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Trento
19 agosto | 12:22

"Trampolini a Pellizzano, progetto che preoccupa per costi e impatto ambientale", dopo l'appello dei cittadini il "caso" arriva in consiglio provinciale

"Un’opera pubblica - scrive un gruppo di cittadini di Pellizzano - dovrebbe essere di interesse collettivo e coerente con le caratteristiche ambientali di un territorio montano e turistico. Sorge allora una domanda inevitabile: è giustificato un investimento così ingente di denaro pubblico? E qual è la sua reale utilità?". E la consigliera di Avs Lucia Coppola interroga la giunta in consiglio provinciale

di Redazione

TRENTO. Della realizzazione del trampolino HS66 per il salto con gli sci a Pellizzano si parla ormai da 7 anni: un periodo di tempo in cui l'opera è stata promossa e presentata come strategica e centrale per il territorio, ma non è mai stata "realmente" oggetto di discussione e pianificazione né in consiglio comunale né a livello provinciale. 

 

Parte da questa considerazione l'interrogazione alla giunta provinciale firmata dalla consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra Lucia Coppola dopo la diffusione di un lungo appello firmato da un gruppo di cittadini di Pellizzano che invitavano l'amministrazione locale e le istituzioni a fermarsi e ripensare un progetto che, a detta dei critici, avrebbe conseguenze nefaste sul territorio dal punto di vista ambientale ed economico

 

Il progetto nel tempo ha subito numerosi ritardi, modifiche e rincari, passando da un costo iniziale di circa 2,8 milioni di euro a una cifra complessiva ancora poco chiara, che secondo alcune stime si aggira attorno ai 6 milioni di euro, con ulteriori richieste di fondi pubblici per far fronte a criticità emerse successivamente all'avvio dei lavori. "Un’opera pubblica - scrivono un gruppo di cittadini del paese solandro - dovrebbe essere di interesse collettivo e coerente con le caratteristiche ambientali di un territorio montano e turistico. Sorge allora una domanda inevitabile: è giustificato un investimento così ingente di denaro pubblico? E qual è la sua reale utilità?"

 

Poi c'è un'altra questione: quanti atleti e atlete potranno realmente beneficiare di un’opera tanto ambiziosa? "Le risposte che circolano - dicono i "locali" - sono spesso vaghe e fantasiose. I numeri, però, parlano chiaro: attualmente, i giovani che praticano il salto con gli sci in Alta Val di Sole sono circa 15, provenienti da diversi Comuni. La nuova struttura potrà essere utilizzata solo da atleti sopra i 14 anni, il che riduce a circa 4-6 persone il numero effettivo di utilizzatori, per una trentina di giorni all’anno. L’impatto sull’economia locale, dunque, è pressoché nullo. Quanto verrà davvero utilizzato l’impianto su base annuale? Che effetto ha, o avrà, sulla tanto proclamata coesione della comunità?". 

 

Le già citate problematiche sarebbero di ordine idrogeologico e geotecnico, ma anche tecnico. "Ad esempio - aggiunge Lucia Coppola -, l’eliminazione di opere originarie (impianto di risalita, garage, depositi) per rientrare nei costi, seguita dalla proposta di un mountain coaster (slittovia su rotaia) da finanziare con fondi del Ministero del Turismo, presentato come progetto autonomo, ma evidentemente collegato alla funzionalità del trampolino.  Dopo il già avvenuto abbattimento di 142 piante (conifere) corrispondenti a 294 mc. misurati, si registra un ulteriore grave danno ambientale significativo, con il disboscamento previsto di circa altri 280 alberi per la realizzazione di questo mountain coaster, il danneggiamento dell’area della “Pozza del Cagnolò” e l’alterazione morfologica della “Gana dei Saoredi”, situazioni che sollevano legittime preoccupazioni sulla compatibilità del progetto con la fragilità ambientale dell’area". 

 

"Inoltre - prosegue la consigliera di Avs - il progetto sembra mancare di una visione chiara e sostenibile sul piano economico, gestionale e sociale: non risulta definito chi si assumerà la gestione ordinaria e straordinaria delle strutture, né chi garantirà gli standard richiesti in termini di sicurezza e manutenzione: a maggior ragione in un contesto attuale, segnato da crisi economica e tagli a servizi essenziali, che impone un uso responsabile e trasparente delle risorse pubbliche, in particolare nei territori di montagna, dove la tutela ambientale e l’equilibrio territoriale dovrebbero essere principi guida".

 

"In un contesto fragile come quello montano - conclude il gruppo di cittadini di Pellizzano -, forzare la mano può significare mettere a rischio equilibri che richiedono decenni per essere ricostituiti. Forse, il vero atto di responsabilità, oggi, sarebbe quello di fermarsi, fare chiarezza e valutare se proseguire su questa strada sia davvero nell’interesse della comunità".

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