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Trento
06 giugno | 19:18

Un nuovo invaso da 360mila metri cubi (con un costo di 400 milioni) per energia e irrigazione, ma il progetto “non convince i residenti”

Il progetto di massima è stato avanzato dal Gruppo Dolomiti Energia spa e prevede la costruzione di un bacino di 360mila metri cubi a Salter, nel territorio comunale di Romeno: i residenti però, dice il primo cittadino Luca Fattor, non sono convinti

Un nuovo invaso da 360mila metri cubi (con un costo di 400 milioni) per energia e irrigazione

TRENTO. Ben 360mila metri cubi di volume per una lunghezza di circa 400 metri e una superficie di 4 ettari. Il tutto per la vertiginosa cifra di 400 milioni di euro. Sono questi i numeri relativi al progetto di massima presentato dal Gruppo Dolomiti Energia per la realizzazione di un nuovo invaso idrico in località “En Val” a Salter, frazione di Romeno in Alta Val di Non. Proprio del progetto si è discusso nella sala civica dell'abitato insieme alla cittadinanza che, dice però il sindaco Luca Fattor, ha espresso diversi dubbi circa l'opera. Ma procediamo con ordine.

 

Innanzitutto, dice l'amministrazione, il Consiglio comunale di Romeno è chiamato ad esprimere entro il 30 giugno un parere paesaggistico-ambientale in merito al progetto di massima. Proprio per questo il primo cittadino ha convocato la riunione, nella quale sono intervenuti anche i responsabili di Dolomiti Energia, per capire quale fosse la volontà degli abitanti. L'incontro è stato fortemente voluto dall'amministrazione anche per approfondire i contorni della proposta, certamente impattante per l'abitato e per la zona. Rispondendo alle numerose domande che si sono alzate dalla sala gremita, gli ingegneri di Dolomiti Energia hanno quindi spiegato che l'invaso avrebbe principalmente uno scopo idroelettrico ma anche di fornitura di acqua irrigua per le colture della sinistra idrografica del Lago di Santa Giustina e fino alla Terza sponda.

 

“Il bacino di Salter – dice l'amministrazione – si inserirebbe in un sistema di invasi nella Valle di San Romedio (fra le poche zone ormai rimaste integre in Val di Non) che prevede la creazione di due centrali elettriche di complessivamente 200 megawatt costruite nelle viscere della montagna: durante il giorno, quando il prezzo dell'energia è basso, delle potenti pompe pescherebbero l'acqua dal fondo del lago di Santa Giustina per riempire gli invasi a monte, tra i quali quello pensato a Salter. Durante le ore notturne, il bacino verrebbe svuotato e dunque l'acqua, per caduta, produrrebbe energia elettrica ceduta al sistema nazionale, generando così un utile annuale di decine di milioni di euro”.

 

La ricaduta dell'opera (“i cui costi in capo a Dolomiti Energia di aggireranno sui 400 milioni di euro”, dice l'amministrazione) avrebbe come detto anche un forte beneficio sul sistema di irrigazione per le colture di mele della zona, specialmente in stagioni siccitose. “L'assemblea, davvero molto partecipata – continua l'amministrazione – ha espresso voci che invitavano a considerare il cambiamento climatico. Molto forte e numerosa è stata la parte di pubblico che ha manifestato avversità al progetto, argomentando innanzitutto che sulla zona individuata è posto dal Comune stesso da ormai oltre un decennio un divieto di coltivazione intensiva delle mele, facendo così di Salter un gioiello paesaggistico conosciuto e apprezzato, evidenziando quindi un chiaro controsenso. Anche l'utilizzo privatistico ed economico del territorio collettivo solo a favore di un soggetto esterno e la costruzione di un bacino artificiale di quell'ampiezza, con una diga contenitiva di quasi 15 metri, insita ai margini di un paesino di poco più di 400 abitanti, per molti presenti pongono a sfavore del progetto. I cittadini hanno colto favorevolmente la volontà espressa in sala dagli esponenti di Dolomiti Energia di ricercare dunque delle alternative alla collocazione dell'invaso”.

 

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