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Il forno ha appena aperto e i vigili lo ''salutano'' con un controllo per una bici parcheggiata

Mentre a Rovereto i negozi chiudono e il centro si svuota è stato inaugurato il ''Forno di Pitagora''. Gli agenti della locale, dopo due giorni, si sono presentati dentro chiedendo alla gestrice "La pubblicità lei la paga? La bici resta fuori tutto il giorno? La bici è fonte di pubblicità e non può essere lasciata lì". Ecco cosa è successo

Di Luca Pianesi - 09 agosto 2018 - 19:01

ROVERETO. Un premio al coraggio? Un plauso allo spirito di iniziativa? No, due vigili che entrano, a due giorni dall'apertura, e chiedono: ''La pubblicità lei la paga? La bici resta fuori tutto il giorno? La bici è fonte di pubblicità e non può essere lasciata lì''.

 

Mentre Rovereto assomiglia sempre più a un paesone, le attività commerciali chiudono una dietro l'altra, i turisti sono sempre meno e l'amministrazione si interroga su come rilanciare il sobborgo partendo dalla mitiche orme dei dinosauri (roba da dinosauri, in tutti i sensi, quando ci sarebbe un Mart da valorizzare ma ogni impegno pare sia sul realizzare nuovi sensi unici e complicare strade da sempre imbottigliate) chi prova a non mollare e a lanciare un'attività a suo modo diversa e con visione imprenditoriale, viene trattato così.

 

Siamo in via Rialto a praticamente due giorni dall'apertura ufficiale del nuovo panificio bio-vegan, con prodotti di qualità, provenienti dall'Alto Adige, il ''Forno di Pitagora''. Una scommessa voluta da Igor Bontadi, già proprietario del ristorante vegetariano “l'Orto di Pitagora” che si trova in piazza delle Erbe, e che ha voluto lanciarsi in questa seconda attività scommettendo su sé stesso e su Rovereto. Rovereto ha risposto presente con tanti clienti e curiosi che si sono presentati al bancone gestito dalla mamma di Igor, Annalisa. Ma ha risposto anche con i vigili urbani che entrano nel negozio ''con aria fiera da pistoleri del vecchio West'' (così li ha descritti una cliente presente durante la scena che, ci è stato confermato, si è svolta esattamente così) e pongono una serie di domande dal sapore paradossale.

 

''Signora, la pubblicità la paga? La bicicletta rimane fuori tutto il giorno?'' indicando una bici vintage azzurra parcheggiata fuori dal locale. La signora Annalisa stupita guarda fuori e vede la sua bicicletta, quella che usa per spostarsi in città. Una bici restaurata dalla associazione Ruotalibera (un laboratorio di autoriparazione dove lavorano persone che hanno avuto qualche tipo di difficoltà e lì imparano un mestiere e si mettono in gioco) con due bei cestini, un sellino, i pedali, le ruote e il manubrio. Insomma: una bici, nulla a che vedere con la pubblicità. Ma loro rilanciano: "La bicicletta è fonte di pubblicità e pertanto non può essere lasciata li''. Tra clienti allibiti e la signora Annalisa sbalordita per un tale intervento comincia un conciliabolo e alla fine si scopre cosa potrebbe aver fatto scattare i vigili: dentro un cestino della bici si trovavano dei volantini gettati lì da qualche passante. Volantini che però nulla avevano a che vedere con il panificio. 

 

 

Alla fine anche i vigili, forse, si sono resi conto dell'assurdità del loro intervento e tutto si è risolto in un niente. Nessuna sanzione (ci mancava pure questa). Resta, però, un modus operandi che ha lasciato a tutti l'amaro in bocca: ai gestori del panificio perché a due giorni dall'apertura non si è fatto loro un gran servizio trattandoli in questo modo e ai clienti presenti, a loro volta rimasti sbalorditi dalla vicenda. "Davvero sgradevole e mortificante assistere a certe azioni - ha scritto su Facebook una cliente che ha assistito alla scena - ma facciamo invece gli auguri per la nuova attività e congratuliamoci per il coraggio perché per aprire oggi una nuova attività in una via praticamente dimenticata ci vuole davvero tanto tanto coraggio e non dimentichiamoci che è grazie ai commercianti se il centro storico ancora vive".

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