"Piccoli impianti, fabbisogno energetico potenziale per 50mila famiglie". Nasce l'Associazione idroelettrica trentina: "Nuove concessioni e rinnovi, ecco i nostri obiettivi"
Il presidente dell'associazione, nata nelle scorse settimane con la firma dei primi 11 soci fondatori, Luca Pederzini: "Vogliamo riunire tutti gli attori interessati per essere l'unico vero interlocutore a livello provinciale e rompere quello stigma che, parlando di idroelettrico, s'è creato guardando ai grandi impianti e al loro impatto sul territorio. Esistono alternative, come quelle di cui discutiamo, in grado di produrre energia pulita riducendo l'impatto sul nostro ambiente e sul nostro paesaggio, due grandi ricchezze che è imperativo tutelare"

TRENTO. Fornire uno spazio d'incontro tra enti pubblici e privati, dove trovare un'unica voce per diventare l'interlocutore di riferimento a livello provinciale per quanto riguarda il mondo dei piccoli impianti idroelettrici sul territorio. È questo l'obiettivo dell'Associazione idroelettrica trentina, la nuova realtà (costituita un paio di settimane fa con la firma dei primi 11 soci fondatori) nata per riunire i singoli interlocutori e promuovere, da una parte, il rinnovo delle concessioni esistenti e dall'altra il rilascio di nuove concessioni per la costruzione dei piccoli impianti in Provincia.
“Innanzitutto – dice a il Dolomiti Luca Pederzini, presidente dell'Associazione, nel presentare la realtà – dobbiamo specificare quale tipologia di impianti sia al centro delle nostre attività. Parliamo infatti di piccoli impianti, con potenza nominale media inferiore a 3000 kilowatt, realizzati con strutture ipogee e acqua fluente”. In altre parole, non si parla di dighe o degli imponenti sbarramenti ai quali spesso si pensa parlando di idroelettrico: le attività della nuova Associazione riguardano strutture che si sviluppano per la maggior parte sottoterra, sfruttando la naturale pendenza dei torrenti e senza trattenere l'acqua, che attraverso una griglia d'ingresso scorre in una condotta posizionata nell'area e turbinata per produrre energia.
“L'impatto a livello ambientale e paesaggistico è basso – continua Pederzini – e riguarda principalmente le opere di presa e le piccole cabine di superficie. Pensiamo che ad oggi in Trentino ci sono circa 150 milioni di kilowatt non espressi per quanto riguarda la produzione da piccoli impianti di questo tipo. Se guardiamo al consumo annuale medio di una famiglia, pari a circa 3mila kilowatt, parliamo della potenziale messa in rete del fabbisogno energetico di circa 50mila famiglie”.
L'obiettivo dell'associazione, come anticipato, è duplice: spingere verso il rinnovo delle attuali concessioni e promuoverne l'ulteriore rilascio per realizzare nuovi impianti. “Sono molti i corsi d'acqua sui quali non sono state applicate concessioni potenziali – continua il presidente dell'Associazione – e se guardiamo al futuro e alle conseguenze dell'elettrificazione dei consumi, senza parlare poi del tema forte della creazione di comunità energetiche, è chiaro come la questione della richiesta energetica del territorio si faccia via via sempre più cruciale. Vogliamo riunire tutti gli attori interessati per essere l'unico vero interlocutore a livello provinciale e rompere quello stigma che, parlando di idroelettrico, s'è creato guardando ai grandi impianti e al loro impatto sul territorio. Esistono alternative, come quelle di cui discutiamo, in grado di produrre energia pulita riducendo l'impatto sul nostro ambiente e sul nostro paesaggio, due grandi ricchezze che è imperativo tutelare”.
Alternative che, tra l'altro, in diverse località trentine sono in funzione da tempo. La storia 'idroelettrica' del Comune di Vermiglio per esempio (tra gli 11 soci fondatori della nuova Associazione) risale al primo Dopoguerra, quando è stato realizzato un primo piccolo impianto che oggi, racconta a il Dolomiti il sindaco del comune solandro Michele Bertolini, riveste anche un ruolo identitario per la comunità: “Le problematiche che l'associazione vuole dirimere – precisa il primo cittadino – riguardano direttamente anche il nostro territorio. La prima centralina di Vermiglio è stata gestita e curata per decenni dal Comune e gli incassi della messa in rete dell'energia prodotta rientrano nella parte ordinaria del bilancio comunale, quella che serve insomma a garantire i servizi ai cittadini. Si tratta di fondi da sempre utilizzati per la crescita della comunità e se le nostre concessioni (oltre al primo impianto oggi Vermiglio ne conta un secondo a valle e uno direttamente sull'acquedotto, che turbina l'acqua diretta ai cittadini prima dell'arrivo nelle case ndr) dovessero essere messe a gara e affidate ad esterni assisteremmo sicuramente ad un impoverimento della comunità”.
“Per diversi piccoli centri trentini – aggiunge infatti Pederzini – il rischio della messa a gara delle piccole concessioni, messo in relazione con la direttiva Bolkestein (che andava a definire i rapporti relativi alle grandi derivazioni e che, per quanto riguarda quelle piccole, viene secondo noi applicata in maniera impropria), è rappresentato proprio dalla possibile perdita di introiti che vengono oggi investiti direttamente nel mantenimento dei servizi essenziali per le comunità e quindi nell'aumento del rischio di desertificazione delle terre alte. Un processo che purtroppo sappiamo essere in moto ormai da diversi anni. Per questo puntiamo a fornire un punto d'incontro tra quegli enti pubblici, come i Comuni, ed i privati con un adeguato know how per lo sviluppo di questo contesto. I soci fondatori sono 11 ma la nostra prospettiva è di superare nel breve termine i 50 membri”.
Allo stesso modo infatti, per i vertici dell'Associazione la realizzazione di nuovi impianti sul territorio sarebbe cruciale per venire incontro alle rinnovate esigenze dal punto di vista energetico, giocando potenzialmente un ruolo chiave anche nell'economia turistica: “L’economia turistica si nutre e vive di paesaggio, ma anche di strutture energivore che consentono di attrarre visitatori e fornire loro adeguati servizi; la tutela dell’ambiente è ormai una priorità condivisa e la possibilità di mettere a disposizione delle aree Carbon Free utilizzando le risorse energetiche ricavabili dall’idroelettrico potrebbe essere vincente nel mantenimento degli standard qualitativi e quantitativi oggi raggiunti. Puntare sui piccoli impianti nelle valli trentine faciliterebbe per esempio l'installazione di colonnine di ricarica, permettendo una fruizione turistica del territorio di tutt'altro tipo, eliminando le dispersioni di rete. La normativa in materia però, derivata in modo “singolare” dalla direttiva acque (2000/60/CE), rende molto difficile la realizzazione se non applicata con buon senso e conoscenza del territorio”. Prendendo ad esempio ancora una volta Vermiglio, come ribadisce in conclusione il primo cittadino: “La nostra produzione 'autoctona' è pari a 10 milioni di kilowatt e copre interamente il consumo del territorio. Avendo sviluppato questa conoscenza delle potenzialità dell'idroelettrico stiamo ragionando anche di metterle a frutto con altri impianti, che a questo punto sono però bloccati proprio da un'applicazione troppo rigida della normativa, a mio parere non in grado di assolvere, se non parzialmente, ai dettami della Direttiva Acque".


















