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Lega e 5 Stelle ''dimenticano'' idroelettrico e geotermico tra le fonti rinnovabili per gli incentivi. Tonina: ''Conferenza Regioni è con noi''

Le province di Trento e Bolzano e la regione Toscana sono sul piede di guerra scrivono al Ministero e in sede di assise con gli altri rappresentanti territoriali ottengono l'ok al parere negativo nei confronti del decreto 

Di L.P. - 20 dicembre 2018 - 20:09

TRENTO. E pensare che nell'accordo di governo Lega - 5 Stelle c'è anche la frase ''incrementare la produzione da fonti rinnovabili''. E invece sia l'idroelettrico che il geotermico, due delle principali fonti di energia alternativa che hanno permesso lo sviluppo, rispettivamente, di Trentino Alto Adige e Toscana, rischiano di restare fuori dagli incentivi nazionali. Proprio per questo la conferenza delle Regioni presieduta da Stefano Bonaccini ha espresso parere negativo per il cosiddetto decreto Fer 1 ''che modifica il sistema di incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili inserendo, tra l'altro, maggiori ostacoli per l'accesso al sistema di sostegno pubblico per il mini-idroelettrico, le centraline di piccole dimensioni".

 

Tutti d'accordo, al contrario con le Province di Trento e Bolzano e con la Regione Toscana che hanno chiesto di allargare il decreto a questi due settori decisivi per la crescita di due dei territori più all'avanguardia proprio per la produzione di energie alternative. Per il presidente della regione Toscana Rossi si tratterebbe di una scelta esclusivamente politica, quella del governo giallo-verde, di escludere questi due settori chiave, visto che dal punto di vista scientifico sono due sistemi di produzione alternativa a tutti gli effetti.  

 

"Abbiamo condiviso la nostra posizione con la Provincia autonoma di Bolzano e la Regione Toscana - spiega l'assessore competente della Provincia di Trento Mario Tonina -  ma nonostante sia stata illustrata in modo puntuale e preciso non è stata accolta dal Ministero per lo sviluppo economico. La Conferenza delle Regioni, al contrario, ha compreso la nostra posizione. Pur non essendo vincolante, questo parere negativo nei confronti del decreto non potrà essere ignorato dal Governo".

 

La scelta del governo, insomma, sta scontentando tutti. In Toscana si stimano in circa 4 mila unità i lavoratori del settore che sarebbero a rischio se la proposta diventasse operativa ''una scelta - ha commentato il governatore della Toscana - che penalizzerebbe gli investimenti fatti in un settore strategico, sia dal punto di vista energetico che ambientale, penalizzando l’economia di interi territori. Per non parlare del fatto che così sono a rischio migliaia di posti di lavoro''.

 

Per quanto riguarda Trento e Bolzano le proposte che hanno ricevuto il pieno consenso della conferenza delle Regioni si possono sintetizzare in 3 punti: mantenimento dell'accesso diretto ai sistemi di incentivi per il mini-idroelettrico fino a 250 kW di potenza nominale media annua; tariffa omnicomprensiva per gli impianti fino a 500 kW di potenza nominale anziché fino a 100 kW come previsto nella prima versione del decreto; aumento delle tariffe per le aste ed i registri.

 

"Questi mini impianti in Trentino sono molto importanti – ha sottolineato Tonina -  e per questo motivo ci siamo impegnati, a sostenerli, anche sul piano economico. Parliamo di energia pulita, che riteniamo debba avere un futuro". In una lettera inviata ieri al ministro Luigi Di Maio l’assessore Tonina aveva riassunto le valutazioni del Trentino sullo schema di decreto ministeriale di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Nella lettera si ribadiva che “la produzione di energia idroelettrica in piccoli impianti diffusi ricopre un ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista sociale e in funzione di presidio dell’ambiente grazie al consolidato impegno per un uso responsabile e sostenibile della risorsa idrica locale”.

 

Al contrario, si sottolineava ancora nella lettera, “la proposta di decreto sembra indirizzata ad incentivare in modo massivo i grandi impianti fotovoltaici ed eolici, mentre prevede l’ammissione agli incentivi per i soli impianti idroelettricoi posti su condotte esistenti e canali di scarico, senza modifica del punto di restituzione. In questa maniera si trascurano a priori gli impianti idroelettrici che utilizzano le acque dei torrenti, determinando in questo modo l’esclusione di impianti – sia nuovi che assoggettati al rinnovo – già autorizzati e concessi, per i quali è già stata pronunciata una positiva valutazione di impatto ambientale ed è stato svolto un lavoro di condivisione con la popolazione locale, anche a fronte della messa in campo di specifici piani di compensazione territoriale”.

 

La lettera si concludeva chiedendo “di rivedere in modo più congruo il sistema delle tariffe incentivate per l’energia idroelettrica (…) e di valutare il reinserimento, ove possibile, del meccanismo dell’accesso diretto al sistema degli incentivi per gli impianti con potenza limitata, al fine di ridurre l’onere burocratico connesso con le procedure autorizzative”.

 

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