Infiltrazioni mafiose, il Gup: ''Il fatto non sussiste''. Il gruppo Mezzacorona prosciolto dall'accusa di riciclaggio e dall'aver agevolato gli interessi di Cosa nostra
Il Gruppo Mezzacorona, in una nota, "prende atto con piena soddisfazione, convinto, come è sempre stato, della assoluta trasparenza, della correttezza nonché regolarità del proprio operato”. Il procedimento è iniziato nel 2019 e riguardava l'acquisto di alcune tenute e fabbricati siciliani

TRENTO. ''Il fatto non sussiste”. Questa la decisione sul procedimento penale che ha riguardato il Gruppo Mezzacorona concernente l’ipotizzata realizzazione di una condotta di riciclaggio riguardante l’acquisto delle aziende siciliane negli anni 2000/2003 del Gruppo.
Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Trento ha pronunciato la sentenza questa mattina. “Di tale pronuncia il Gruppo Mezzacorona prende atto con piena soddisfazione, convinto, come è sempre stato, della assoluta trasparenza, della correttezza nonché regolarità del proprio operato” è stato spiegato in una nota.
LA VICENDA (Qui l'articolo)
Tutto è iniziato nel 2019 quando quelli che erano stati definiti “Gravi indizi” che avevano “denotato una infiltrazione di Cosa Nostra, effettuata attraverso riciclaggio di beni, terreni e fornitura di merce da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso siciliana” avevano portato il Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Trento ad effettuare delle perquisizioni al gruppo Mezzacorona e non solo.
L'indagini avviata in quel frangente ne richiamava un'altra avviata nel 2001, coordinata in quella occasione dalla Procura di Ragusa, che ipotizzava l'utilizzo di denaro pubblico per compravendite fittizie. Al centro dell'inchiesta era finita l'acquisizione del Feudo Arancio da parte di Mezzacorona.
Nel 2019 i militari del nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Trento avevano dato esecuzione ad un sequestro preventivo, emesso dal Gip presso il Tribunale di Trento su richiesta della locale procura distrettuale – Dda, in stretto coordinamento con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ad esito di indagini in materia di infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nell’economia trentina. Il provvedimento di sequestro era stato eseguito su terreni e fabbricati di due tenute siciliane di proprietà di uno dei più importanti gruppi nazionali operanti a livello internazionale nel settore vitivinicolo. Si tratta di un complesso aziendale, del valore di oltre 70 milioni di euro, che si estende nelle province di Agrigento e Ragusa con oltre 900 ettari di vigneti e numerosi fabbricati. Il gruppo vitivinicolo trentino fin dall'inizio ha sempre respinto le accuse.
IL DISSEQUESTO (Qui l'articolo)
A loro volta gli avvocati Vittorio Manes e Luigi Olivieri del gruppo Mezzacorona avevano immediatamente presentato istanza in tribunale per il dissequestro di vigneti e delle strutture. Una istanza che ieri il tribunale ha accolto.
Nel 2020, pochi mesi dopo, il Tribunale del Riesame di Trento ha annullato il sequestro di vigneti e fabbricati, per il valore complessivo di 70 milioni di euro, della Cantina Feudo Arancio che appartiene al gruppo trentino Mezzacorona e si trova a Sambuca di Sicilia.
Era stato quindi annullato il sequestro di 900 ettari di vigneti e diversi fabbricati per un valore di oltre 70 milioni di euro. Insieme al reato, infatti, è venuta meno l'aggravante di aver “agevolato l'organizzazione mafiosa Cosa Nostra”. Venendo meno il reato di associazione mafiosa era caduto anche quello di riciclaggio.
IL FATTO NON SUSSITE
L'ultimo capito di questa vicenda si è scritto nelle scorse ore. Il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Trento, infatti, ha pronunciato una sentenza di non doversi procedere perché il fatto non sussiste. Di tale pronuncia il Gruppo Mezzacorona prende atto con piena soddisfazione, convinto, come è sempre stato, della assoluta trasparenza, della correttezza nonché regolarità del proprio operato.













