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| 06 nov 2018 | 05:01

Maltempo. ''Quel che è successo deve farci invertire la rotta, anche a Trento temperature aumentate di 1,5 gradi negli ultimi 30 anni''

Parla l'ideatore del Festival del Meteo e professore dell'Università di Trento Dino Zardi: ''Abbiamo già superato il limite e siamo all'interno di scenari mai visti prima. Entro 12 anni se continueremo così sforeremo la soglia degli 1,5 gradi di aumento e i rischi saranno enormi''

TRENTO. ''Attenzione, dobbiamo cambiare drasticamente il nostro stile di vita perché siamo entrati in uno scenario climatico mai sperimentato prima. Abbiamo già fatto aumentare la temperatura globale di 1 grado rispetto all'era preindustriale e tra 12 anni se continueremo così arriveremo a 1,5 gradi superando, di fatto, un pericoloso punto di non ritorno. Quanto successo in questi giorni deve farci riflettere tutti''. Non va per il sottile il professor Dino Zardi ideatore del Festival della Meteorologia (al via tra pochi giorni) e docente dell'Università di Trento del Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica nel settore scientifico disciplinare “Fisica per il sistema terra e il mezzo circumterrestre”.

 

Non va per il sottile e non potrebbe essere altrimenti visto quanto accaduto in questi giorni sulle nostre montagne e nelle nostre vallate. Un'ondata di maltempo come mai si era vista prima e che dovrebbe far suonare migliaia di campanelli d'allarme anzi circa 2 milioni, quanti sono i metri cubi di legname spazzati via da un vento da record (sul Passo Rolle ha raggiunto i 238 km/h uno dei dati più alti registrati in Italia mentre la pressione ha raggiunto il livello più basso della storia italiana) ''e da una pioggia che in molte zone è stata superiore al 1966 (l'anno dell'alluvione e dello straripamento dell'Adige ndr) - spiega Zardi - precedente storico che permette di fare paragoni e confronti. E in questo senso il dato che salta più all'occhio è quello delle temperature. Rispetto a 52 anni fa lo zero termico era altissimo e d'altronde se pensate che ancora in molte case non si è acceso il riscaldamento il fatto che anche il nostro territorio sta vivendo un innalzamento delle temperature appare più che evidente''.

 

Appare più che evidente anche stando ai dati. Un grafico elaborato proprio dal professore e dal suo team, realizzato dall'Università di Trento nell'ambito del progetto "Atlante Climatico del Trentino" è riuscito ad omogeneizzare i dati delle temperature rivelate a Trento negli ultimi 200 anni dalle diverse strumentazioni esistenti e nei diversi luoghi dove venivano misurate e il grafico è chiarissimo.

 

 


 

''Trento sta perfettamente rispettando il trend di surriscaldamento climatico cui è sottoposto tutto il pianeta. Dal 1996 in poi abbiamo nettamente sforato una media di aumento delle temperature di 1 grado e ormai siamo vicinissimi alla soglia di 1,5 gradi''.

 

Quindi si possono ricollegare gli eventi della scorsa settimana al Global Warming? ''Sul piano statistico non possiamo dirlo - risponde Zardi - perché un unico evento non può rappresentare una serie. Ma dal punto di vista fisico mi sembra evidente che sia da ricollegare al surriscaldamento climatico. I dati dicono che il picco di bassa pressione che si è localizzato nel golfo di Genova e i venti fortissimi, aggiunti alle piogge da record che hanno scaricato su tutto il Nord Est sono il frutto di una grande energia raccolta nell'atmosfera. E chi sta caricando di 'energia' l'atmosfera come mai era capitato prima? L'uomo, con una produzione oltre ogni limite di Co2. Non siamo mai arrivati, nella storia del pianeta, a una situazione come quella attuale e lo ha certificato anche l'Intergovernmental Panel on Climate Change con il rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale''.

 

Lo studio, presentato l'8 ottobre in Corea del Sud spiga, infatti, che stiamo già vedendo le conseguenze di un riscaldamento globale di quasi 1,5 gradi quali, tra gli altri, l'aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, diminuzione del ghiaccio marino.

 

Il rapporto mette in evidenza un numero di impatti dei cambiamenti climatici che potrebbero essere evitati limitando il riscaldamento globale a 1,5 gradi (che raggiungeremo entro 12 anni continuando così, nel 2040) anziché 2 gradi o più. Per esempio, entro il 2100 l'innalzamento del livello del mare su scala globale sarebbe più basso di 10 centimetri con un riscaldamento globale di 1,5 gradi rispetto a 2 gradi. La probabilità che il Mar Glaciale Artico rimanga in estate senza ghiaccio marino sarebbe una in un secolo con un riscaldamento globale di 1,5 gradi, mentre sarebbe di almeno una ogni decennio con un riscaldamento globale di 2 gradi. Le barriere coralline diminuirebbero del 70-90% con un riscaldamento globale di 1,5 gradi, mentre con 2 gradi se ne perderebbero praticamente tutte (99%).

 

Lo studio, infatti, non spiega che se restiamo su questo livello le cose andranno meglio: semplicemente non peggioreranno ulteriormente e in maniera rapidissima. ''Infatti anche se oggi stesso smettessimo di produrre Co2 improvvisamente, per anni assisteremmo lo stesso a un peggioramento della situazione - conclude Zardi - perché siamo già andati oltre il limite e ci stiamo già addentrando in scenari mai visti prima per il pianeta. E a chi vi dice che sono cicli, che al freddo segue il caldo o cose simili va detto che non è così. Quel che sta succedendo è qualcosa di straordinario e la colpa è nostra. Eventi come quello capitato la scorsa settimana nel Nord Est devono farci riflettere e spingerci ad invertire la rotta''.

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