevoli al Consiglio regionale e alla Regione Trentino Alto Adige nei gradi di merito, ora anche la Cassazione ribadisce l’obbligo di restituzione delle somme contestate.
L’ordinanza del 30 novembre scorso dichiara inoltre inammissibili le ulteriori questioni di costituzionalità sollevate nel ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che si aggiungono a quelle già maturate nei precedenti gradi. Un esito, per Paccher, che rafforza l'operato dell'istituzione.














